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Residenza fiscale all’estero: ultime sentenze

16 Settembre 2022
Residenza fiscale all’estero: ultime sentenze

L’esterovestizione; la società residente all’estero con stabile organizzazione in Italia; l’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi; il trattamento fiscale più vantaggioso.

Accertamento della residenza fiscale

Ai fini dell’accertamento della fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all’estero occorre verificare la sede “effettiva” della società, contrapposta alla “sede legale”, intesa come il luogo di concreto svolgimento delle attività amministrative e di direzione dell’ente e dove si convocano le assemblee, e cioè il luogo deputato, o stabilmente utilizzato, per l’accentramento nei rapporti interni e con i terzi degli organi e degli uffici societari in vista del compimento degli affari e dell’impulso dell’attività dell’ente.

Comm. trib. reg. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. III, 06/06/2022, n.117

Esterovestizione di una società

In tema di IRES, ricorre l’ipotesi di esterovestizione allorché una società, che ha nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione, da intendersi come luogo in cui si svolge in concreto la direzione e gestione dell’attività di impresa e dal quale promanano le relative decisioni, localizzi la propria residenza fiscale all’estero al solo fine di fruire di una legislazione tributaria più vantaggiosa.

Comm. trib. reg. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. III, 06/06/2022, n.117

Residenza fiscale e soggettività di imposta

Le persone iscritte nelle anagrafi della popolazione residente si considerano, in applicazione del criterio formale dettato dall’art. 2, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, in ogni caso residenti, e pertanto soggetti passivi d’imposta, in Italia, con la conseguenza che, ai fini predetti, essendo l’iscrizione indicata preclusiva di ogni ulteriore accertamento, il trasferimento della residenza all’Estero non rileva fino a quando non risulti la cancellazione dall’anagrafe di un Comune italiano.

Comm. trib. reg. Torino, (Piemonte) sez. I, 19/04/2022, n.497

Residenza fiscale e cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente

In forza di una presunzione legale assoluta di residenza, deve ritenersi fiscalmente residente in Italia, la persona fisica che, per la maggior parte del periodo d’imposta, risulta iscritta nell’anagrafe popolazione residente, in ossequio ai criteri di cui all’art. 2, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, non rilevando il mero trasferimento della residenza all’estero senza l’effettiva cancellazione dall’anagrafe del Comune italiano, che comporta il venir meno della soggettività ai fini delle imposte dirette.

Comm. trib. prov.le Vercelli sez. I, 03/11/2021, n.55

Amministratore unico ufficialmente iscritto all’Aire e operante stabilmente in Italia

Va considerata esterovestita (ossia quelle con fittizia localizzazione all’estero della residenza fiscale, ma di fatto, svolgono la loro attività e perseguono il loro oggetto sociale in Italia) la società con un amministratore unico (e socio unico) ufficialmente iscritto all’Aire ma, di fatto, operante stabilmente in Italia e in presenza di documentazione commerciale ed extracontabile reperita presso una società italiana.

Comm. trib. prov.le Torino sez. II, 03/09/2021, n.706

Criteri per l’individuazione della sede fiscale

In tema di “esterovestizione” – termine con cui si intende la fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all’estero, in particolare, in un Paese con un trattamento fiscale più vantaggioso di quello nazionale – la Convenzione Italia-Lussemburgo, ratificata in Italia con l. n. 747 del 1982, ai fini della individuazione della residenza fiscale, detta una disciplina equivalente a quella di cui all’art. 73 TUIR rinviando, come criterio generale, alla legislazione interna e, nel caso di accertata doppia residenza, assumendo il criterio sussidiario della sede «effettiva» della società, coincidente con la nozione di “sede dell’amministrazione”, contrapposta alla “sede legale”, intesa come il luogo di concreto svolgimento delle attività amministrative e di direzione dell’ente e dove si convocano le assemblee, e cioè il luogo deputato, o stabilmente utilizzato, per l’accentramento – nei rapporti interni e con i terzi – degli organi e degli uffici societari in vista del compimento degli affari e dell’impulso dell’attività dell’ente.

Cassazione civile sez. trib., 03/06/2021, n.15424

Società estera: attività amministrative e di direzione

Al fine di stabilire se il reddito prodotto da una società possa essere sottoposto a tassazione in Italia, assume rilevanza decisiva il fatto che l’adozione delle decisioni riguardanti la direzione e la gestione dell’attività di impresa avvenga nel territorio italiano, nonostante la società abbia localizzato la propria residenza fiscale all’estero.

