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Quali sono le regioni italiane autonome?

11 Ottobre 2020
Quali sono le regioni italiane autonome?

Ci sono alcune Regioni italiane che hanno dei particolari margini di autonomia rispetto allo Stato, come previsto dalla Costituzione.

Siamo abituati a considerare la suddivisione dell’Italia in diverse Regioni come un dato di fatto. In realtà, l’istituzione delle Regioni è abbastanza recente e risale al 1970. Le Regioni non sono tutte uguali e, in particolare, non hanno tutte le stesse competenze e la stessa autonomia rispetto allo Stato. Alcune Regioni godono, infatti, di margini di autonomia maggiori rispetto alle altre.

Quali sono le Regioni italiane autonome? Può apparire un’ingiustizia conferire ad alcuni territori più autonomia rispetto agli altri, anche sul piano economico, tuttavia tale soluzione si è resa necessaria per evitare il disfacimento dello Stato e la perdita di territori importanti.

Cosa significa Stato regionale?

Uno degli elementi che contraddistingue la natura di uno Stato è il rapporto esistente tra il centro e la periferia. Quasi tutti gli Stati, infatti, hanno dei diversi livelli di governo, dal più vicino al cittadino fino allo Stato centrale. La differenza principale tra gli Stati, tuttavia, è il rapporto che esiste tra i livelli territoriali di governo e lo Stato centrale.

In particolare, possono distinguersi tre modelli:

  • centralismo: lo Stato centrale avoca a sé la quasi totalità delle competenze senza lasciare alcun margine di autonomia ai livelli territoriali di governo;
  • regionalismo: è il caso dello Stato italiano e di quello spagnolo. Ampi margini di autonomia sono riconosciuti alle Regioni le quali, tuttavia, non sono degli Stati autonomi;
  • federalismo: è il caso della Germania o degli Stati Uniti d’America. I livelli territoriali di governo sono dei veri e propri Stati.

L’Italia è uno Stato regionale. Ciò significa che le Regioni non hanno la natura di veri e propri Stati ma sono, in ogni caso, delle articolazioni territoriali della Repubblica che possono contare su importanti competenze e margini di autonomia rispetto allo Stato centrale.

Quali sono le Regioni italiane autonome?

In Italia, ci sono 20 regioni caratterizzate da profonde differenze fra di loro.

In particolare, cinque di esse godono di un regime di autonomia differenziata rispetto alle altre. Si può dunque distinguere tra Regioni a Statuto ordinario e Regioni a Statuto speciale. Queste ultime, che spesso vengono definite anche Regioni autonome, sono cinque e sono le seguenti:

  1. Friuli Venezia Giulia;
  2. Sicilia;
  3. Sardegna;
  4. Valle d’Aosta / Vallée d’Aoste;
  5. Trentino Alto Adige / Südtirol.

È la stessa Carta costituzionale [1] a prevedere che a queste cinque Regioni siano garantiti dei livelli di autonomia differenziata. A stabilire il margine di autonomia della Regione autonoma e le materie su cui tale ente ha competenza esclusiva è lo Statuto speciale della Regione. Si tratta della legge fondamentale della Regione stessa che deve essere approvato dal Parlamento con legge costituzionale.

Perché ci sono le Regioni autonome?

Poter contare su uno Statuto speciale di autonomia consente a queste cinque Regioni di avere delle competenze che non spettano, invece, alle Regioni a Statuto ordinario.

Tanto per fare alcuni esempi, la Regione Trentino Alto Adige / Südtirol esercita la propria competenza anche con riferimento al personale scolastico che, invece, nelle Regioni a Statuto ordinario, è di competenza dello Stato.

Lo Statuto speciale, oltre che garantire l’attribuzione di competenze maggiori, garantisce anche una maggiore autonomia dal punto di vista economico.

Proprio per questo, nel corso del tempo, sono state avanzate delle proposte di abolizione delle Regioni autonome considerate da molti delle sacche di parassitarismo che possono contare su privilegi ingiusti nei confronti degli altri territori.

Ma perché sono state istituite le Regioni autonome? La ragione va ricercata nella storia.

Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, numerosi territori italiani mostravano delle spinte centrifughe che erano, potenzialmente, in grado di disgregare l’unità nazionale. In Valle D’Aosta, erano forti i movimenti annessionistici verso la Francia.

L’Austria avanzava delle pretese territoriali sulla Provincia autonoma di Bolzano.

In Friuli Venezia Giulia, erano presenti minoranze linguistiche slovene e c’era il rischio di pretese territoriali da parte della Jugoslavia del maresciallo Tito.

Sicilia e Sardegna erano teatro di movimenti separatisti che predicavano l’autonomia da Roma.

Queste motivazioni, nonché il rispetto dei vincoli internazionali assunti dall’Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale, hanno portato l’Assemblea costituente ad individuare nella concessione di uno Statuto speciale il compromesso migliore per permettere a questi territori di rimanere in Italia senza modificare i confini nazionali.



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