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Legge elettorale: porcellum incostituzionale. La sentenza della Corte Costituzionale

4 dicembre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2013



Gli elettori possono tornare a scegliere i loro candidati alle urne: la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’attuale legge elettorale; è la fine del “Porcellum”.

 

La Corte Costituzionale ha appena reso noto, con un comunicato ufficiale, di aver dichiarato illegittima (e quindi di aver cancellato dal nostro ordinamento) l’attuale – e tanto odiata – legge elettorale, meglio conosciuta come “porcellum”. Visto che non volevano farlo i parlamentari, ci ha dovuto pensare la magistratura.

Le motivazioni della decisione, apparsa naturale e doverosa ai più, verranno rese note nei prossimi giorni. Ci limiteremo, per ora, a ricordare le principali censure sollevate nell’ordinanza della Corte di Cassazione inviata alla Consulta.

I vizi di incostituzionalità dell’attuale legge elettorale [1] sono i seguenti:

liste blindate: il “porcellum” non consente al cittadino di scegliere il proprio candidato, ma solo la lista elettorale. Il candidato, persona fisica, viene invece scelto secondo un ordine di gerarchie predefinito dalla segreteria del partito politico. Tale sistema – si è detto – elimina il concetto di voto democratico che, per costituzione, spetterebbe solo al cittadino e non ai partiti;

– l’assegnazione del premio di maggioranza non necessita di un numero minimo di voti. Manca cioè l’indicazione di una soglia oltre la quale scatta il premio di maggioranza che garantisce l’assegnazione di 340 seggi alla Camera. La legge infatti assegna il premio alla coalizione o al partito con più voti, con il risultato di trasformare una maggioranza relativa di voti, anche realmente esigua, in una maggioranza assoluta di seggi [2];

– al Senato, invece, oltre all’assenza di una soglia minima di voti e/o seggi, l’assegnazione del premio di maggioranza viene anche inficiato dalle differenze poste in essere tra le diverse regioni: il numero dei seggi è cioè assegnato ad ogni regione in proporzione al numero degli abitanti; per cui il voto espresso dall’elettore residente nelle regioni più popolose concorre all’assegnazione di un premio di maggioranza ben più elevato rispetto a quello previsto per le regioni meno popolose. Così il voto di un elettore lombardo vale circa 10 volte in più rispetto a quello di un elettore lucano.

La Corte costituzionale – si legge in una nota appena pubblicata – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza (sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica) alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione. La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali ‘bloccate’, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza”.

E ora che succede? Come si andrà a votare alle prossime elezioni?

Quando una norma viene dichiarata incostituzionale, viene completamente cancellata dall’ordinamento. Questo vuol dire che si forma un vuoto legislativo oppure tornano in vigore le norme che erano state abrogate dalla legge invece dichiarata incostituzionale.

Prima dell’attuale legge, oggi estinta, esisteva invece il cosiddetto “Mattarellum[3].

Il Mattarellum è un sistema elettorale misto che prevede la suddivisione del territorio in collegi. Il 75% dei deputati e senatori viene scelto col sistema maggioritario a turno unico: in ogni collegio è eletto il candidato che raccoglie il maggior numero di preferenze (maggioranza semplice). Il restante 25% dei seggi è assegnato col metodo proporzionale.

Nel 2005 il sistema elettorale subì le modifiche che lo hanno portato ad essere ciò che noi oggi conosciamo. E visto che il suo stesso promotore, l’allora Ministro per le riforme Roberto Calderoli, non esitò a definirla una “porcata”, quel pastrocchio normativo viene consegnato alla storia con il nome di “Porcellum”.

“Riformeremo la legge elettorale” è stato lo spot più abusato nella recente campagna elettorale. In fondo, è lo stesso destino riservato, nelle elezioni comunali, alla raccolta dei rifiuti, al grido di “avvieremo la differenziata!”. Proclami che rimangono tali, buoni solo per imbonire le folle al momento giusto.

Ma il successivo immobilismo, tipico del periodo post elettorale, stavolta ha avuto un esito inaspettato: la Cassazione ha portato il Porcellum al cospetto della Corte Costituzionale, affinché potesse vagliarne la legittimità.

Tutto nasce, però, dall’iniziativa popolare: nel 2009, l’avvocato Aldo Bozzi, in qualità di cittadino ed elettore, ha promosso un giudizio contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Interno poiché, a suo dire, le modifiche al sistema elettorale introdotte nel 2005 avrebbero compromesso il diritto di ogni cittadino di esprimere un voto “personale, uguale, libero e segreto”.

note

[1] L. n. 270 del 21.12.2005 (legge Calderoli).

[2] In violazione degli artt. 1 c. 2, 48 c. 2 e 67 Cost.

[3] Sistema elettorale in vigore dal 1994 al 2005, il cui relatore fu Sergio Mattarella. Proprio in riferimento al nome del suo relatore, il politologo Giovanni Sartori coniò la denominazione di Mattarellum. 


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3 Commenti

  1. non avevate un salvadaio a forma di porcellino da mettere????? vegetariani e vegani si rivoltano a vedere queste immagine già fan schifo i politici ci mancate voi che ci mettete il cadavere di un animale che da vivo a 3 mesi ha l’intelligenza di un bimbo di 5-6 anni….. cambiate ‘sta foto per carità!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. brava Cristina Cussigh, anche a me ha dato molto fastidio l’immagine della porchetta…

  3. Gentili Cristina e Maria Antonietta, abbiamo provveduto a cambiare la foto, prendendo spunto dalle vostre indicazioni.

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