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Invalidità civile benefici

8 Ottobre 2020 | Autore:
Invalidità civile benefici

Agevolazioni economiche, pensionistiche, lavorative e fiscali per la persona a cui è riconosciuta la riduzione della capacità lavorativa.

Chi è riconosciuto invalido civile a seguito degli appositi accertamenti sanitari Asl- Inps può avere diritto a sussidi ed agevolazioni, sia lavorative, che fiscali, previdenziali ed economiche.

Prima di fare il punto sull’invalidità civile, benefici e aiuti, è tuttavia necessario comprendere in che cosa consiste questa condizione. Nel dettaglio, è riconosciuto invalido civile chi ha una riduzione della capacità lavorativa generica, ossia relativa anche ad attività e mansioni non confacenti alle proprie attitudine ed esperienze.

L’invalidità civile si distingue dall’invalidità al lavoro, base di partenza per il riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità e della pensione di inabilità ordinaria, in quanto l’invalidità lavorativa ordinaria consiste in una riduzione della capacità di lavoro in attività e mansioni confacenti alle attitudini ed alle esperienze dell’interessato. Risulta ancora differente l’invalidità o inabilità specifica, che riguarda soltanto particolari mansioni: ad esempio, gli iscritti presso il Fondo volo hanno diritto ad un trattamento pensionistico in caso di inabilità alle mansioni di pilota, hostess, steward e alle altre mansioni che comportano l’obbligo d’iscrizione al fondo; i lavoratori dello spettacolo e gli sportivi professionisti hanno ugualmente diritto a una pensione di invalidità specifica, qualora non siano più in grado di svolgere la propria attività nell’ambito dello spettacolo o dello sport.

In merito alle agevolazioni spettanti agli invalidi, è inoltre necessario non fare confusione con le agevolazioni legge 104: questi ultimi benefici spettano infatti a chi è riconosciuto portatore di handicap (solitamente in situazione di gravità). L’handicap non è riconosciuto in base alla riduzione della capacità lavorativa, ma consiste in uno svantaggio, sociale, lavorativo, familiare, derivante da un’infermità o da una menomazione. Chi è considerato portatore di handicap può essere anche riconosciuto invalido, ma i presupposti alla base delle due condizioni sono differenti.

Condizione ulteriore è differente è, infine, la non autosufficienza, che consiste nella permanente incapacità di svolgere gli atti quotidiani della vita senza assistenza o nell’incapacità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Analizziamo ora tutti i benefici spettanti agli invalidi civili: le agevolazioni differiscono in base al grado di invalidità civile accertato.

Come si riconosce l’invalidità civile?

Per il riconoscimento della condizione di invalido civile non basta il certificato redatto dal proprio medico curante o da un medico specialista, che è solo il punto di partenza (certificato medico introduttivo) ma è necessario un apposito accertamento sanitario effettuato dalla commissione medica Asl- Inps per l’invalidità civile.

Nel dettaglio, una volta ottenuto il certificato medico introduttivo, che il medico curante invia telematicamente all’Inps e d annotato il codice allegato, l’interessato deve presentare la domanda all’Inps per il riconoscimento dell’invalidità, attraverso il servizio dedicato “Invalidità civile – Procedure per l’accertamento del requisito sanitario”. Il servizio è unico per il riconoscimento dell’handicap, dell’invalidità, della non autosufficienza, della cecità e della sordità.

In alternativa l’interessato può inoltrare domanda tramite gli enti di patronato o le associazioni di categoria dei disabili (Anmic, Ens, Uic, Anfass), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

Per presentare la domanda online, è necessario essere in possesso delle credenziali dispositive o dello Spid, almeno di secondo livello, per l’accesso ai servizi web dell’istituto.

Terminata l’acquisizione della domanda, viene fissato un appuntamento per l’accertamento sanitario della condizione di invalidità, accertamento che può essere anche effettuata al domicilio dell’invalido, nel caso in cui il medico curante certifichi gravi difficoltà negli spostamenti.

A seguito dell’accertamento sanitario, l’interessato riceve il verbale d’invalidità dalla commissione medica, nel quale possono essere o meno riconosciute le condizioni sanitarie richieste.

