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Residenza abituale minori: ultime sentenze

16 Dicembre 2020
Residenza abituale minori: ultime sentenze

Responsabilità genitoriale; controversie e provvedimenti in favore dei figli minorenni; determinazione della giurisdizione; interesse superiore del minore.

Residenza abituale del minore

Quando nel giudizio di divorzio introdotto innanzi al giudice italiano siano avanzate domande inerenti la responsabilità genitoriale e il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia, ma in altro stato membro dell’Unione Europea, la giurisdizione su tali domande spetta all’A.G. dello Stato di residenza abituale dei minori al momento della loro proposizione.

Cassazione civile sez. un., 02/10/2019, n.24608

Affidamento e mantenimento dei minori

Le controversie che hanno ad oggetto la revisione dei provvedimenti relativi all’affidamento ed al mantenimento dei minori, ancorché contenuti in una pronuncia di separazione personale o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, devono essere radicate nel luogo di residenza abituale dei minori, nel rispetto delle regole dettate dal diritto internazionale convenzionale e ribadite nel nostro ordinamento positivo dall’art. 709 ter c.p.c., suscettibile di interpretazione estensiva, essendo il nuovo regime derivante dalla riforma della filiazione introdotta dalla l. n. 219 del 2012 e dal d.lgs. n. 154 del 2013, teso ad assicurare l’uniformità di regolazione giuridica della responsabilità genitoriale in sede separativa, divorzile ed in relazione ai figli nati fuori dal matrimonio.

Cassazione civile sez. VI, 20/07/2020, n.15421

Mantenimento dei figli minori non residenti in Italia

La giurisdizione sulle domande inerenti la responsabilità genitoriale ed il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia, ma in altro stato membro dell’Unione Europea, spetta, rispettivamente ai sensi degli artt. 8, par. 1, del Regolamento CE n. 2201 del 2003 e art.3 del Regolamento CE n. 4 del 2009, all’A.G. dello Stato di residenza abituale dei minori al momento della loro proposizione, dovendosi salvaguardare l’interesse superiore e preminente dei medesimi a che i provvedimenti che li riguardano siano adottati dal giudice più vicino al luogo di residenza effettiva degli stessi, nonché realizzare la tendenziale concentrazione di tutte le azioni che li riguardano, attesa la natura accessoria della domanda relativa al mantenimento rispetto a quella sulla responsabilità genitoriale.

Corte appello Reggio Calabria, 04/05/2020, n.7

Sottrazione internazionale di minore

Ai fini dell’applicabilità del reato di cui all’art. 574-bis c.p., che punisce la condotta di un genitore che, contro la volontà dell’altro, sottragga a quest’ultimo il figlio per un periodo di tempo significativo, impedendo l’altrui esercizio della potestà genitoriale e allontanando il minore dall’ambiente d’abituale dimora, la legge applicabile è quella del luogo nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato rientro, dovendosi applicare i principi sanciti dalla convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980, dettata proprio per la disciplina della sottrazione dei minori, resa esecutiva con l. n. 64 del 1994, che, all’art. 3, individua quando il trasferimento o il mancato rientro di un minore è ritenuto illecito e cioè quando avviene in violazione dei diritti di custodia assegnati ad una persona, istituzione o ogni altro ente, congiuntamente o individualmente, in base alla legislazione dello Stato nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato rientro.

(Nella specie, la Corte, disattendendo i motivi di ricorso dell’imputato, ha escluso, invece, l’applicabilità dell’art. 36 l. 31 maggio 1995 n. 218, contenente la riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato, che è diretto a individuare la legge applicabile nel proprio ambito di disciplina ovvero nei rapporti tra i privati).

