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Consultorio familiare: ultime sentenze

6 Dicembre 2020
Consultorio familiare: ultime sentenze

La relazione psicosociale predisposta in ordine all’ambiente familiare e alle capacità pedagogiche ed affettive dei potenziali genitori adottivi.

Il consultorio familiare pubblico

Poiché il tribunale per i minorenni è competente in via esclusiva ad emettere ogni provvedimento nell’interesse del minore, laddove questi abbia a subire un danno, di qualsiasi natura, in conseguenza del comportamento a lui dannoso di uno o di entrambi i genitori, con statuizioni ablative o limitative della potestà parentale, qualora, su istanza del genitore separato non affidatario della prole, il tribunale venga a conoscenza di una situazione pregiudizievole per il figlio, causata dalla condotta del genitore affidatario, ben può privare quest’ultimo dell’affidamento e conferirlo ad un consultorio familiare pubblico, a nulla rilevando in contrario che avanti al tribunale ordinario penda già un giudizio per la modifica delle condizioni sull’affidamento dei figli contenute negli accordi di separazione consensuale omologata.

Tribunale minorenni Palermo, 09/01/1987

Affidamento del figlio minore di 12 anni

In tema di affidamento del figlio minore (nella specie era stato disposto che gli incontri tra il padre e la figlia minore avvenissero con l’ausilio e l’assistenza del consultorio familiare del luogo di dimora della figlia) il minore di età inferiore ai dodici anni, se capace di discernimento, deve essere sentito. La disposizioni conferisce al giudice un potere discrezionale di disporne l’ascolto, anche al fine di verificarne la capacità di discernimento, senza tuttavia imporgli di motivare stille ragioni della omessa audizione, salvo che la parte abbia presentato specifica istanza con cui abbia indicato gli argomenti e i temi di approfondimento ex articolo 336-bis, comma 2, del codice civile su cui ritenga necessario l’ascolto del minore.

Cassazione civile sez. I, 09/08/2019, n.21230

L’organizzazione dell’incontro con i nonni

L’art. 317 bis c.c., pur non attribuendo ai nonni un diritto autonomo di visita dei nipoti, nel prevedere che debbano essere assicurati tra gli stessi rapporti significativi riconosce l’importanza che assume nella vita e formazione educativa dei minori anche la conoscenza e frequentazione dei nonni in funzione di una loro crescita serena ed equilibrata, quali componenti della famiglia allargata nel cui interno essi sono collocati e della quale fanno parte (nel caso di specie viene accolto il reclamo proposto dai nonni al fine di poter instaurare e mantenere un rapporto significativo con i nipoti e incaricato il Consultorio Familiare di organizzare il primo incontro in ambiente idoneo alla presenza dei genitori separati).

Corte appello Venezia, 24/12/2015, n.162

La valutazione del consultorio familiare

La condivisibile valutazione del consultorio familiare circa l’esistenza di una sotterranea conflittualità tra il padre e la zia materna del minore, legata alle forti resistenze poste da questa al progetto di rientro del minore presso il padre, pur dichiaratamente accettato, e la circostanza che il protrarsi di tale situazione di incertezza sarebbe assai pregiudizievole per il minore, il cui disagio scaturisce dall’essere conteso tra due affetti importanti, sicché la naturale propensione verso il padre si scontra con il conflitto di lealtà nei confronti della zia che l’ha cresciuto, e di cui percepisce la sofferenza, comporta che, in presenza di un genitore pienamente adeguato, ed in grado di offrire al minore una situazione familiare sana, non ha alcuna ragione di essere il protrarsi “sine die” del regime di affidamento familiare alla zia, con una pericolosa confusione di ruoli, attesi i danni psicologici che il protrarsi di tale situazione potrebbe ingenerare nel minore, determinando una PAS – peraltro singolare, in quanto non intercorrente tra due figure genitoriali dunque di rango paritetico, ma tra padre e zia affidataria – in caso di deprivazione della figura paterna, e di contro, il temporaneo disagio che potrebbe nascere nel minore dal passaggio tra i due nuclei familiari.

