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Si può licenziare una categoria protetta?

9 Ottobre 2020
Si può licenziare una categoria protetta?

La legislazione sul lavoro tutela alcune categorie di lavoratori particolarmente deboli favorendo il loro ingresso nel mondo del lavoro.

Sei stato assunto tramite il collocamento mirato. La tua invalidità si è progressivamente aggravata fino a renderti del tutto inidoneo allo svolgimento delle mansioni per cui sei stato assunto. Il datore di lavoro ti ha comunicato la sua intenzione di licenziarti non potendo più utilmente collocarti nell’ambito aziendale. Ti chiedi se puoi opporti a questa decisione.

La nostra legislazione giuslavoristica prevede l’obbligo dei datori di lavoro di destinare una quota della propria forza-lavoro alle cosiddette categorie protette. Rientrano in tale ambito dei soggetti che, per le loro caratteristiche, sono particolarmente fragili e a rischio di esclusione dal mercato del lavoro. Per tali lavoratori si prevede una via preferenziale all’assunzione.

Ma cosa succede dopo l’assunzione? Il lavoratore è inamovibile? Si può licenziare una categoria protetta? Come vedremo, essere stati assunti tramite il collocamento mirato non impedisce al datore di lavoro di esercitare il recesso dal rapporto di lavoro, sempre che sussista una giusta causa o un giustificato motivo di licenziamento.

Cosa sono le categorie protette?

Non tutti i lavoratori hanno le stesse chances di collocarsi nel mercato del lavoro. Ci sono delle particolari categorie di individui che, a causa di una particolare fragilità, hanno più difficoltà degli altri ad essere assunti e a trovare un lavoro.

Per questo, la legge ha istituito il cosiddetto collocamento mirato, vale a dire, quel complesso di strumenti che consentono di far entrare nel mondo del lavoro soggetti con disabilità o, in ogni caso, particolarmente fragili.

In particolare, il principale strumento attraverso il quale si realizza il collocamento mirato sono le assunzioni obbligatorie. Le aziende con più di 14 dipendenti devono, infatti, riservare una quota della loro forza lavoro alle cosiddette categorie protette.

Chi rientra nelle categorie protette?

Nelle categorie protette, per le quali si prevede l’istituto dell’assunzione obbligatoria, rientrano i seguenti soggetti:

  • invalidi civili con una percentuale di invalidità dal 46 al 100%;
  • invalidi del lavoro con percentuale di invalidità oltre il 33%;
  • invalidi per servizio;
  • invalidi di guerra e invalidi civili di guerra con minorazioni dalla prima all’ottava categoria;
  • non vedenti e sordomuti;
  • profughi italiani;
  • orfani e vedove di deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio;
  • vittime del dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata.

I datori di lavoro sono obbligati a riservare una parte della loro forza lavoro a queste categorie di soggetti.

In particolare, i datori di lavoro che hanno alle proprie dipendenze un numero di dipendenti:

  • compreso tra 15 e 35 devono obbligatoriamente assumere un disabile;
  • compreso tra 36 e 50 devono assumere due disabili;
  • oltre 50 devono riservare una quota pari al 7% dei posti di lavoro a favore dei disabili + 1% a favore di familiari degli invalidi e dei profughi.

Sono previste sanzioni amministrative a carico dei datori di lavoro che disattendono l’obbligo di riservare le quote obbligatorie ai disabili ed alle categorie protette. Una volta avviata al lavoro, la categoria protetta instaura un normale rapporto di lavoro subordinato con il proprio datore di lavoro.

Si può licenziare una categoria protetta?

Come abbiamo detto, far parte di una categoria protetta conferisce al lavoratore una chance in più per entrare nel mondo del lavoro. Ciò non significa, tuttavia, che il soggetto assunto con l’istituto delle assunzioni obbligatorie sia, una volta entrato nel posto di lavoro, inamovibile.

Ne consegue che il datore di lavoro potrà licenziare la categoria protetta se, come previsto in generale dalla legge [1], il licenziamento si fonda su una giusta causa [2] o su un giustificato motivo.

Ovviamente, occorrerà prestare particolare attenzione ai casi in cui il giustificato motivo di licenziamento deriva dall’aggravamento della condizione di salute della categoria protetta e dalla sopraggiunta inidoneità totale allo svolgimento delle mansioni. In questo caso, la legge [3] prevede che il datore di lavoro, prima di procedere al licenziamento della categoria protetta, dovrà chiedere alla commissione integrata Asl/Inps di sottoporre a visita la categoria protetta e di verificare in quali aree aziendali il dipendente può essere utilmente ricollocato.

Solo laddove il verbale della commissione dichiari l’assoluta impossibilità di ricollocamento del dipendente sarà possibile procedere al suo licenziamento.


note

[1] Artt. 1 e 3, L. 604/1966.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Art. 10, comma 3, L. 68/1999.


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