Più precisamente, all’esito della visita, la commissione medica rilascia un verbale contenente la diagnosi effettuata, che viene spedito al paziente. Il verbale, anche se relativo al solo riconoscimento dell’invalidità e non di altre condizioni, può essere poi consultato nel sito dell’Inps, tramite il servizio “Consultazione domande d’invalidità”.

Se nel verbale emesso dalla commissione medica integrata non è riconosciuta la condizione richiesta, o è riportato un grado di invalidità inferiore rispetto a quello da cui il disabile ritiene di essere affetto, questi può:

  • presentare ricorso giudiziario contro l’esito del verbale; il ricorso deve essere presentato entro 6 mesi dalla notifica del verbale; prima del ricorso il disabile deve obbligatoriamente sottoporsi a un accertamento tecnico preventivo;
  • presentare una domanda di revisione, ma solo nel caso in cui le condizioni sanitarie si siano aggravate rispetto al momento in cui sono avvenuti gli accertamenti sanitari.

Per approfondire: Domanda d’invalidità, legge 104 e accompagno.

Pensione d’invalidità civile

La persona riconosciuta invalida in misura almeno pari al 74% e non possiede i requisiti contributivi anagrafici e amministrativi minimi per una pensione, può aver diritto a un assegno a carico dell’Inps collegato allo stato d’invalidità, l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali. Nel dettaglio, questo trattamento, chiamato pensione d’invalidità civile, è riconosciuto in presenza delle seguenti condizioni:

  • certificazione, da parte dell’apposita commissione medica (costituita presso l’Asl; nelle province in cui la regione ha delegato l’accertamento, è riconosciuta direttamente dall’Inps), di una riduzione della capacità lavorativa generica pari ad almeno il 74%;
  • possesso dello stato di disoccupazione;
  • conseguimento di un reddito annuo non superiore a 4926,35 euro, per il 2020;
  • residenza stabile e abituale sul territorio nazionale;
  • cittadinanza italiana con residenza in Italia;
  • in alternativa, essere cittadino straniero comunitario legalmente soggiornante in Italia e iscritto all’anagrafe del comune di residenza;
  • in alternativa, essere cittadino straniero extracomunitario legalmente soggiornante in Italia, titolare del permesso di soggiorno di almeno un anno, anche se privo di permesso di soggiorno CE di lungo periodo;
  • età tra i 18 e i 67 anni.

L’assegno di assistenza ammonta, per il 2020, a 286,81 euro al mese. Si tratta di un reddito esente da Irpef, per il quale, contrariamente all’assegno d’invalidità ordinario, è richiesto lo stato di disoccupazione. Al compimento di 67 anni, sussistendo i requisiti economici, la pensione d’invalidità civile viene convertita in assegno sociale sostitutivo.

Pensione di inabilità civile

La pensione d’inabilità civile è riconosciuta agli invalidi civili totali, ossia nella misura del 100%: ha lo stesso importo previsto per la pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza per invalidi civili parziali (con invalidità dal 74 al 99%), ma può essere integrata al milione, ossia fino a 651,51 euro mensili. I limiti di reddito per il diritto al sussidio sono più elevati. Inoltre, perché spetti il trattamento non è necessario possedere lo stato di disoccupazione, come invece previsto per la pensione d’invalidità civile.

Per ottenere la pensione d’inabilità civile per invalidi civili totali bisogna possedere i seguenti requisiti:

  • essere invalidi di età compresa tra i 18 e i 67 anni (l’età limite per richiedere la prestazione originariamente prevista, pari a 65 anni, è stata elevata in base agli incrementi alla speranza di vita media; resterà la medesima almeno sino al 31 dicembre 2022), con una riduzione della capacità lavorativa pari al 100%;
  • essere cittadini italiani, europei o extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno di almeno un anno;
  • risiedere continuativamente e stabilmente in Italia;
  • avere un reddito non superiore a 16.982,49 euro annui, per il 2020.

Esenzione ticket per invalidità

La persona a cui è riconosciuta un’invalidità superiore ai due terzi ha diritto all’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale; è possibile, inoltre, fruire di un’agevolazione per il pagamento dei medicinali prescritti con ricetta medica (a tal proposito è consigliabile rivolgersi direttamente alla propria Asl o alla Regione di residenza).

Scelta prioritaria della sede di lavoro

La persona con invalidità superiore ai due terzi, ha anche il diritto di scelta prioritaria tra le sedi di lavoro disponibili, se è dipendente di una pubblica amministrazione.