Cassazione civile sez. trib., 09/03/2021, n.6476

Esterovestizione: quando ricorre?

In tema di imposte sui redditi, ricorre l’ipotesi di esterovestizione allorché una società, che ha nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione, da intendersi come luogo in cui si svolge in concreto la direzione e gestione dell’attività di impresa e dal quale promanano le relative decisioni, localizzi la propria residenza fiscale all’estero al solo fine di fruire di una legislazione tributaria più vantaggiosa.

In altri termini, ai fini dell’accertamento della fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all’estero, non è necessario accertare la sussistenza di ragioni economiche diverse da quelle relative alla convenienza fiscale, ma, invece, occorre verificare se il trasferimento in realtà vi è stato, o no, cioè se l’operazione sia meramente artificiosa, consistendo nella creazione di una forma giuridica che non riproduce una corrispondente e genuina realtà economica. E tale principio non può valere solo ai fini delle imposte dirette e non anche ai fini delle imposte indirette, essendo un principio di natura generale applicabile alla società in genere e non alla tassazione di una delle sue categorie reddituali.

Comm. trib. reg. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. V, 18/08/2020, n.861

Società formalmente residente all’estero

In tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca disposto in relazione a reati tributari, nel caso in cui sia configurabile la “stabile organizzazione” in Italia di una società formalmente residente all’estero (cd. estero-vestizione della residenza fiscale), il sequestro preventivo per equivalente può essere disposto sui beni dell’imputato, ove non sia stato possibile reperire nei confronti dell’ente il profitto diretto del reato, mentre, invece, in caso di costituzione di una “società-schermo”, il sequestro preventivo ai fini di confisca del profitto diretto del reato può essere eseguito, indifferentemente, sia sui beni dell’imputato, sia su quelli della società.

Cassazione penale sez. III, 27/11/2019, n.10098

Società con residenza fiscale all’estero e stabile organizzazione in Italia

L’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi da parte di società avente residenza fiscale all’estero, la cui omissione integra il reato previsto dall’art. 5 d.lg. n. 74/2000, sussiste se l’impresa abbia stabile organizzazione in Italia, che si verifica quando si svolgano nel territorio nazionale la gestione amministrativa, le decisioni strategiche, industriali e finanziarie, nonché la programmazione di tutti gli atti necessari affinché sia raggiunto il fine sociale, non rilevando il luogo di adempimento degli obblighi contrattuali e dell’espletamento dei servizi.

Cassazione penale sez. III, 27/11/2019, n.10098

Esterovestizione: prove

In tema di esterovestizione le prove dovranno dimostrare che, nonostante i presupposti di applicabilità della norma, esistono elementi di fatto, situazioni od atti, idonei a dimostrare un concreto radicamento della direzione effettiva nello Stato estero. Ciò poiché con il termine esterovestizione si intende la fittizia localizzazione della residenza fiscale di una persona fisica o di una società all’estero, in particolare, in un Paese con un trattamento fiscale più vantaggioso di quello nazionale, allo scopo sottrarsi agli adempimenti previsti dall’ordinamento tributario del Paese di reale appartenenza.

Comm. trib. reg. Brescia, (Lombardia) sez. XXVI, 17/09/2019, n.3517

La sede effettiva di una società

Non può definirsi esterovestita una società i cui consigli di amministrazione si sono tenuti all’estero, anche se gli amministratori sono residenti in Italia. Ai fini della individuazione della residenza fiscale delle società di capitali rileva il contenuto dell’art. 73, comma 3, d.P.R. n. 917/1986 e segnatamente quella parte della disposizione normativa che considera la presenza in Italia, per la maggior parte del periodo d’imposta, della sede legale o della sede dell’amministrazione.

La sede dell’amministrazione, in quanto contrapposta alla sede legale, coincide con la sede effettiva e cioè come il luogo ove hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente e si convocano le assemblee e cioè il luogo deputato, o stabilmente utilizzato, per l’accentramento, nei rapporti interni e con i terzi, degli organi e degli uffici societari in vista del compimento degli affari e dell’impulso dell’attività dell’ente.

Cassazione civile sez. trib., 28/05/2019, n.14527

Imposte sui redditi e ipotesi di esterovestizione

In tema di imposte sui redditi, ricorre l’ipotesi di esterovestizione allorché una società, la quale ha nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione, da intendersi come luogo in cui si svolge in concreto la direzione e gestione dell’attività di impresa e dal quale promanano le relative decisioni, localizzi la propria residenza fiscale all’estero al solo fine di fruire di una legislazione tributaria più vantaggiosa.