A tal riguardo, va dunque fissato un termine inderogabile per il definitivo rientro del minore presso il padre, da individuarsi nel termine dell’anno scolastico, sì da non determinare cesure nella frequenza scolastica del minore nel corso dell’anno, e di dovere preparare detto rientro con un primo periodo di permanenza del minore presso il padre durante le vacanze natalizie, con una ripresa dei regolari incontri e pernottamenti presso di lui, le cui modalità dovranno essere stabilite dagli operatori, con l’avvertenza che, in caso di comportamenti anche implicitamente ostruzionistici di questo percorso, il rientro del minore presso il padre potrà essere anticipato, con rigide prescrizioni di attenersi alle indicazioni che saranno impartite dagli operatori.

Tribunale minorenni Bari, 27/10/2010

Attività di consultorio familiare

Va attribuita la qualifica di Onlus, con riconoscimento delle relative agevolazioni tributarie, ad un ente che svolga esclusivamente attività di consultorio familiare nel rispetto della legge che la disciplina, anche quando l’attività è svolta in regime di convenzione con amministrazioni pubbliche, atteso che i relativi contributi non concorrono a formare il reddito imponibile degli enti non commerciali in genere (art. 143, comma 3, lett. b, d.P.R. n. 917 del 1986), e, quindi, anche delle Onlus, alle quali è estesa la disciplina fiscale degli enti non commerciali (art. 26, legge n. 460 del 1997).

Cassazione civile sez. un., 23/04/2009, n.9661

I compiti del consultorio familiare

L’educazione, secondo i principi dei testimoni di Geova può essere considerata non pregiudizievole al minore solo se effettuata in modo tale da non portare turbamento ad una crescita equilibrata di lui, in relazione all’ambiente nel quale dovrà vivere e ad una maturazione critica che gli consenta, in futuro, libera scelta anche in campo religioso; pertanto, in caso di affidamento del minore alla madre, testimone di Geova, il consultorio familiare va incaricato di controllare e di relazionare ogni sei mesi sul processo evolutivo del minore.

Tribunale minorenni Venezia, 10/05/1990

L’intervento costante del consultorio familiare

Va affidata alla madre e va disposto l’intervento costante dei servizi sociali territoriali e del consultorio familiare, mentre va invece rigettata l’istanza di affidamento dal padre (separato e residente all’estero) della figlia minore (infraquattordicenne), qualora il genitore di sesso maschile motivi la richiesta di affidamento allegando la sussistenza di pericoli non lievi per la moralità ed il buon nome della figlia, se venisse affidata alla madre, dato che la minore, fuggita da casa e convivente “more uxorio” con un giovane presso la di lui genitrice, in un assai piccolo centro agricolo, ha fatto ricorso a pratiche interruttive di un’incipiente maternità: allorché siano certe la serietà e la durevolezza della relazione sentimentale ed affettiva dei due “partners”, è fondamentalmente da presumere che nessun pericolo di rilievo incomba sulla minore, per di più adeguatamente assistita, mentre sono da evitare nel preminente interesse della donna, gli innegabili, certi, concreti, gravi inconvenienti legati ad un suo trasferimento in paese straniero.

Tribunale Catania, 12/05/1987

La relazione dello psicologo del consultorio familiare

Congruamente motivata e insuscettibile di censura in sede di legittimità è la sentenza di merito che ravvisi il reato di maltrattamenti in danno di una delle figlie minori contestato all’imputata, ponendo a base dell’affermato giudizio di responsabilità la relazione dello psicologo del consultorio familiare, puntualmente confermata in dibattimento, il racconto della persona offesa, reso in sede di incidente probatorio, sulle aggressioni subite da parte della madre e sulla loro sistematicità, nonché la conferma di tali dichiarazioni giunta da un testimone, nella persona di colui che aveva esaminato la bambina per tre volte nel corso di altrettanti incarichi peritali ricevuti dal giudice minorile.

(Nella specie, esente da censure, secondo la Cassazione, era stata la decisione del giudice di merito di ritenere irrilevanti, per smentire la fondatezza dell’addebito, una relazione medica allegata ai motivi di gravame e il riferito trauma psicologico subito dall’imputata in conseguenza di una travagliata gravidanza trigemellare).

Cassazione penale sez. VI, 20/11/2006, n.10

Professionisti addetti a un consultorio familiare

In tema di qualificazione di un rapporto di lavoro come autonomo o subordinato, è sindacabile in Cassazione la sola individuazione dei criteri generali ed astratti che presiedono alla differenziazione delle contrapposte figure, mentre è questione di fatto, come tale rimessa al giudice di merito e incensurabile in sede di legittimità se immune di vizi e giuridici, l’accertamento in concreto dell’effettiva natura del rapporto.

(Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva rigettato la domanda proposta dall’Inps nei confronti di un’unità sanitaria locale, tendente alla qualificazione come subordinati dei rapporti di lavoro di professionisti addetti a un consultorio familiare, ai fini del versamento dei contributi previdenziali).

Cassazione civile sez. lav., 20/12/1999, n.14343

Consultorio familiare: assistente di ostetricia e ginecologia

Nella reg. Sicilia, a norma dell’art. 2 l. reg. 12 febbraio 1988 n. 2, le Usl sono obbligate a coprire il posto di assistente di ostetricia e ginecologia per un consultorio familiare utilizzando graduatorie ancora valide anziché bandire un nuovo concorso, sul presupposto, da ritenersi esatto, che la disciplina di ostetricia e ginecologia appartenga all’area funzionale della chirurgia ai sensi del d.m. 10 marzo 1983.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 18/11/1998, n.664

Consultorio familiare e minori di nazionalità straniera

La relazione psicosociale predisposta dal servizio consultorio familiare in ordine all’ambiente familiare ed alle capacità pedagogiche ed affettive dei potenziali genitori adottivi, costituisce un atto di natura consultiva, sollecitato dal tribunale dei minorenni, inserito nel particolare procedimento di volontaria giurisdizione prefigurato dal legislatore per far luogo alla verifica della sussistenza o meno dell’idoneità all’adozione in capo ai coniugi interessati ad ottenere in affidamento adottivo minori di nazionalità straniera e non può, pertanto, costituire un atto amministrativo nella disponibilità dell’amministrazione sanitaria, che non può autonomamente disporre della copia della relazione psicosociale conservata nei propri archivi, senza l’autorizzazione della competente autorità giudiziaria che ha richiesto l’atto consultivo in sede di istruzione della domanda di adozione cui è riferibile.

T.A.R., (Marche), 05/12/1997, n.1348

Sociologo addetto al consultorio familiare

La controversia relativa al pagamento di spettanze economiche, instaurata contro una USL della regione Puglia da un esperto non medico (nella specie, sociologo) addetto al consultorio familiare, ai sensi della legge regionale n. 30 del 1977, in forza di convenzione speciale richiamante le disposizioni (in quanto compatibili) delle convenzioni con i medici esterni, nonché la normativa del codice civile, è devoluta – siccome relativa ad un rapporto non di pubblico impiego ma d’opera professionale, sia pure con i connotati della parasubordinazione – alla giurisdizione del giudice ordinario, invece che a quella del giudice amministrativo.

Cassazione civile sez. un., 20/10/1992, n.11777

Lo psicologo di consultorio familiare

In sede di inquadramento in ruolo, a norma dell’art. 2 l. 20 maggio 1985 n. 207, di uno psicologo di consultorio familiare, già incaricato semestrale, si deve conferire la posizione funzionale di psicologo coadiutore (tab. 2, d.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761).

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. II, 10/10/1990, n.572

Consultorio familiare: attività di organizzazione o di gestione

Nell’attività di organizzazione o di gestione di un servizio pubblico gli amministratori di un ente locale non possono sovrapporre il proprio personale apprezzamento agli schemi normativamente fissati per l’erogazione del servizio, come nella costituzione della compagine degli operatori di un consultorio familiare già chiaramente delineata dalla legge regionale.

Corte Conti sez. I, 13/07/1987, n.105

La possibilità per il minore di riavvicinarsi al nucleo familiare

Nella adozione di provvedimenti inerenti minori di famiglia che hanno scelto di collaborare con la giustizia, occorre considerare la rivoluzione nell’organizzazione della loro vita quotidiana, e che tale delicatissima situazione che si pone da un punto di vista strettamente psicologico, perché l’interesse di ogni minore ad un corretto sviluppo della propria personalità non venga travolto dalle vicende in cui sono coinvolti i genitori, atteso che i figli di coloro che scelgono di collaborare con la giustizia affrontano inevitabilmente le difficoltà dell’isolamento dal contesto in cui hanno vissuto e dell’inserimento in un nuovo contesto ambientale, sì da rendere indispensabile un sostegno qualificato offerto dai servizi del territorio.

