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Covid: a rischio palestre e locali pubblici nel nuovo Dpcm

9 Ottobre 2020 | Autore:
Covid: a rischio palestre e locali pubblici nel nuovo Dpcm

Lo slittamento del decreto nel momento in cui aumentano i contagi fa pensare che il Governo stia preparando misure più dure nei luoghi di aggregazione.

Hai notato che da quando è iniziata la pandemia non è mai successo che un Dpcm si sia fatto attendere oltre la scadenza? Che, puntualmente, in prima serata e a reti unificate, Giuseppe Conte illustrava il nuovo decreto con le misure anti-Covid il giorno prima che scadesse quello vecchio? Hai notato che questa volta non è stato così e che quello in scadenza il 7 ottobre è stato prorogato di una settimana, al 15 ottobre? Ti sarai chiesto come mai. Se lo sono chiesto milioni di italiani.

In effetti, il 7 ottobre, il Governo si è limitato a prorogare lo stato di emergenza e ad introdurre l’obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto. Ma per tutto il resto, ha deciso di attendere. Nessuna stretta sulla movida, sul trasporto pubblico, sulla frequentazione di bar o ristoranti, sulle feste private.

La scusa ufficiale è che c’era stato un ritardo nell’approvazione da parte del Parlamento della proroga allo stato di emergenza, a causa della mancanza del numero legale alla Camera il primo giorno di votazione. Scusa che appare alquanto debole visto che, come l’esperienza di questi mesi ci ha insegnato, la bozza di un nuovo Dpcm viene preparata con il dovuto anticipo e, anzi, circola negli ambienti giornalistici già qualche giorno prima che venga firmata da Conte. Perché questa volta non è stata predisposta in tempo utile affinché entrasse in vigore l’8 ottobre, come previsto?

Viene in mente una sola possibilità, dettata da una curiosa coincidenza. Sarà forse un caso (o forse no) che lo slittamento del decreto è capitato proprio nel momento in cui i numeri dei nuovi casi di positività al coronavirus stanno registrando una vistosa impennata. A rischio (o nella speranza) di essere smentiti da un nuovo trend che veda calare i contagi, viene da pensare che posticipando l’approvazione del Dpcm, il Governo persegua un doppio obiettivo.

Il primo: imporre delle restrizioni più severe già dal primo testo, senza doverlo modificare dopo pochi giorni, come succedeva in primavera, quando ogni settimana Conte appariva in tv per introdurre nuovi divieti. Misure che andrebbero a colpire i luoghi di aggregazione più frequentati dagli italiani: i locali pubblici, i ristoranti, i bar, le palestre. Non certamente i luoghi di lavoro, dove si delega agli imprenditori il controllo del rispetto delle norme. E nemmeno nelle scuole, dove la responsabilità di questi controlli è in capo ai presidi e al personale docente. Se i contagi continueranno a salire, come purtroppo sembra succederà nei prossimi giorni, il Governo non colpirà le aziende o le scuole, ma gli esercizi pubblici e i centri sportivi.

Un esempio lo ha dato il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, con l’ordinanza appena entrata in vigore nella provincia di Latina, dov’è stato imposto un mini-lockdown (leggi il nostro articolo sulla prima provincia in mini lockdown). Nessun ristorante chiuso, nessuna palestra sospesa, ma le limitazioni hanno riguardato queste realtà, non la metropolitana, non le imprese, non gli istituti scolastici.

Il secondo obiettivo ipotizzabile dello slittamento del Dpcm riguarda proprio le Regioni. Viene da pensare che Conte abbia deciso di attendere la reazione dei governatori di fronte all’impennata dei casi positivi. Di vedere se, come successo nel Lazio, qualche presidente prende l’iniziativa di introdurre delle restrizioni prima che decida di farlo il Governo. In questo modo, eviterebbe di farsi avanti per primo con un provvedimento facilmente contestabile dai presidenti delle Regioni, cioè da chi è a contatto più diretto con cittadini, esercenti, imprenditori.

Ma forse, appunto, è solo una coincidenza.



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