Cassazione civile sez. trib., 21/06/2019, n.16697

Esterovestizione: cos’è?

L’esterovestizione è quella situazione in cui, per sottrarsi al regime nazionale più gravoso, una società localizza fittiziamente la propria residenza fiscale all’estero, in un Paese che presenta un trattamento fiscale più vantaggioso rispetto a quello nazionale.

Per parlare di esterovestizione devono ricorrere due caratteristiche fondamentali: la volontà di sottrarsi al regime fiscale nazionale e il fisico stabilimento della sede aziendale in un Paese con trattamento fiscale più vantaggioso.

Comm. trib. prov.le Milano sez. I, 25/03/2015, n.2853

Gestione amministrativa, decisioni strategiche, industriali e finanziarie

L’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi da parte di società avente residenza fiscale all’estero, la cui omissione integra il reato previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, sussiste se l’impresa abbia una stabile organizzazione in Italia, il che si verifica quando si svolgano nel territorio nazionale la gestione amministrativa, le decisioni strategiche, industriali e finanziarie, nonché la programmazione di tutti gli atti necessari affinché sia raggiunto il fine sociale, non rilevando il luogo di adempimento degli obblighi contrattuali e dell’espletamento dei servizi.

Cassazione penale sez. III, 15/04/2014, n.40327

La presentazione della dichiarazione annuale dei redditi

L’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi da parte di società avente residenza fiscale all’estero, la cui omissione integra il reato previsto dall’art. 5 del d.lg. 10 marzo 2000, n. 74, sussiste se detta società abbia stabile organizzazione in Italia, il che si verifica quando si svolgano in territorio nazionale la gestione amministrativa e la programmazione di tutti gli atti necessari affinché sia raggiunto il fine sociale, non rilevando il luogo di adempimento degli obblighi contrattuali e dell’espletamento dei servizi.

Cassazione penale sez. III, 04/06/2014, n.40346

Luogo di adempimento degli obblighi contrattuali e dell’espletamento dei servizi

L’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi, da parte di società avente residenza fiscale all’estero, la cui omissione integra il reato, di cui all’art. 5 d.lg. 10 marzo 2000, n. 74, sussiste se la società abbia stabile organizzazione in Italia.

Ciò si verifica quando si svolgano in territorio nazionale la gestione amministrativa e la programmazione di tutti gli atti necessari, affinché sia raggiunto il fine sociale, non rilevando il luogo di adempimento degli obblighi contrattuali e dell’espletamento dei servizi.

Cassazione penale sez. III, 27/02/2014, n.17299

Reato di omessa dichiarazione

In materia tributaria, nulla osta, a livello di ordinamento nazionale ed europeo, alla rilevanza penale dell’abuso del diritto, giacché dai principi di capacità contributiva e di progressività dell’imposizione, dettati dall’art. 53 cost., si desume che il contribuente non può trarre indebiti vantaggi fiscali dall’utilizzo in maniera distorta di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio fiscale, in mancanza di ragioni economicamente apprezzabili che possano giustificare l’operazione.

(In applicazione del principio la S.C. ha valutato immune da censure la decisione del tribunale del riesame che riteneva sussistente il “fumus” del reato di omessa dichiarazione in ragione della cosiddetta “estero-vestizione” della società, avente residenza fiscale all’estero ma operante effettivamente in territorio nazionale).

Cassazione penale sez. IV, 20/11/2014, n.3307

Sequestro probatorio di documenti di natura tributaria

L’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale dei redditi da parte di società avente residenza fiscale all’estero, la cui omissione integra il reato previsto dall’art. 5 d.lg. 10 marzo 2000, n. 74, sussiste se detta società abbia stabile organizzazione in Italia, il che si verifica quando si svolgano in territorio nazionale la gestione amministrativa e la programmazione di tutti gli atti necessari affinché sia raggiunto il fine sociale, non rilevando il luogo di adempimento degli obblighi contrattuali e dell’espletamento dei servizi.

(Fattispecie relativa a sequestro probatorio di documenti di natura tributaria facenti capo a società svolgente attività di assistenza a piattaforme petrolifere nell’Oceano Atlantico ed avente residenza fiscale localizzata in territorio portoghese, in cui la Corte ha ravvisato la sussistenza del fenomeno di esterovestizione della residenza fiscale).