Cassazione penale sez. III, 20/11/2019, n.7590

Controversie: riparto della giurisdizione

In tema di riparto della giurisdizione nelle controversie aventi ad oggetto la responsabilità genitoriale e, più in generale, i provvedimenti in materia di minori, trova applicazione il principio ispirato all’interesse superiore del minore, e segnatamente al criterio di prossimità che fa riferimento all’autorità dello Stato con cui il minore ha il più stretto collegamento, secondo cui la giurisdizione spetta al giudice del luogo abituale di residenza del minore sicchè va esclusa in mancanza di un consenso espresso, anche l’operatività della proroga della giurisdizione prevista dall’art. 12 del Regolamento CE n. 2201/2003, nonché, in caso di doppia cittadinanza, l’applicabilità del criterio fondato sulla nazionalità del minore.

Cassazione civile sez. un., 17/09/2019, n.23100

Misure di protezione dei minori: l’applicazione

Nell’ipotesi in cui un minore abbia cittadinanza in uno Stato e residenza abituale in un altro, compete a quest’ultimo verificare l’adempimento dei presupposti dell’onere sostanziale, rappresentato dalla capacità di operare nell’impossibilità o inerzia dello Stato di residenza abituale del minore, competente in via principale, nonché dell’onere formale, consistente nell’avviata interlocuzione preliminare con lo stesso, necessari perché lo Stato di cui il minore sia cittadino possa adottare misure giudiziarie o amministrative in suo favore.

Cassazione civile sez. I, 12/09/2019, n.22828

Proposizione della domanda introduttiva del giudizio

Nei giudizi di scioglimento del vincolo matrimoniale ove siano proposte domande inerenti all’affidamento ed al mantenimento dei figli minori, la giurisdizione si determina avendo riguardo al criterio della residenza abituale del minore così come sussistente al momento della proposizione della domanda introduttiva del giudizio.

Cassazione civile sez. I, 11/06/2019, n.15728

L’interesse superiore e preminente dei minori

Qualora nel giudizio di divorzio introdotto innanzi al giudice italiano siano avanzate domande inerenti la responsabilità genitoriale (nella specie, con riferimento al diritto di visita) ed il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia, ma in altro stato membro dell’Unione Europea (nella specie, la Germania), la giurisdizione su tali domande spetta, rispettivamente ai sensi degli artt. 8, par. 1, del Regolamento CE n. 2201 del 2003 e 3 del Regolamento CE n. 4 del 2009, all’A.G. dello Stato di residenza abituale dei minori al momento della loro proposizione, dovendosi salvaguardare l’interesse superiore e preminente dei medesimi a che i provvedimenti che li riguardano siano adottati dal giudice più vicino al luogo di residenza effettiva degli stessi, nonché realizzare la tendenziale concentrazione di tutte le azioni li riguardano, attesa la natura accessoria della domanda relativa al mantenimento rispetto a quella sulla responsabilità genitoriale.

Cassazione civile sez. un., 27/11/2018, n.30657

La determinazione della residenza abituale del minore

Il collocamento preferenziale presso uno dei genitori è una condizione eventuale del tutto distinta da quella obbligatoria inerente la residenza abituale e, pertanto, i tempi di permanenza dei minori possono essere suddivisi in modo paritario tra i due genitori ma ciò non di meno: a) può essere attribuita ad uno di essi la casa familiare; b) può essere attribuito ad uno di essi un assegno perequativo per il mantenimento indiretto del minore; c) può essere fissata la residenza abituale del minore (nella specie, il Tribunale ha disposto, riguardo ai pernottamenti presso il padre e considerate le gravi interferenze della nonna materna, il prelievo del minore direttamene all’asilo).

Tribunale Salerno sez. I, 18/04/2017

Provvedimenti sui minori con doppia cittadinanza

Ai fini del riparto della giurisdizione e della individuazione della legge applicabile, i provvedimenti in materia di minori con doppia cittadinanza non rientrano nel campo di applicazione dell’art. 4 della Convenzione de L’Aja, che stabilisce la prevalenza delle misure adottate dal giudice dello Stato di cui il minore è cittadino su quelle adottate nel luogo di residenza abituale. Pertanto, deve ritenersi sussistere la giurisdizione dello Stato che presenti col minore il collegamento più stretto, che va individuato con lo Stato in cui il minore ha residenza abituale.

