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Libretto di lavoro: ultime sentenze

21 Dicembre 2020
Libretto di lavoro: ultime sentenze

Valenza probatoria delle annotazioni contenute nel libretto di lavoro e delle informazioni contenute nella scheda professionale.

Controversie previdenziali

In tema di controversie previdenziali, l’art 38, comma 1, lett. a), del d.l. n. 98 del 2011, conv. con modif. in l. n. 211 del 2001, nella parte in cui prevede l’estinzione di diritto dei processi in materia previdenziale pendenti in primo grado alla data del 31 dicembre 2010, di cui è parte l’INPS ed il cui valore non superi complessivamente euro 500,00 – con riconoscimento della pretesa economica a favore del ricorrente -, non si applica alla domanda di regolarizzazione della posizione assicurativa, in quanto non si controverte sull’erogazione di una prestazione economica da parte dell’Inps.

(Nella specie, si era in presenza di una domanda di riconoscimento del diritto alla rendita vitalizia o, comunque, di accertamento di un rapporto di lavoro subordinato da epoca precedente a quella indicata nel libretto di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 09/07/2018, n.17990

Lavoratori sprovvisti di libretto di lavoro

In tema di sanzioni amministrative, l’art. 8 della l. n. 689 del 1981, nel prevedere l’applicabilità dell’istituto del cd. “cumulo giuridico” tra sanzioni nella sola ipotesi di concorso formale (omogeneo od eterogeneo) tra le violazioni contestate – ipotesi di violazioni plurime, ma commesse con un’unica azione od omissione -, non è legittimamente invocabile con riferimento al concorso materiale tra violazioni commesse con più azioni od omissioni; né è ammissibile l’applicazione analogica della disciplina della continuazione ex art. 81 c.p., sia perché il citato art. 8 contempla espressamente detta possibilità soltanto per le violazioni in materia di previdenza ed assistenza, sia perché la differenza morfologica tra reato penale ed illecito amministrativo non consente che, attraverso un procedimento di integrazione analogica, le norme di favore previste in materia penale vengano estese alla materia degli illeciti amministrativi.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva applicato nella misura massima la sanzione irrogata con ordinanza ingiunzione per l’assunzione di più lavoratori sprovvisti di libretto di lavoro).

Cassazione civile sez. VI, 03/05/2017, n.10775

Ritiro del libretto di lavoro e percezione del Tfr

In tema di risoluzione per mutuo consenso, né la restituzione del libretto di lavoro né la percezione del tfr sono elementi significativi e concludenti: tali condotte non esprimono il consenso alla cessazione del rapporto di lavoro ma piuttosto l’adeguamento delle parti alla formale scadenza del termine apposto; la ricezione del tfr, poi, non è comportamento incompatibile con la volontà di impugnare il contratto, ben potendo rispondere piuttosto – alla esigenza di mantenimento del lavoratore nel momento in cui è venuto meno il reddito da lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 03/04/2017, n.8594

Dichiarazioni contenute nel libretto di lavoro

Le annotazioni e le dichiarazioni contenute nel libretto di lavoro, aventi natura di scrittura privata e consistenti in dichiarazioni unilaterali del datore di lavoro, non valgono da sole a dimostrare la durata e il contenuto del rapporto di lavoro pur potendo, in concorso con altri idonei elementi, costituire un valido indice presuntivo ed essere apprezzate dal giudice di merito in rapporto alle altre risultanze istruttorie.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che ha tratto elementi di convincimento, ai fini dell’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro e della sua durata, dalle risultanze del libretto in un’ipotesi in cui era pacifica tra le parti l’esistenza del rapporto).