Cassazione penale sez. III, 24/01/2012, n.7080

La cura degli affari nel territorio italiano

L’obbligo di presentazione della dichiarazione annuale i.v.a. da parte di società avente residenza fiscale all’estero sussiste se questa ha stabile organizzazione in Italia, che ricorre anche quando la società straniera abbia affidato, anche di fatto, la cura dei propri affari in territorio italiano ad altra struttura munita o meno di personalità giuridica, prescindendosi dalla fittizietà o meno dell’attività svolta all’estero dalla società medesima.

(Fattispecie in tema di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni facenti capo a società avente residenza fiscale localizzata in territorio diverso dall’Italia, cosiddetta esterovestizione della residenza fiscale).

Cassazione penale sez. III, 26/05/2010, n.29724



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5 Commenti

  1. In Italia è tutta una presa in giro: Chi è importante e ruba a piene mai è un cliptomane chi ruba x fame è un ladro!
    La Legge Severino è un optional politici condannati che restano attaccati alla loro poltrona . Per Onorevoli e Senatori ladri vale la privacy – chi ha fatto richiesta dei 1000,00 €?..Pensiamo con terrore se dovesse cadere il Governo Conte ,si prevede una ennesima corsa all’accaparramento dei 209 Mld della UE, che tristezza!

  2. Come sapere se una persona si è trasferita all’estero? Quali ricerche posso effettuare se la persona in questione pare non essere più residente in Italia? Aspetto un vostro chiarimento grazie mille

    1. Punto fondamentale di partenza per effettuare una ricerca del genere è l’ufficio anagrafe del Comune ove il soggetto in questione risiede o risiedeva. Ogni Comune d’Italia conserva nei propri registri gli indirizzi di residenza delle persone che, almeno formalmente, vivono in quel preciso territorio. Ma non solo: presso gli stessi uffici c’è anche l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, fondamentale per essere sicuri di dove sia emigrato un individuo. Chiunque può chiedere il rilascio del certificato di residenza di un’altra persona, senza nemmeno specificarne le ragioni. Nel certificato di residenza è riportato l’indirizzo di residenza del soggetto per il quale è stata fatta richiesta. Tuttavia, dal certificato in oggetto potrebbe anche risultare che la persona in questione è emigrata, cioè si è trasferita altrove. Dal certificato di residenza, dunque, risulterà il nuovo Comune ove la persona si è trasferita, ma non l’indirizzo esatto. Per ottenere tale informazione, occorrerà fare nuova domanda al Comune di attuale residenza (salvo quanto detto in relazione all’Anagrafe nazionale della popolazione residente).Dal certificato di residenza potrebbe risultare anche che il soggetto sia emigrato all’estero. Se così fosse, si otterrebbe una prima informazione, e cioè che la persona in questione si è trasferita all’estero. Una volta appurato che la persona cercata si è trasferita all’estero, occorrerà chiedere al Comune un certificato di residenza Aire, all’interno del quale risulterà la residenza estera della persona che stai cercando.

  3. Salve. Ho delle domande per voi. Spero potrete rispondermi, Come si notifica un avviso di accertamento a persona residente all’estero e come si prova la residenza fiscale all’estero? In attesa di un vostro riscontro, spero celere, vi ringrazio

    1. Qualora la persona a cui bisogna notificare l’atto abbia la residenza all’estero e sia regolarmente censito dall’Aire, la notifica va fatta al relativo indirizzo estero con raccomandata. Se la residenza estera non risulta nell’Aire e non è possibile reperire l’indirizzo altrove, si procede alla notifica a persona irreperibile nelle forme dell’affissione della notificazione presso l’albo del comune italiano. Per provare la residenza fiscale all’estero la prima cosa è iscriversi all’Aire, ma non basta se non si ha il centro di affari ed interessi nel relativo paese. Nel caso in cui il contribuente, anche se iscritto all’Aire, abbia trasferito la sua residenza fiscale in un Paradiso fiscale, la legge italiana presume che sia residente fiscalmente in Italia. A questo punto spetterà al contribuente dimostrare il contrario, cioè provare il trasferimento effettivo in un altro stato e la conseguente perdita di residenza italiana. Possono essere considerate prove dell’effettiva residenza di un soggetto: avere un rapporto di lavoro continuativo in quel determinato paese estero, essere iscritto nelle liste elettorali, avere una dimora abituale, la presenza in luogo del proprio nucleo familiare, l’iscrizione dei figli e la frequenza in istituti scolastici; insomma tutto quello che vale a dimostrare che un soggetto vive stabilmente in un luogo, che vi ha stabilito non solo la sede dei propri affari ma anche la propria vita familiare. Queste le condizioni affinché non si debba essere assoggettati al regime tributario italiano.

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