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Danno biologico temporaneo: cos’è?

8 Ottobre 2020 | Autore:
Danno biologico temporaneo: cos’è?

Danno morale terminale: cos’è e quando va risarcito? Quale risarcimento spetta agli eredi di una persona morta a seguito di un sinistro?

Chi rompe paga. Una regola tanto semplice quanto ovvia, valida anche in ambito giuridico. Chi danneggia un bene altrui è tenuto a ripagare i danni al proprietario; pensa al classico sinistro tra autovetture. Il risarcimento è dovuto non solo quando il danno riguarda oggetti, ma anche quando, purtroppo, tocca la salute di una persona. Tornando all’esempio del sinistro stradale, è noto che alla vittima va pagato non solo il risarcimento per il danno all’autovettura, ma anche quello riguardante le eventuali lesioni personali subite. In questo ambito si inserisce il danno biologico temporaneo. Cos’è? Quando va risarcito?

Il nome già rende l’idea di cosa si tratti: per danno biologico si intende la lesione non permanente della salute di una persona. Questo pregiudizio, però, non va risarcito solamente alla persona direttamente danneggiata, ma anche agli eredi, se la vittima decede proprio a causa delle lesioni patite. Insomma: il danno biologico è temporaneo proprio perché subito dopo si verifica la morte della vittima. Secondo la Corte di Cassazione, questo tipo di danno va risarcito agli eredi, ma solo a determinate condizioni. Quali? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è il danno biologico temporaneo e quando va risarcito.

Danno biologico: cos’è?

Prima di comprendere cos’è il danno biologico temporaneo è necessario sapere, in linea molto più generale, cos’è il danno biologico.

Secondo la legge, il danno biologico è la lesione dell’integrità psicofisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale [1].

La lesione che costituisce danno biologico può essere temporanea o permanente, e deve essere in grado di ripercuotersi negativamente sulle attività quotidiane e sugli aspetti relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito.

In sintesi, le lesioni personali devono essere risarcite anche se la vittima è ancora in grado di lavorare.

Danno biologico temporaneo: in cosa consiste?

Per danno biologico temporaneo si intende la lesione dell’integrità psicofisica che non abbia carattere permanente. Ci sono due modi di intendere la temporaneità del danno biologico:

  • come periodo di invalidità (o inabilità) che il soggetto danneggiato ha patito prima di ritenersi totalmente guarito;
  • come periodo di invalidità o inabilità prima che la vittima muoia in conseguenza alle lesioni riportate. In questo caso, il danno biologico temporaneo è definito danno biologico terminale.

Danno biologico temporaneo: va risarcito?

Il danno biologico temporaneo va senz’altro risarcito. Anche se il danneggiato non subisce perdite o diminuzioni definitive e irreversibili delle proprie capacità quotidiane e lavorative (non patisce un’invalidità permanente, in pratica), ha diritto a un risarcimento danni.

Cosa succede, però, se la vittima muore dopo aver subito le lesioni? Sussiste il danno biologico temporaneo? A chi va risarcito? A queste domande risponde la Corte di Cassazione.

Danno biologico temporaneo: a chi si risarcisce?

Secondo la Suprema Corte [2], se la vittima sopravvive almeno ventiquattro ore, anche se non cosciente, il danno biologico temporaneo va liquidato agli eredi.

In pratica, sussiste il danno biologico temporaneo anche se la vittima muore a seguito delle lesioni, purché però, prima di decedere, sia sopravvissuto per un apprezzabile lasso di tempo, individuato dalla Corte di Cassazione in almeno ventiquattro ore.

In un caso del genere, il risarcimento per il danno biologico temporaneo va liquidato agli eredi, essendo impossibile pagare la persona oramai defunta.

Per la Corte di Cassazione, va liquidato agli eredi il danno biologico temporaneo se la vittima sopravvive più di ventiquattro ore all’incidente stradale, a prescindere dalla circostanza se la vittima sia rimasta cosciente o no dopo il sinistro. Facciamo un esempio.

Tizio, mentre attraversa la strada sulle strisce, viene travolto da un automobilista. A seguito delle lesioni riportate, Tizio muore dopo un giorno di coma. Nonostante sia stato incosciente tutto il tempo, gli eredi hanno diritto al risarcimento del danno biologico temporaneo che sarebbe spettato a Tizio se non fosse morto.

Danno morale terminale: cos’è

Diverso è il danno morale terminale, inteso come sofferenza per la paura di morire patita dal danneggiato.

Il danno morale terminale può essere risarcito ai familiari soltanto se si accerta che la vittima si trovasse in una condizione di lucida agonia.

In altre parole, se al danno biologico temporaneo si aggiunge l’angoscia derivante dalla consapevolezza di stare per morire, tale danno va ugualmente risarcito, ma sempre agli eredi.

Morte a seguito di sinistro: danni risarcibili

In sintesi, la Corte di Cassazione fa questa differenza:

A. se la vittima muore sul colpo o subito dopo l’incidente, non può essere risarcito agli eredi il danno da perdita della vita, poiché è troppo breve lo spazio di vita fra il sinistro e la morte per ritenere il credito risarcitorio acquisito al patrimonio della vittima e, successivamente alla sua morte, trasferito agli eredi;

B. se prima del decesso passa un apprezzabile lasso di tempo, il danneggiato può trasmettere agli eredi il diritto al risarcimento di due pregiudizi diversi:

  • il danno biologico terminale, vale a dire la lesione alla salute in senso stretto;
  • il danno morale terminale, che sussiste quando la vittima ha la consapevolezza della propria sorte; quest’ultimo, che va accertato caso per caso, si configura quando il danneggiato è in condizione di percepire la sua situazione e, in particolare, l’imminenza della morte.

note

[1] Art. 138 cod. ass. priv.

[2] Cass., ord. n. 21508 del 6 ottobre 2020.

Autore immagine: Canva.com


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