Contributi figurativi per la pensione

Chi possiede un’invalidità almeno pari al 75% ha diritto al beneficio pensionistico dei contributi figurativi, o maggiorazione contributiva [1]: nel dettaglio, per i lavoratori con invalidità superiore al 74%, per ogni anno lavorato alle dipendenze di un datore di lavoro pubblico o privato sono accreditati 2 mesi di contributi figurativi in più, sino ad un massimo di 5 anni. L’agevolazione può essere riconosciuta dal 2002 in poi. Questo beneficio è riconosciuto a partire dall’anno 2002, ma possono essere presi in considerazione, ai fini della maggiorazione, anche i periodi pregressi, purché successivi al riconoscimento dell’invalidità superiore al 74%.

La maggiorazione è utile anche per raggiungere il requisito contributivo, o la maggiore anzianità in assenza del requisito anagrafico, per la pensione di anzianità o anticipata.

Il beneficio nella misura di due mesi per ogni anno di lavoro fino ad un massimo di cinque anni è riconosciuto entro l’anzianità contributiva massima di 40 anni per il calcolo della pensione con il sistema di calcolo retributivo.

I due mesi di contributi in più non assumono rilevanza nel calcolo della quota di pensione contributiva (per le pensioni a calcolo misto), né nel calcolo della pensione da liquidare integralmente con il sistema contributivo: questo, perché nel calcolo contributivo l’importo della pensione è determinato moltiplicando il montante individuale dei contributi (cioè il totale dei contributi accreditati, rivalutati) per il coefficiente di trasformazione relativo all’età al momento del pensionamento. Non ci si basa, dunque, sull’anzianità contributiva, che è appunto il valore che può essere incrementato con l’aggiunta dei contributi figurativi per invalidi.

Ape sociale per invalidi civili

Un altro beneficio previdenziale al quale si può accedere con il riconoscimento dell’invalidità civile in misura almeno pari al 74% è l’Ape sociale: si tratta di una misura previdenziale a sostegno del reddito che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dalla posteriore data della domanda di prestazione) sino al perfezionamento del requisito della pensione di vecchiaia (sino al 31 dicembre 2022 il requisito previsto è pari a 67 anni).

L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare i 1500 euro mensili e, soprattutto, non è una pensione, ma un’indennità.

All’Ape sociale si può accedere con 30 o 36 anni di contributi (tra tutte le gestioni Inps, considerando anche eventuali contributi esteri; le donne hanno diritto allo sconto contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due), a seconda della categoria di appartenenza.

Coloro che possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74% raggiungono la prestazione con un minimo di 30 anni di contributi (29 per le donne con un figlio, 28 anni per le donne con due o più figli).

Per ottenere l’Ape sociale si deve cessare l’attività lavorativa; in seguito, si può iniziare una nuova attività, ma non si deve superare il reddito annuo di 8mila euro, se si viene reimpiegati come dipendenti o parasubordinati, o di 4800 euro, se la nuova attività è di lavoro autonomo.

La prestazione è incompatibile con i sussidi di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta.

Pensione anticipata quota 41 per invalidi civili

Le stesse categorie beneficiarie dell’Ape sociale (con l’eccezione dei disoccupati di lungo corso a seguito di contratti a termine e con l’aggiunta degli addetti ai lavori usuranti) sono anche destinatarie della pensione anticipata con 41 anni di contributi, o quota 41.

In realtà, non si tratta di una tipologia di pensione a sé, ma della possibilità di ridurre il requisito contributivo per la pensione anticipata ordinaria [2], pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi per le donne, con l’aggiunta di una finestra di attesa, per la decorrenza della pensione, pari a tre mesi.

Rientrando nella categoria dei beneficiari dell’Ape sociale, possono dunque ottenere questo tipo di pensione anche coloro che possiedono un’invalidità civile riconosciuta almeno pari al 74%.

Per raggiungere la pensione anticipata quota 41, però, non basta appartenere ad una delle categorie tutelate, tra cui quella degli invalidi civili,ma è anche necessario essere lavoratori precoci, ossia con 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del 19° anno di età.

Congedo per cure per gli invalidi

Il lavoratore con invalidità riconosciuta dal 51% può fruire di un congedo per cure relative all’infermità riscontrata, per un periodo non superiore a 30 giorni l’anno.