Cassazione civile sez. lav., 01/03/2016, n.4019

Ritiro del libretto di lavoro alla scadenza del contratto

In materia di contratti a tempo determinato, la sistematica condotta del prestatore consistita nel ritiro del libretto di lavoro alla scadenza di ogni contratto e nella prestazione di attività lavorativa per conto di altri datori, è idonea a determinare la configurabilità di una ipotesi di risoluzione del contratto per mutuo consenso e costituisce circostanza ostativa alla successiva proposizione di un’azione giudiziale finalizzata a ottenere la declaratoria di illegittimità del termine apposto al contratto e l’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro.

(Nel caso concreto è, comunque, in tal senso determinante il decorso di un notevole lasso di tempo tra l’ultimo dei contratti a termine dedotti in causa e la proposizione del giudizio (circa otto anni), tale da non consentire dubbio alcuno, in termini di logica e verosimiglianza, nonché in assenza di qualsivoglia diversa spiegazione da parte del lavoratore, a proposito della compiuta, comune volontà di entrambe le parti contrattuali di risolvere alle rispettive scadenze ciascuno dei rapporti di lavoro a termine dedotti in causa).

Corte appello Campobasso sez. lav., 12/05/2014, n.115

Libretto di lavoro: l’indice presuntivo

Le annotazioni contenute nel libretto di lavoro o nei documenti equipollenti, redatti sulla base delle dichiarazioni unilaterali del datore di lavoro, non valgono, da sole, a dimostrare con certezza la durata e il contenuto del rapporto di lavoro, potendo, al più, costituire un indice presuntivo.

Cassazione civile sez. lav., 20/03/2013, n.6972

La ricerca di un nuovo posto di lavoro 

Non vi è motivo per cui un lavoratore che perde il posto di lavoro non dovrebbe riscuotere il trattamento di fine rapporto, ritirare il libretto di lavoro, reiscriversi nelle liste di collocamento, anche se non condivide, ed anzi subisce, la scelta del datore di lavoro. Attivarsi, come è opportuno e doveroso fare per sé e per la propria famiglia, al fine di ricercare un nuovo posto di lavoro, non significa esprimere il consenso allo scioglimento del rapporto lavorativo (cfr. Cass. n.15900/05).

Tribunale Bari sez. lav., 26/11/2018, n.4139

Annotazione della data di cessazione del rapporto

La dichiarazione di conclusione del rapporto contenuta nel libretto di lavoro consegnato al dipendente da parte del datore accompagnata da lettera di trasmissione indicante il recesso datoriale deve essere considerato atto scritto di recesso dalla data della relativa consegna.

Pertanto, il licenziamento, anche se realizzato in modo indiretto, è valido ed efficace perché è stata salvaguardata la garanzia della forma scritta (nella specie, la Corte ha confermato un verdetto d’appello che aveva ritenuto che la lettera con la quale la società aveva inviato al dipendente il libretto di lavoro contenente l’annotazione della data di cessazione del rapporto, unitamente alla contestuale interruzione dello stesso, costituisse un comportamento idoneo a comunicare per iscritto la volontà del datore di lavoro di risolvere il rapporto).

Cassazione civile sez. lav., 18/03/2009, n.6553

Licenziamento: la consegna del libretto di lavoro

In tema di forma scritta del licenziamento prescritta a pena di inefficacia, non sussiste per il datore di lavoro l’onere di adoperare formule sacramentali e la volontà di licenziare può essere comunicata al lavoratore anche in forma indiretta, purché chiara. Deriva da quanto precede, pertanto, che la consegna al lavoratore del libretto di lavoro con la indicazione della data di cessazione del rapporto contiene in sé la non equivoca manifestazione della volontà di fare cessare il rapporto stesso, con la conseguenza che dalla data di tale consegna decorre il termine per impugnare il licenziamento.

In particolare il licenziamento deve qualificarsi atto unilaterale recettizio, le annotazioni contenute nel libretto di lavoro hanno natura di scrittura privata e costituiscono attestazioniunilaterali di determinati fatti. La dichiarazione di cessazione del rapporto di lavoro vontenuta nel libretto di lavoro vale come atto scritto di licenziamento dalla data della relativa consegna.

