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Fringe benefit: ultime sentenze

29 Aprile 2021
Fringe benefit: ultime sentenze

Servizi non strumentali allo svolgimento di mansioni lavorative ma a diretta soddisfazione di bisogni personali dei dipendenti.

Immobile ad uso abitativo di proprietà aziendale

Il godimento di un immobile ad uso abitativo, di proprietà aziendale, deve considerarsi, ad ogni effetto di legge, un fringe benefit.

Tribunale Siena sez. lav., 30/10/2020, n.190

Cos’è il fringe benefit?

Il fringe benefit si definisce un vantaggio accessorio dato dal datore di lavoro al lavoratore sulla scorta di determinati accordi e che, pertanto, in tale categoria può rientrare la stipula di un’assicurazione a favore dei dipendenti.

Tribunale La Spezia, 16/07/2019, n.256

Le ritenute alla fonte sui fringe benefits

Il procuratore sportivo ha agito per conto del calciatore e non della società calcistica quando il rapporto sia dimostrato dall’anteriorità del mandato conferito dal calciatore rispetto a quello conferito dalla società sportiva, dall’arco temporale di validità del detto mandato e dall’assenza di remunerazione, dal calciatore al procuratore, per tale incarico, laddove, al contrario, il mandato conferito dalla società sia di durata estremamente limitata e non esistano altri rapporti tra la società e il procuratore. Di conseguenza è dimostrato che il procuratore, in occasione del trasferimento del calciatore, ha agito esclusivamente nell’interesse di questi e il pagamento in suo favore effettuato dalla società costituisce un fringe benefit a favore del calciatore a cui il procuratore non ha mai chiesto alcun compenso.

Le ritenute alla fonte sui fringe benefit devono quindi essere determinate sull’ammontare del compenso corrisposto dalla società al procuratore. Il compenso pagato al procuratore dalla società sportiva non può essere riqualificato in fringe benefit corrisposto al calciatore quando le uniche evidenze consistano in un mandato conferito dalla società sportiva al procuratore in cui quest’ultimo dichiara di non avere alcuna delega o rappresentanza da parte del calciatore e di rappresentare esclusivamente la società sportiva e nel contratto sottoscritto da questa e dal calciatore si indichi il procuratore come agente della società e si affermi che il calciatore non è stato assistito da alcun agente.

Comm. trib. prov.le Bergamo sez. III, 11/04/2019, n.225

Quando non sussiste il fringe benefit?

La possibilità di godere delle bellezze di alcune opere d’arte non può essere considerata, per il legale rappresentante fattone depositario da parte della società che ne è proprietaria, una retribuzione in natura, c.d. fringe benefit, poiché non gli attribuisce alcuna utilità monetizzabile.

Comm. trib. prov.le Brescia sez. III, 01/04/2019, n.236

La tassazione sulle provvigioni

In tema di fringe benefit, la ripresa a tassazione delle provvigioni corrisposte dalla società sportiva al procuratore del contribuente non può eccedere quanto previsto dall’art.51 comma 4bis del T.U.I.R. anche se all’epoca non vigente in quanto trattasi di una stima presuntiva fatta propria dal legislatore.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana) sez. V, 06/03/2019, n.407

Spese funzionali all’attività di impresa e bisogni personali dei lavoratori

In tema di I.R.A.P., le spese sostenute dall’azienda per acquistare beni e servizi da destinare ai dipendenti per lo svolgimento dell’attività lavorativa sono deducibili nella misura in cui costituiscono spese funzionali all’attività di impresa e non assumono natura retributiva per il dipendente. Ne consegue che il costo relativo al contributo erogato per l’utilizzo della Carta Libera Circolazione (CLC) da parte dei propri dipendenti costituisce una voce di costo indeducibile ai fini I.R.A.P. attesa la sua natura retributiva e da classificare tra i costi del personale di cui alla voce B9 del conto economico ai sensi dell’art.2425 C.c. e dei principi IAS -IFRS.

La natura retributiva di tali costi deriverebbe dal fatto che si tratterebbe di servizi non strumentali allo svolgimento di mansioni lavorative ma a diretta soddisfazione di bisogni personali dei dipendenti (‘fringe benefit’) in servizio e in quiescenza.

(Nella specie, per effetto del beneficio acquisito con le CLC era consentito a tutti i dipendenti di circolare liberamente su tutta la rete ferroviaria in ogni tempo, indipendentemente dalla sede di lavoro, dalle tratte percorse per motivi di lavoro, dai giorni lavorativi o festivi, dai turni o dagli orari del servizio prestato; tali benefici erano estesi indifferentemente anche ai famigliari ed agli ex dipendenti in quiescenza, circostanza che da sola basterebbe ad escludere qualsiasi collegamento strumentale con l’espletamento delle effettive prestazioni lavorative).

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. II, 09/05/2019, n.2782

Beneficio accessorio di natura retributiva

Nell’ambito di un procedimento accertativo volto a riconoscere l’esistenza di un beneficio accessorio di natura retributiva (fringe benefit) in favore di calciatori professionisti – come conseguenza del pagamento, da parte di una società sportiva, di compensi all’agente del calciatore stesso – non può essere accolta la tesi dell’Ufficio circa la pretesa fittizietà dell’interposizione dell’agente sul presupposto dell’assenza di prove documentali dalle quali possa desumersi, da un lato, la resa delle prestazioni dell’agente a beneficio del calciatore stesso e non della società sportiva e, dall’altro, che il contratto tra le parti per l’erogazione della prestazione richiesta fosse simulato, specie se considerato a fronte di una fatturazione che rispondeva ai requisiti formali prescritti dalle legge cui il soggetto passivo faceva seguito effettuando il relativo pagamento delle imposte.