I costi sono a carico dell’azienda; la retribuzione si calcola allo stesso modo dell’indennità di malattia, ma il congedo non è computato ai fini del periodo di comporto, cioè del periodo massimo di conservazione del posto di lavoro.

Collocamento mirato per le categorie protette

La persona riconosciuta invalida in misura superiore al 45% ha la possibilità di usufruire del collocamento obbligatorio, o mirato [3]. Si tratta dell’accesso ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati alle categorie protette: per usufruirne, è necessario recarsi presso il centro per l’impiego, presentando, oltre al verbale di invalidità, la relazione conclusiva rilasciata dalla preposta Commissione dell’Asl.

Ricordiamo che i disabili destinatari delle norme sul collocamento obbligatorio sono:

  • le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali ed i portatori di handicap intellettivo, in possesso di riduzione della capacità lavorativa, quindi di invalidità, superiore al 45%;
  • gli invalidi del lavoro, con un grado di invalidità, accertato dall’Inail, superiore al 33%;
  • i ciechi assoluti o le persone con un residuo visivo non superiore a 1/10 a entrambi gli occhi;
  • i sordomuti, cioè le persone colpite da sordità sin dalla nascita o prima dell’apprendimento della parola;
  • le persone che percepiscono l’assegno di invalidità civile, per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione permanente a meno di 1/3 della capacità lavorativa;
  • gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla 1° all’8° categoria.

Rientrano tra le categorie protette e sono soggette a una particolare tutela anche le seguenti persone, non disabili:

  • orfani e coniugi superstiti dei lavoratori deceduti per causa di lavoro, guerra o servizio, o per l’aggravarsi dell’invalidità derivante da tali cause;
  • coniugi e figli di grandi invalidi di guerra, di servizio o di lavoro;
  • profughi italiani rimpatriati;
  • familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Per poter beneficiare dei vantaggi offerti dal collocamento obbligatorio, è necessario che il lavoratore rientrante nelle categorie protette si iscriva nell’apposito elenco, tenuto dagli uffici competenti. Per l’iscrizione nell’elenco è necessario lo stato di disoccupazione.

Inclusione nelle quote di riserva

L’invalido può, inoltre, essere incluso dall’azienda nelle quote di riserva relative alla legge sul collocamento obbligatorio, cioè nei posti che l’azienda deve per legge mettere a disposizione delle categorie protette.

Ricordiamo, a questo proposito, che i datori di lavoro, sia pubblici che privati, sono tenuti ad avere alle loro dipendenze i lavoratori disabili nella seguente misura:

  • se occupano oltre 50 dipendenti, la quota di riserva deve essere pari al 7% dei lavoratori occupati;
  • se occupano da 36 a 50 dipendenti, la quota è pari a 2 lavoratori;
  • da 15 a 35 dipendenti, è sufficiente un lavoratore.

Per i lavoratori tutelati non appartenenti alla categoria dei disabili, invece, è riservata una quota pari all’1%, nelle aziende che occupano oltre 50 dipendenti.

L’assunzione può avvenire:

  • tramite richiesta nominativa: in questo caso il datore di lavoro può assumere la persona disabile che ritiene più adatta al posto, indipendentemente dalla posizione in graduatoria;
  • tramite richiesta numerica: si tratta di una modalità di assunzione residuale, applicata quando l’azienda, entro 60 giorni dal sorgere dell’obbligo di assunzione, non abbia inserito nessun soggetto disabile; l’avvio al lavoro, in questo caso, avviene d’ufficio, secondo la graduatoria;
  • tramite convenzione: si tratta di un accordo tra l’azienda e gli uffici competenti, avente ad oggetto uno specifico programma; attraverso questo accordo, grazie alla collaborazione degli uffici, gli obblighi di assunzione possono essere temporalmente diluiti, eventualmente preceduti da tirocini o assolti con contratti a termine o part time.

Le aziende, in ogni caso, possono contare nella quota di riserva i lavoratori:

  • che diventano disabili successivamente all’assunzione;
  • che, nonostante siano già disabili al momento dell’assunzione, non siano stati avviati attraverso il collocamento mirato; in questo caso devono possedere una riduzione della capacità lavorativa:
    • superiore al 60%;
    • superiore al 45% se disabili psichici;
    • superiore al 33% se invalidi del lavoro.