Cassazione civile sez. lav., 17/03/2009, n.6447

Omessa registrazione dei lavoratori sul libretto di lavoro

In tema di sanzioni amministrative relative a violazioni in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, si connotano come violazioni di carattere meramente formale, ai sensi dell’art. 116, comma 12, l. n. 388 del 2000, comportanti l’abolizione delle sanzioni amministrative medesime, solo quelle che non determinano una lesione alla sostanza del bene giuridico tutelato, quali le comunicazioni di assunzioni errate o incomplete, atteso che queste ultime non incidono sulla tutela della funzione di controllo che caratterizza la materia del collocamento e dell’assunzione, mentre sono da considerarsi di carattere sostanziale, e di conseguenza escluse dall’ambito applicativo dell’abolitio, tutte le violazioni relative all’omessa o tardiva comunicazione di assunzione nel rapporto di lavoro, in quanto realmente incidenti sulla suddetta finalità.

(Nella specie la S.C. ha ritenuto rivestire carattere sostanziale le condotte consistenti: nell’omessa registrazione di sette lavoratori sul libretto di lavoro, ai sensi degli art. 3 e 4, l. 10 gennaio 1935 n. 112; nell’omessa consegna ai lavoratori, all’atto della corresponsione della retribuzione, del prescritto prospetto di paga, ai sensi degli art. 1 e 3 l. 5 gennaio 1953 n. 4; nell’omessa comunicazione alla competente sezione circoscrizionale per l’impiego, nei termini, dell’assunzione dei lavoratori nonché nell’omessa consegna, all’atto dell’assunzione, della dichiarazione contenente i dati della registrazione effettuata sul libro di matricola in uso, ai sensi dell’art. 9 bis, commi 1 e 2 d.l. 1 ottobre 1996 n. 510, conv. in l. 28 novembre 1996 n. 608; nell’omessa comunicazione alla competente sezione circoscrizionale per l’impiego, nei termini, della cessazione del rapporto di lavoro di un lavoratore, ai sensi dell’art. 21 l. n. 264 del 1949).

Cassazione civile sez. lav., 15/02/2008, n.3857

L’ordine di esibizione al lavoratore del libretto di lavoro

Il datore di lavoro, il quale, ai fini della prova dell’ “aliunde perceptum”, svolga istanze istruttorie finalizzate a ottenere l’ordine di esibizione al lavoratore del libretto di lavoro e delle dichiarazioni dei redditi e l’ordine di acquisizione presso l’Inps o l’ufficio di collocamento di documentazione relativa a eventuali rapporti di lavoro che il lavoratore abbia reperito “medio tempore”, deve dedurre elementi relativi alla esistenza e al contenuto di tali documenti. Diversamente le relative istanze hanno fini meramente esplorativi e devono essere respinte.

Cassazione civile sez. lav., 09/01/2008, n.207

Annotazioni contenute nel libretto di lavoro: valenza probatoria

Le annotazioni e le dichiarazioni contenute nel libretto di lavoro, aventi natura di scrittura privata e consistenti in dichiarazioni unilaterali del datore di lavoro, non valgono da sole a dimostrare la durata e il contenuto del rapporto di lavoro ma possono, in concorso con altri idonei elementi, costituire un valido indice presuntivo, apprezzabile dal giudice di merito, in rapporto alle altre risultanze istruttorie, nell’ambito del suo potere di valutazione discrezionale della prova ex art. 116 c.p.c.; analogamente, un ruolo di qualificato indice dimostrativo del rapporto di lavoro può essere assunto dalla cd. scheda professionale (modello introdotto con d.m. 30 maggio 2001 e abrogato con d.m. 30 ottobre 2007), contenente informazioni relative alle esperienze formative e professionali del lavoratore rilasciata dal competente servizio per l’impiego, soggetto titolare di potestà certificatoria.

Cassazione civile sez. I, 26/07/2016, n.15416



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