Tribunale Bari sez. lav., 20/09/2018, n.2826

Fringe benefit: le ritenute fiscali e previdenziali

L’attività di intermediazione svolta dal procuratore nell’interesse e per conto dell’atleta ma corrisposto dalla società sportiva, costituisce fringe benefit per l’atleta stesso, sul cui importo è necessario provvedere a liquidare ritenute fiscali e previdenziali sul maggior reddito, atteso che la fattura emessa dal procuratore alla società costituisce a tutti gli effetti un’operazione fraudolenta per operazioni soggettivamente inesistenti volta all’evasione delle imposte.

Comm. trib. prov.le Brescia sez. I, 15/06/2018, n.355

Rapporto di lavoro: i vantaggi accessori 

In base al c.d. principio dell’onnicomprensività del reddito di lavoro dipendente questo è costituito da tutte le somme a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, è assoggettato a tassazione tutto ciò che il lavoratore dipendente riceve in relazione al rapporto di lavoro, e quindi anche i vantaggi accessori (fringe benefit). Tra di essi rientra anche lo sconto sul prezzo dell’energia elettrica praticato dall’ENEL agli ex dipendenti in pensione, essendo un’attribuzione collegata al rapporto di lavoro.

Comm. trib. reg. Campobasso, (Molise) sez. II, 05/11/2015, n.353

Uso promiscuo dell’auto aziendale: è un fringe benefit?

L’uso promiscuo dell’auto aziendale costituisce un “fringe benefit” costitutivo della retribuzione fondamentale del dipendente (nella specie, di società partecipata dall’ente locale), sicché la richiesta di restituzione del veicolo da parte del datore di lavoro non può comportare la riduzione del trattamento economico, stante il principio di irriducibilità della retribuzione.

Tribunale Milano sez. lav., 06/05/2014, n.1449

Fringe benefit: assoggettamento all’Irpef

È assoggettata all’i.r.pe.f., quale “fringe benefit” avente carattere reddituale, la riduzione tariffaria sul consumo di energia elettrica di cui gode il pensionato ex dipendente dell’Enel.

Comm. trib. prov.le Modena sez. II, 20/01/2011, n.21

Quando la prestazione assume la natura di fringe benefit?

Se beni o servizi vengano erogati dal datore di lavoro a fini esclusivamente lavorativi, la prestazione in natura non assume natura di fringe benefit, atteso che, utilizzando il bene o il servizio esclusivamente per lo svolgimento delle proprie mansioni, il lavoratore non trae alcun beneficio economico dall’utilizzo del benefit.

Solo nel caso in cui il fringe benefit non sia strumentale allo svolgimento della prestazione lavorativa può essergli riconosciuta natura retributiva, trattandosi di un bene o di un servizio concesso al lavoratore al fine di accordare a quest’ultimo (ed alla di lui famiglia) un beneficio ulteriore rispetto al trattamento retributivo concordato.

Tribunale Teramo sez. lav., 28/10/2010, n.902

Fringe benefit e accertamento delle imposte sui redditi

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’abuso del diritto, inteso come ricorso a forme o strumenti giuridici che, seppure legali, consentono di eludere il fisco – mediante operazioni non simulate ma effettuate, essenzialmente, allo scopo di trarne un vantaggio fiscale – impone di cogliere la vera natura della prestazione e di assoggettarla ad imposizione per il suo effettivo contenuto; ne consegue che l’attribuzione all’amministratore delegato, da parte di una società per azioni, di somme rilevanti (Nella specie, 50 milioni di lire per anno e per tre anni) da destinare a spese pubblicitarie in favore della società e con esonero di rendiconto, ove non sia addotta la prova documentale circa la relativa spendita, configura, secondo il predetto principio, la materiale disponibilità in capo al soggetto d’imposta di un reddito di lavoro autonomo, assoggettabile ad imposta ai sensi dell’art. 49 del d.P.R. n. 917 del 1986, a titolo di fringe benefit, aggiuntivo rispetto al compenso di amministratore dichiarato dal contribuente.

Cassazione civile sez. trib., 21/11/2008, n.27646

Il fringe benefit concesso dall’azienda al dipendente

Il “fringe benefit” concesso dall’azienda al dipendente è remunerazione che fa parte della retribuzione lavorativa (quantificato forfetariamente in busta paga) e si sostanzia normalmente nella concessione in uso personale, ma non esclusivo, di un bene.

Pertanto il contributo prestato dal dipendente per l’acquisto del bene non è elemento sufficiente, da solo, per ritenerlo comproprietario del bene stesso e, in caso di revoca del “fringe benefit”, il dipendente non potrà essere qualificato, in ragione della sua partecipazione all’acquisto del bene, come un comproprietario pro-quota, con conseguente applicazione della normativa sullo scioglimento della comunione dei beni comuni ex art.1111, 1116 c.c.

Tribunale Firenze, 26/01/2007



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