Per poter considerare il disabile all’interno della quota di riserva, è sufficiente che l’azienda presenti un’apposita richiesta d’inserimento di persona con disabilità nella quota d’obbligo.

Agevolazioni per l’acquisto e la manutenzione di veicoli

La legge prevede importanti benefici fiscali per l’acquisto e la manutenzione dell’auto (o di determinati veicoli) da parte dei disabili o dei familiari che li hanno a carico. Innanzitutto, è possibile fruire di una detrazione Irpef pari al 19% del costo del veicolo (in pratica, se il costo del veicolo è pari a 10mila euro, si possono togliere 1.900 euro dall’imposta sul reddito delle persone fisiche).

È inoltre previsto il pagamento dell’Iva sull’acquisto del veicolo in misura ridotta, pari al 4%; il disabile può per di più beneficiare dell’esenzione dal bollo auto (si tratta di un’esenzione perpetua, non limitata alle prime annualità) e dell’esonero dal pagamento dell’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà.

Non è sufficiente, però, il solo riconoscimento dell’invalidità per beneficiare delle agevolazioni auto, ma si deve rientrare in una delle seguenti categorie:

  • non vedenti: si tratta delle persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi con eventuale correzione.
  • sordi: si considera sordo il minorato sensoriale dell’udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva;
  • disabili portatori di handicap grave ai sensi della legge 104, certificato con verbale dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap presso l’Asl, derivante da patologie (comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione permanente della capacità di deambulazione;
  • disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento;
  • disabili che presentano ridotte o impedite capacità motorie ma che non risultano contemporaneamente affetti da grave limitazione della capacità di camminare; solo per quest’ultima categoria di disabili il diritto alle agevolazioni è condizionato all’adattamento del veicolo.

Benefici fiscali invalidi per spese sanitarie e mezzi di ausilio

Per determinate spese sanitarie e per l’acquisto di mezzi di ausilio è riconosciuta all’invalido civile, o al familiare che lo ha a carico, una detrazione dall’Irpef del 19%.

Nel dettaglio:

  • possono essere detratte dall’imposta in misura pari al 19%, per la parte eccedente l’importo della franchigia di 129,11 euro, le spese sanitarie specialistiche, come analisi, prestazioni chirurgiche e prestazioni rese da medici specialisti;
  • possono essere detratte dall’imposta in misura pari al 19%, senza togliere la franchigia di 129,11 euro, le spese sostenute per:
    • il trasporto in ambulanza del disabile;
    • l’acquisto di poltrone per inabili e minorati non deambulanti e di apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale;
    • l’acquisto di arti artificiali per camminare;
    • la costruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne e interne alle abitazioni (in alternativa all’agevolazione prevista per gli interventi di ristrutturazione edilizia, o sull’eventuale eccedenza della quota di spesa per la quale è stata richiesta quest’ultima agevolazione);
    • l’adattamento dell’ascensore per renderlo idoneo a contenere la carrozzella;
    • l’acquisto di cucine, limitatamente alle componenti dotate di dispositivi finalizzati a facilitare il controllo dell’ambiente da parte del disabile;
    • l’acquisto di sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione dei portatori di handicap: vi rientrano, ad esempio, le spese sostenute per l’acquisto di fax, modem, computer, telefono a viva voce, touch-screen, tastiera espansa; per le spese effettuate per acquistare telefonini per sordomuti, sussidi tecnici e informatici e cucine, si può fruire della detrazione solo se sussiste il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico informatico e lo specifico handicap; il collegamento può risultare da una certificazione rilasciata dal medico curante o da una prescrizione autorizzativa rilasciata dal medico specialista dell’Asl di appartenenza;
    • i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione e al sollevamento dei disabili; l’agevolazione può essere riconosciuta anche per l’acquisto di una bicicletta elettrica a pedalata assistita, destinata al disabile con ridotte o impedite capacità motorie permanenti; per averne diritto, è necessario che il disabile presenti, oltre alla certificazione di invalidità o di handicap rilasciata dalla commissione medica pubblica competente, da cui risulti la menomazione funzionale permanente sofferta, la certificazione del medico specialista della Asl che attesti il collegamento funzionale tra la bicicletta con motore elettrico ausiliario e la menomazione;
    • i servizi di interpretariato per i sordi.

