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Il reato di prostituzione minorile

12 Ottobre 2020 | Autore:
Il reato di prostituzione minorile

Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione dei minorenni: cosa prevede la legge? Pagare un minore per una prestazione sessuale: qual è la pena?

In Italia, la prostituzione di persone maggiorenni non costituisce reato; lo è, invece, la prostituzione minorile. Questo significa che, mentre la persona che paga un maggiorenne per avere un rapporto sessuale non commette alcun reato, costituisce un grave delitto fare la stessa cosa con un minorenne, cioè con una persona che non abbia compiuto ancora i diciotto anni. Con questo articolo approfondiremo il reato di prostituzione minorile.

Secondo la legge, non solo pagare un minore per una prestazione sessuale è reato, ma anche favorirne o indurne la prostituzione. In altre parole, sono punite tutte le condotte che, in qualche modo, incoraggiano un minorenne a vendere il proprio corpo. D’altronde, lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione costituiscono reato anche quando hanno ad oggetto una persona maggiorenne. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando si integra il reato di prostituzione minorile.

Prostituzione minorile: cos’è?

La prostituzione minorile è un reato severamente punito dalla legge. Ciò non significa che ad essere punito è il minore che si prostituisce, bensì tutti coloro che traggono profitto da tale situazione.

In sostanza, il minorenne che decide di vendere il proprio corpo in cambio di soldi non commette reato; al contrario, si macchiano di un grave delitto tutti quelli che, in qualche modo, hanno un vantaggio da questa condotta.

Reclutamento della prostituzione minorile: cos’è?

La legge punisce chi sfrutta la prostituzione minorile. Per la precisione, è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15mila a 150mila euro chiunque recluta o induce alla prostituzione un minorenne [1].

Per reclutamento si deve intendere la condotta di chi procura minori per venderli a coloro che sono disposti a pagare per una prestazione sessuale. Insomma, si tratta della riprovevole condotta di coloro che “assumono” minorenni per poi guadagnare dalla loro prostituzione.

L’induzione, invece, consiste nell’opera di convincimento ai danni del minore, il quale è spinto a prostituirsi in cambio di danaro.

Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile

Con la stessa pena (da sei a dodici anni e con la multa da 15mila a 150mila euro) è sanzionato chi favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di un minore, ovvero ne trae profitto in qualsiasi altra maniera.

Insomma: per legge, chiunque abbia a che fare con la prostituzione dei minori è punito. Di conseguenza, è sanzionato:

  • chi gestisce gli incontri tra minori e clienti, anche se il minorenne si prostituisce volontariamente;
  • chi mette in contatto il minore con il cliente;
  • chi accompagna il minore a prostituirsi;
  • chi si mantiene alle spalle della prostituzione del minore;
  • chi approfitta della prostituzione minorile per avere un guadagno, ad esempio concedendo in affitto la propria casa per favorire gli incontri;
  • chi commette una delle condotte appena descritte, anche senza ricevere alcuna utilità economica.

Secondo la giurisprudenza, peraltro, tutte le azioni sinora analizzate possono concorrere tra loro. Per la Corte di Cassazione [2], le condotte di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile possono concorrere tra loro, costituendo ognuna di esse un reato a sé stante.

Chi induce un minore a prostituirsi e, poi, organizza gli incontri e ne gestisce gli introiti, commetterà non uno ma ben tre reati diversi: induzione alla prostituzione, organizzazione e sfruttamento della stessa.

Anche se punite tutte alla stessa maniera, le condotte sanzionate dalla legge individuano molteplici reati, non limitandosi a indicare varie modalità della condotta nella commissione di un unico reato.

Prostituzione minorile: il cliente commette reato?

Fino a questo punto non c’è una grande distinzione tra prostituzione di maggiorenni e prostituzione minorile: come anticipato, infatti, anche lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione di maggiorenni costituisce reato. La grande differenza tra le due situazioni sta nel fatto che, nel caso di minorenni, è punito anche colui che paga per ricevere la prestazione sessuale.

Secondo la legge, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 1.500 a 6mila euro chiunque compie atti sessuali con un minorenne in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi. Il reato si integra anche se il minore si prostituisce volontariamente, senza subire alcuna costrizione dall’esterno.

Tutti coloro che hanno a che vedere con la prostituzione minorile sono perseguibili per legge, tranne il minore che si prostituisce, il quale è la vittima delle condotte colpevoli dei maggiorenni.

Per la legge, il minorenne non è dotato di quella capacità di discernimento che, invece, è propria dei maggiorenni. Da tanto si deduce che il minore che si prostituisce non commette reato, ma lo commettono coloro che si avvantaggiano, in qualsiasi modo, della prostituzione del minore, da colui che paga per la prestazione sessuale fino a chi favorisce, sfrutta, gestisce oppure organizza gli incontri.


note

[1] Art. 600-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 27598 del 6 ottobre 2020.

Autore immagine: Canva.com


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1 Commento

  1. La legge sulla prostituzione minorile non ha risolto il problema ma lo ha aggravato. D’altronde è stata fatta da chi pensa che può dominare gli affari delle donne. Le ragazzine minorenni sono finite ad offrirsi con il sistema di tipo “lay-away” che è adottato da molti uomini furbi: Oggi gli offrono un passaggio in moto o in automoble, domani un gelato, poi le fanno entrare gratis in discoteca, poi le pagano delle bevande alcoliche ed infine ci capita pure la sniffatina di droga. A tal punto la ragazzina che intende prostituirsi, si fa i conti e sotto pressione di chi le offre cose gratis, offre se stessa per ripagarsi dei debiti. Quando la ragazzina chiede di nuovo qualcosa l’uomo la mette in una situazione di imbarazzo dicendole “e mo quanto mi costi?”, ed allora la ragazzina si concede. A volte si concede perchè già capisce da sola che ha raggiunto la soglia del pagamento necessario per il sesso. Perciò di cosa stiamo parlando? Una legge potrebbe essere di aiuto se sono coinvolte grandi somme di denaro ma mai può essere giusta se ci sono somme minime di circa 20 euro per tentativi di avere sesso pagato in contanti. Oltre a ciò la situazione che si è creata oggi ha favorito una larga prostituzione di ragazzine in quanto esse non possono avere un pappone. Non si può infatti condividere ciò che si è avuto gratuitamente con il proprio ragazzo intenzionato a divenire pappone ed inoltre un ragazzino sarà un inefficace pappone. Ci vogliono organizzazione private che fungono da pappone in base alle donazioni effettuate al club. Ma il baratto per avere sesso oppure quello di tipo “lay-away” è qualcosa di errato e distruttivo. Sono modelli inglesi di gestire la prostituzione i quali modelli causano guai.

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