Cassazione civile sez. un., 19/01/2017, n.1310

Provvedimenti in favore dei figli minori: dove si instaura il procedimento?

Il procedimento di cui all’art. 337 ter c.c., volto all’adozione dei provvedimenti in favore dei figli minori, si instaura nel luogo di residenza abituale di quest’ultimo, inteso come il luogo in cui il minore consolida affetti e relazioni, sicché, in caso di conflitto positivo di competenza, quest’ultima dovrà radicarsi innanzi al giudice funzionalmente competente e non facendo ricorso al criterio di prevenzione di cui all’art. 39, comma 1, c.p.c. (Nella specie, la S.C. ha escluso che potesse qualificarsi luogo di residenza abituale del minore, quello dei nonni materni ove la madre, priva di occupazione, aveva trovato precaria ospitalità).

Cassazione civile sez. VI, 31/10/2018, n.27741

Riconoscimento delle decisioni prese dal giudice di uno Stato membro UE

In tema di affidamento, collocamento e regolamentazione del diritto di visita di minori in caso di separazione dei coniugi, qualora la decisione sia già stata assunta da parte della Pretura di Monaco, a favore della quale, nell’ambito del giudizio di separazione, in considerazione della residenza abituale del minore in Germania, il tribunale eventualmente adito deve pertanto limitarsi in proposito a riconoscere incidentalmente il contenuto di tale decisione, come consentito dall’art. 21, par. 4, del regolamento n. 2201/2003 e come peraltro inteso da parte dei ricorrenti che, invero, hanno richiesto nel proprio atto introduttivo di conformarsi al prefato pronunciamento del giudice tedesco, senza richiederne modifiche.

Tribunale Novara, 16/01/2019, n.50



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7 Commenti

  1. Buongiorno… Sto vivendo una situazione drammatica e realmente stressante per me e per mio figlio. Io e la mia ex siamo in pessimi rapporti ma io tengo tantissimo al mio piccolo. Ora, lei si è impuntata e con la “scusa della pandemia” sta rimandando sempre le visite. Ora, vorrei sapere cosa rischia la madre che non fa vedere i figli al padre?

    1. Cosa rischia la madre che non fa vedere i figli al padre? Innanzitutto rischia una denuncia per il reato di «sottrazione di minori». In particolare, il codice penale prevede il reato di sottrazione di minore [1] a carico di chi sottrae un minore di 14 anni al genitore esercente la responsabilità genitoriale. Il reato è procedibile a querela del genitore esercente la responsabilità genitoriale, del tutore o del curatore e la pena prevista è con la reclusione da 1 a 3 anni. La condotta penalmente rilevante richiede che uno dei genitori sottragga all’altro genitore il minore, o lo trattenga presso di sé, per un considerevole periodo di tempo, impedendo o rendendo estremamente difficile l’esercizio della responsabilità genitoriale. Tale contegno è finalizzato ad interrompere il rapporto intercorrente tra genitore e figlio, legame posto alla base del corretto svolgimento delle funzioni educative. Il concetto di “sottrazione” è inteso non solamente come allontanamento fisico-spaziale, bensì come “globale sottrazione del figlio alla sfera di vigilanza del genitore”, sì da impedirgli di ricoprire l’ufficio di cui l’ordinamento lo ha investito nell’interesse superiore del minore.
      La madre che sottrae i figli minori al padre rischia:
      una denuncia per sottrazione di minori;
      una denuncia per elusione dei provvedimenti del giudice in merito all’affido condiviso;
      la revoca della collocazione dei figli presso la propria residenza;
      la revoca dell’affidamento condiviso in favore dell’affidamento esclusivo al padre;
      una condanna al risarcimento del danno in favore del padre.

  2. La mia ex moglie non vuole comunicarmi il luogo dove ha intenzione di andare con nostro figlio nel periodo di vacanze natalizie, impedendo di fatto di esercitare il diritto di visita e permanenza riconosciutomi dal tribunale dei minori. Ora, come si può intervenire? Lei cosa rischia? Commette così un reato?

