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Morso da cane al guinzaglio

8 Ottobre 2020
Morso da cane al guinzaglio

Chi porta a spasso il cane risponde dei danni da questo arrecati anche se la colpa è del danneggiato?

Il proprietario del cane è responsabile dei danni da questo provocati sia quando lo porta a passeggio, sia quando lo chiude in un recinto e l’animale riesce a scappare. 

Un caso assai frequente è quello del morso da cane al guinzaglio, morso molto spesso determinato da un comportamento improvviso e azzardato del danneggiato (si pensi a chi calpesta la coda al cane, lo accarezza contropelo, si avvicina troppo, ha uno scatto improvviso e così via). 

Una recente sentenza della Cassazione è ritornata sull’argomento del morso da cane al guinzaglio per spiegare le responsabilità del proprietario o di chiunque porti l’animale con sé e ne ha la custodia. Ma procediamo con ordine.

Danni del cane: responsabilità civile e penale

È responsabile sia a livello civile, a titolo quindi di risarcimento del danno, che a livello penale, per le lesioni procurate a terzi, il proprietario del cane o chiunque lo abbia in custodia.  

Nel primo caso, l’articolo 2052 del Codice civile stabilisce l’obbligo di risarcimento dei danni da parte del proprietario del cane o di chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso; ciò vale sia che l’animale fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito. L’unico modo per evitare tali conseguenze è dimostrare il caso fortuito, ossia che l’evento si è verificato per un fatto imprevedibile e inevitabile. Non è considerata un caso fortuito la circostanza della rottura della catena cui il cane è legato.

Quanto invece alla responsabilità penale interviene l’articolo 582 del Codice penale che stabilisce la reclusione da tre mesi a tre anni per chiunque cagioni ad altri una lesione personale. La vittima, anche qui, dopo aver querelato colui che portava il cane a spasso, può costituirsi parte civile nel corso del processo penale per chiedere il risarcimento dei danni.

Chi è il proprietario del cane?

Secondo la sentenza in commento, non c’è bisogno di dimostrare la proprietà del cane sulla base delle registrazioni all’anagrafe canina. Basta semplicemente fornire la prova della relazione tra l’uomo e l’animale, ad esempio sulla base del fatto che il primo sia solito portare a spasso il quadrupede. Tanto basta per presumere la proprietà. 

Responsabilità per il cane al guinzaglio

Il padrone del cane non si esonera dalla responsabilità – civile o penale – con l’uso del semplice guinzaglio. Come noto, infatti, nulla esclude che l’animale possa ugualmente mordere o aggredire un passante se non assicurato correttamente al fianco del proprio padrone. 

Questo significa che la responsabilità per il morso da cane al guinzaglio ricade sul proprietario o su chiunque stia portando l’animale a spasso. Il fatto che il danneggiato si sia avvicinato e, magari, abbia accarezzato contropelo il cane non è sufficiente a far escludere la responsabilità del titolare. 

Come infatti detto, sotto l’aspetto civilistico solo il «caso fortuito» – ossia un evento imprevedibile e inevitabile – consente di farla franca. E non è certo “fortuita” la reazione improvvisa dell’animale: è notorio il fatto che le bestie non sempre ragionino e che abbiano a volte dei comportamenti tanto improvvisi quanto pericolosi. È dunque onere del proprietario assicurare il cane con un guinzaglio “stretto”, in modo che questo non possa avvicinarsi agli altri passanti oppure sfuggire di mano. Dovrà poi dotarlo di museruola se dovesse trattarsi di una razza pericolosa o comunque in grado di mordere e ferire.

Insomma, il proprietario non può limitarsi ad offrire la prova di aver usato la comune diligenza nella custodia dell’animale.  

Anche in tema di lesioni colpose, la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione [2].


note

[1] Cass. sent. n. 27876/20 del 7.10.2020.

[2] Cass. sent. n. 18814/11

  Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 30 settembre – 7 ottobre 2020, n. 27876

Presidente Fumu – Relatore Ferranti

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con la sentenza in epigrafe il Tribunale di Patti ha confermato la sentenza del Giudice di pace di Patti del 23.05.2019 che ha accertato la responsabilità di An. Bo. per il reato di lesioni colpose ai danni di Si. Lu., condannandolo alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore della parte civile costituita.