Per fruire delle deduzioni e detrazioni, il disabile deve risultare:

  • con handicap riconosciuto ai sensi della legge 104;
  • grande invalido di guerra o equiparato;
  • se non sussiste l’accertamento di un handicap, l’interessato deve essere in possesso di una certificazione di grave e permanente invalidità o menomazione, o d’invalidità totale, oppure deve essere beneficiario dell’indennità di accompagnamento.

Benefici Iva invalidi per l’acquisto di ausili

Il disabile, oltre alla detrazione dall’Irpef, ha diritto a uno sconto sull’Iva per l’acquisito di ausili tecnici e informatici. Più precisamente, per l’acquisto di mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione e al sollevamento dei disabili si applica l’aliquota Iva agevolata del 4% (anziché quella ordinaria del 22%).

Beneficiano dell’Iva agevolata al 4%, ad esempio:

  • i mezzi che permettono ai disabili con ridotte o impedite capacità motorie il superamento di barriere architettoniche, come i montascale;
  • le protesi e gli ausili per menomazioni permanenti di tipo funzionale;
  • le protesi dentarie, gli apparecchi di ortopedia e di oculistica;
  • gli apparecchi per facilitare l’audizione ai sordi;
  • le poltrone e i veicoli simili, anche con motore o altro meccanismo di propulsione, per i disabili che non possono camminare;
  • i servizi di realizzazione delle opere per il superamento o l’eliminazione delle barriere architettoniche;
  • i sussidi tecnici e informatici basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, sia di comune reperibilità sia appositamente fabbricati (fax, modem, pc, telefono viva-voce…).

Il sussidio deve comunque essere finalizzato a facilitare:

  • la comunicazione interpersonale;
  • l’elaborazione scritta o grafica;
  • il controllo dell’ambiente;
  • l’accesso all’informazione e alla cultura;
  • assistere la riabilitazione.

Per questo motivo, i sussidi devono essere utilizzati a beneficio di persone limitate da menomazioni permanenti di natura motoria, visiva, uditiva o del linguaggio.

Per ottenere lo sconto sull’Iva, al venditore va presentata una specifica prescrizione rilasciata dal medico specialista dell’Asl di appartenenza, dalla quale risulti il collegamento funzionale tra la menomazione e il sussidio tecnico informatico. Inoltre, va presentato un certificato, rilasciato dalla competente Asl, che attesti l’esistenza di un’invalidità funzionale permanente motoria, visiva, uditiva o del linguaggio.

Diritto a protesi ed ausili

La persona alla quale è stata riconosciuta un’invalidità superiore al 33,33% ha diritto a protesi ed ausili eventualmente necessari per la patologia riscontrata nel verbale di accertamento della commissione medica.

Detrazione Irpef delle spese di assistenza per gli invalidi non autosufficienti

Se l’invalido è non autosufficiente nel compimento degli atti della vita quotidiana, spetta una detrazione dall’Irpef del 19% delle spese per l’assistenza, sino ad un massimo di 2.100 euro annui, se il reddito complessivo annuo non supera 40mila euro.

La detrazione spetta al disabile non autosufficiente, anche non portatore di handicap, purché risulti da idonea documentazione la sua condizione di non autosufficienza. La detrazione spetta anche ai familiari che non hanno fiscalmente a carico la persona non autosufficiente.

Il beneficio può essere cumulato con la deduzione dei contributi versati ai lavoratori domestici (nella misura massima, ricordiamo, di 1.549,37 euro).

Altri benefici fiscali per invalidi civili

Vi sono ulteriori benefici fiscali a favore degli invalidi, che variano a seconda delle specifiche condizioni fisiche: l’agevolazione forfettaria per l’acquisto ed il mantenimento di un cane guida, l’esenzione dalla tassa sulle imbarcazioni, il trattamento di vantaggio sull’imposta sulle successioni e le donazioni (cioè l’applicazione di una franchigia pari a un milione e mezzo di euro), l’aliquota Iva al 4% per l’acquisto di prodotti editoriali specifici (con supporti audio o scrittura braille), la detrazione fiscale per le spese di ristrutturazione e di abbattimento delle barriere architettoniche.

Per approfondire: Guida alle agevolazioni fiscali per disabili.


note

[1] Art.80, Co.3, L. 388/2000.

[2] Art.24 Co. 10 DL 201/2011.

[3] L.68/1999.


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