    1. Se il giudice ha già emesso una sentenza con cui definisce gli orari e i giorni di visita del genitore non convivente, la madre che non fa vedere i figli al padre rischia anche un’incriminazione per il reato di elusione del provvedimento del giudice sull’affidamento. La legge punisce chi elude l’esecuzione di un provvedimento del giudice civile che concerne l’affidamento di minori o di altre persone incapaci. Le pena prevista è quella della reclusione fino a 3 anni oppure la multa da 103 a 1.032 euro. Questo reato quindi non si può configurare (ma scatta solo quello di sottrazione di minori) quando ancora la coppia non è andata davanti al giudice a definire l’affidamento e il diritto di visita. Ma se la pronuncia è già stata emessa, è ben possibile il concorso di entrambi i reati nello stesso momento. Secondo le Sezioni Unite della Cassazione, il reato di elusione dei provvedimenti del giudice non scatta nel caso di semplice inadempimento; occorre anche che il genitore affidatario si sottragga, con atti fraudolenti o simulati, all’adempimento del suo obbligo di consentire le visite del genitore non affidatario, ostacolandole, appunto, attraverso comportamenti implicanti un inadempimento in malafede e non riconducibile a una mera inosservanza dell’obbligo. Per altri tribunali, invece, basta anche una condotta omissiva volta a non ottemperare o a non dare esecuzione al provvedimento di affidamento. La responsabilità penale è esclusa quando la mancata esecuzione del provvedimento è finalizzata a tutelare l’interesse del minore (si pensi al genitore divenuto violento o tossicodipendente).

  3. Ho qualche domanda da porvi. A quanti anni il figlio può decidere con chi stare? Il tribunale deve ascoltare il piccolo prima decidere sulla sua collocazione oppure può anche decidere in disaccordo con il suo desiderio di stare con mamma o con papà? A quale età un figlio di genitori separati può decidere con chi andare a vivere? Vi ringrazio in anticipo per i chiarimenti che vorrete fornirmi

    1. Questa età corrisponde con i 18 anni. Fino a 17 anni, sono i genitori o, in assenza di accordo, è il giudice del tribunale a decidere con chi il figlio deve stare. Dal compimento del 18° anno di età in poi, il ragazzo può alloggiare presso il padre o la madre, a seconda di quella che è la sua volontà. Né i genitori potranno impedirglielo, atteso l’obbligo degli stessi di mantenere il giovane economicamente, anche fornendogli vitto e alloggio, finché questi non è completamente autonomo e non ha un proprio reddito con cui vivere. Il limite dei 18 anni non vale solo per la collocazione ma anche per l’affidamento. O meglio: a partire dalla maggiore età, cessa l’affidamento dei genitori attesa la capacità e l’autonomia del ragazzo di decidere per sé stesso. Egli si assumerà quindi anche la responsabilità giuridica delle proprie azioni.

    2. Tuttavia, anche se minorenne, il figlio deve essere sentito dal giudice nel momento in cui prende la decisione sulla sua collocazione. In particolare, il giudice ha l’obbligo di ascoltare il minore se ha più di 12 anni o, quando ha meno di 12 anni, se viene ritenuto «capace di discernimento». L’obbligo di audizione del minore vale sia per le decisioni sulla sua collocazione che sull’affidamento.È nullo il provvedimento di affido e di collocazione del bambino fino a 12 anni capace di discernimento, emesso senza averlo prima ascoltato. I provvedimenti inerenti la convivenza della prole con uno dei genitori – puntualizza la Cassazione – sono nulli se non preceduti dall’audizione dell’infradodicenne capace di discernere, a meno che si ritenga l’esame superfluo o contrario al suo interesse o se all’ascolto diretto si prediliga quello del perito o di un esperto. Adempimento importante sul quale incombe sul giudice un obbligo di motivazione «tanto più necessaria quanto più l’età del minore si approssima a quella dei dodici anni, oltre la quale subentra l’obbligo legale dell’ascolto».

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