Si imputa al Bo. di aver contravvenuto agli obblighi di custodia del suo cane (di razza labrador) il quale si avventava contro Si. Lucia facendola cadere a terra e provocandole lesioni personali per le quali veniva ricoverata in Pronto soccorso, con prognosi riservata, quindi trasferita presso l’Ospedale “G Martino” di Messina, da dove veniva dimessa il 1.08.2013. Fatto avvenuto in Patti II 22.07.2012.

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del proprio difensore, articolando tre motivi, di seguito sinteticamente illustrati.

I) Lamenta che i giudici di merito abbiano omesso di indicare, con la dovuta completezza, gli elementi probatori di fatto e di diritto che possano giustificare una declaratoria di responsabilità, incorrendo la sentenza nel vizio di manifesta illogicità il Tribunale ha ritenuto, illogicamente, che l’animale appartenesse alla famiglia Bo. e che conseguentemente in capo all’imputato vi fosse la posizione di garanzia e in specie l’obbligo di custodia.

II) Lamenta violazione di legge in relazione alla costituzione di parte civile in violazione dell’art. 78 cod.proc.pen. in quanto la procura è stata rilasciata in calce alla querela da cui si ricava la sola nomina del difensore di fiducia.

III) violazione di legge perché la parte civile, nelle more del processo penale, ha notificato all’imputato l’istanza di negoziazione assistita così ponendo in essere il primo atto propedeutico all’azione civile, cui doveva conseguire la revoca della costituzione della parte civile.

3. Il primo motivo è generico e manifestamente infondato.

Le sentenze di merito (trattasi di doppia conforme) motivano adeguatamente, sulla base del compendio probatorio, la responsabilità del prevenuto, trattandosi del soggetto proprietario del cane, tenuto pertanto all’obbligo di non lasciarlo libero e di custodirlo con le debite cautele. La proprietà del cane è stata razionalmente desunta dalla circostanza riferita univocamente dai testi escussi che il Bo. era solito portare quotidianamente il cane al guinzaglio (fol 3) a dimostrazione della relazione di affezione e possesso dell’animale da cui deriva l’obbligo di non lasciare libero l’animale o comunque di custodirlo con le debite cautele per evitare aggressioni a terzi.

4. Assolutamente generico, oltre che manifestamente infondato, il secondo motivo attinenti alla costituzione della parte civile

4.1. Va premesso che trattandosi di un vizio in procedendo, le attribuzioni di questa Corte comportano un diretto accesso agli atti del processo, essendo questo giudice, ancorché di legittimità, dotato di competenza giurisdizionale rispetto al “fatto processuale” (fra le tante, in tal senso, cfr.: Corte di cassazione, Sezione I penale, 21 febbraio 2013, n. 8521). Nel caso di specie, risulta che la procura speciale, è stata espressamente conferita dalla (parte) offesa presente all’udienza del 5.1.2015 che in quella sede nominava il difensore di fiducia e faceva proprio l’atto di costituzione di parte civile sottoscritto dal difensore. Va richiamata sul punto la consolidata giurisprudenza di questa Corte secondo cui l’assenza di legittimazione all’esercizio dell’anione civile da parte del difensore, per difetto di procura speciale è sanata mediante la presenza in udienza della persona offesa, che consente di ritenere la costituzione di parte civile come avvenuta personalmente (SezA, n.24455 del 22/04/2015 Ud. (dep. 08/06/2015) Rv. 263732 – 01).

5. Parimenti è manifestamente infondato oltre che generico e non autosufficiente il terzo motivo relativo alla revoca della costituzione di parte civile che si vorrebbe connessa all’avvio della procedura di negoziazione assistita da parte della danneggiata, considerato che la revoca prevista per il caso in cui l’azione venga promossa anche davanti al giudice civile, trova applicazione solo quando sussiste una compiuta coincidenza fra le due domande, ed è finalizzata ad escludere la duplicazione dei giudizi (ex plurimis Sez. 4, n. 21588 del 23/03/2007 Ud. (dep. 01/06/200 ) Rv. 236722 – 01).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.

 


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