(Nella specie: nel disporre la possibilità per il minore di riavvicinarsi al nucleo familiare, affidandolo alla madre, il tribunale ha considerato minuziosamente i fattori sia intrinseci sia estrinseci caratterizzanti la vita del minore e soprattutto le difficoltà di ambientamento, ritenute tali da essere supportate dal servizio centrale di Protezione, il servizio sociale ed il consultorio familiare della località protetta, affinché pongano in essere interventi di monitoraggio sul nucleo familiare e di sostegno psicologico del minore, vigilando anche sul suo percorso scolastico, limitando i contatti con il padre alle telefonate in regime di controllo, motivando, fra l’altro, sulla scorta del rischio che il minore subisse manipolazioni).

Tribunale minorenni Bari, 07/07/2008



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5 Commenti

  1. Buongiorno. Potete spiegarmi come funziona il consultorio familiare? I professionisti che ci lavorano chi sono? E quali prestazioni garantiscono ai singoli, alle coppie e agli adolescenti?

    1. Ecco quali sono le prestazioni garantite dal consultorio familiare: prescrizione di contraccettivi;informazione sulla maternità e la paternità responsabile e sulla sterilità;assistenza psico-sessuale, per la prevenzione di rischi genetici e per il controllo della gravidanza a rischio;procedure per l’interruzione volontaria della gravidanza, compresa l’assistenza medica e psico-sociale per i minorenni;prevenzione dei tumori femminili;monitoraggio della gravidanza e preparazione al parto;ecografica ostetrico-ginecologica;cardiotocografia (valutazione del benessere del feto e monitoraggio delle contrazioni dell’utero durante il parto);colposcopia (serve a studiare eventuali anomalie delle cellule del collo dell’utero);consulenza psicologica;psico-diagnostica nell’età evolutiva;procedure per l’adozione e per l’affidamento di minori;consulenza sociale;interventi sul disagio giovanile, della coppia e della famiglia;interventi di sostegno ai genitori;mediazione familiare;prevenzione degli abusi sessuali e del maltrattamento sui minori;richiesta di test Hiv.

    2. Nel consultorio familiare è possibile trovare personale medico e paramedico ma anche dei professionisti in grado di fare delle informazioni e degli orientamenti di fronte ad un problema. In linea generale (anche se in alcuni consultori potrebbe mancare qualcuna di queste figure), al consultorio familiare è possibile incontrare: il ginecologo; il pediatra; lo psicologo; l’ostetrica; l’assistente sociale; l’infermiere; l’educatore; il sociologo; l’avvocato; il neuropsichiatra infantile; l’andrologo; il dietologo; il genetista.
      Per fare qualche esempio, l’assistente sociale si occupa della consulenza e del sostegno su problemi personali o di coppia, di conflitti con i figli, di maltrattamenti in famiglia, della tutela dei minori.L’educatore ha il compito di incontrare le neomamme in ospedale e di accompagnarle nei corsi organizzati prima e dopo il parto. Ma aiuta anche i bambini che hanno difficoltà in casa (d’accordo con lo psicologo e con l’assistente sociale) e partecipa alle iniziative scolastiche di educazione sessuale. Lo psicologo riceve singoli o coppie per problemi legati alla sessualità e alla genitorialità, ma collabora anche nella realizzazione di corsi di educazione sessuale nelle scuole e nelle iniziative a sostegno dei giovani, oltre che nel percorso di adozione o di affidamento di minori.

  2. Salve, una mia amica ha scoperto di essere incinta e teme di parlarne ai suoi genitori. Io le ho detto che deve rivolgersi a degli specialisti e le ho consigliato di andare al consultorio. Ho letto che tra le funzioni del consultorio familiare c’è quella di assistere da un punto di vista psicologico e sociale chi si trova davanti una maternità non desiderata. Ora, vorrei capire se lei deve pagare qualcosa oppure è gratuito il consulto. Grazie

    1. Per legge, il consultorio familiare pubblico o accreditato deve assistere in modo gratuito tutte le donne, italiane e straniere (anche senza permesso di soggiorno) ed i loro figli minorenni. Ovviamente, per alcuni servizi sono ammesse anche le coppie. Normalmente si viene accolti da un’assistente sociale che, sentite le esigenze degli utenti, li indirizza verso la figura di riferimento più adeguata all’interno del consultorio. Come detto, la prestazione è gratuita. Per alcune prestazioni è previsto il pagamento del ticket, il cui importo varia a seconda della prestazione ricevuta e dell’Asl di riferimento. È importante aggiungere che il consultorio familiare è tenuto a rispettare l’anonimato di chi si rivolge a questa struttura per avere una prestazione. Riservatezza e segreto professionale, infatti, vengono imposti dalla legge.

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