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Patto marciano: ultime sentenze

22 Dicembre 2020
Patto marciano: ultime sentenze

La sproporzione tra il credito ed il bene trasferito; l’equilibrio sinallagmatico tra le parti contrattuali; il patto commissorio.

Violazione del patto commissorio

Affinché possa attribuirsi carattere commissorio all’attribuzione al creditore di un bene a garanzia dell’adempimento è necessario che sussista un’evidente sproporzione tra l’entità del debito e il valore dato in garanzia, in quanto il legislatore, nel formulare un giudizio di disvalore nei riguardi del patto commissorio, ha presunto, alla stregua dell'”id quod plerumque accidit”, che in siffatta convenzione il creditore pretenda una garanzia eccedente il credito, sicché, ove questa sproporzione manchi – come nel pegno irregolare, nel riporto finanziario e nel cosiddetto patto marciano (ove al termine del rapporto si procede alla stima del bene e il creditore, per acquisirlo, è tenuto al pagamento dell’importo eccedente l’entità del credito) – l’illiceità della causa è esclusa.

Dunque, perché possa ci si possa dolere della violazione del patto commissorio non è sufficiente il trasferimento di un bene a garanzia di un credito, essendo altresì necessario che il bene trasferito sia di valore superiore al credito garantito e che, dunque, si generi una rilevante sproporzione tra il credito ed il bene.

Tribunale Milano, 21/02/2020, n.1660

Patto commissorio e patto marciano

Se a un patto commissorio (il creditore trattiene la cosa data in garanzia all’inadempimento del debitore) accede un patto marciano (il creditore vende la cosa, previa stima e restituisce la eccedenza al debitore) la pattuizione non ricade nel divieto dell’art. 2744 c.c. Ciò trova giustificazione nella analogia con il pegno irregolare (art. 1851 c.c.) il quale consente al creditore che abbia ricevuto in pegno cose fungibili di appropriarsene all’inadempimento del debitore restituendo però a questo ultimo la eccedenza di valore (tra le cose date in pegno e l’ammontare del debito).

Il patto marciano, che non è figura tipica, persegue esattamente lo stesso scopo rispetto a beni non dati in pegno ma alienati in garanzia, ossia consente al creditore di appropriarsene restituendo al debitore la differenza di valore. Al riguardo, inoltre, non può obiettarsi che l’art. 1851 c.c. è norma eccezionale, come tale insuscettibile di applicazione analogica in quanto non è affatto eccezione rispetto al principio generale dell’art. 2744 c.c., ma rispettoso della medesima ratio, anzi conseguenza di quel principio in quanto mira anche esso a evitare approfittamenti del creditore ai danni del debitore.

Tuttavia, proprio in quanto il patto marciano può consentire di evitare approfittamenti del creditore ai danni del debitore, è necessario che le parti abbiano previsto criteri di stima del bene al momento della convenzione marciana.

Cassazione civile sez. III, 17/01/2020, n.844

A cosa serve il patto marciano?

L’applicazione analogica dell’art. 1526 c.c., previsto in materia di vendita con riserva della proprietà, al leasing traslativo risponde all’esigenza di correggere e ripristinare l’equilibrio sinallagmatico alterato, nelle convenzioni demandate all’autonomia negoziale delle parti, dall’ingiustificato favore per il concedente al quale verrebbe spesso pattiziamente consentito di ricavare, dall’inadempimento della controparte, più di quanto egli avrebbe titolo di ottenere dal regolare adempimento del contratto.

Tuttavia deve ritenersi che, laddove tale esigenza sia già stata superata dalla previsione concordata complessivamente valutata, non si renda necessario, né pertanto si giustifichi, il ricorso all’art. 1526 c.c., in sostituzione dell’autonoma determinazione delle parti.

Il riequilibrio dell’assetto contrattuale può dirsi infatti ristabilito mediante la previsione di una specifica clausola, che stabilisce l’accredito a favore dell’utilizzatore dell’importo ricavato dal concedente dalla vendita del bene, (trattasi del c.d. patto marciano); tale clausola, infatti, da un lato, garantisce al concedente di venirsi a trovare, a seguito dell’inadempimento dell’utilizzatore, nella medesima situazione in cui si sarebbe trovato nell’ipotesi di sviluppo fisiologico del rapporto contrattuale, dall’altro esclude in radice il rischio di un ingiustificato arricchimento da parte della società di leasing.

Tribunale Milano sez. VI, 22/01/2019, n.557

L’acquisizione della proprietà del bene

La vendita con patto di riscatto o di retrovendita stipulata fra il debitore ed il creditore, ove determini la definitiva acquisizione della proprietà del bene in mancanza di pagamento del debito garantito, è nulla per frode alla legge, in quanto diretta ad eludere il divieto del patto commissorio.

Principale elemento sintomatico della frode è costituito dalla sproporzione tra l’entità del debito e il valore dato in garanzia, in quanto il legislatore, nel formulare un giudizio di disvalore nei riguardi del patto commissorio, ha presunto, alla stregua dell'”id quod plerumque accidit”, che in siffatta convenzione il creditore pretenda una garanzia eccedente il credito, sicché, ove questa sproporzione manchi – come nel pegno irregolare, nel riporto finanziario e nel cosiddetto patto marciano (ove al termine del rapporto si procede alla stima del bene e il creditore, per acquisirlo, è tenuto al pagamento dell’importo eccedente l’entità del credito) – l’illiceità della causa è esclusa.

Cassazione civile sez. II, 09/05/2013, n.10986

Quando non ricorre il patto marciano?

Ricorre l’ipotesi del patto commissorio – e non la diversa ipotesi del patto marciano – qualora, nel negozio di cessione dei crediti a scopo di garanzia, sia pattuito che il trasferimento dei crediti alla cessionaria è da ricondurre alla funzione di garanzia dell’adempimento da parte della società che ha ricevuto il finanziamento agli obblighi da esso derivanti, e che la retrocessione degli stessi crediti in capo alla cedente è condizionata, anche in caso di risoluzione del contratto di finanziamento, al pagamento da parte di quest’ultima di una somma di riacquisto corrispondente all’ammontare del corrispettivo del finanziamento ancora dovuto, agli interessi di mora maturati fino al momento del pagamento sulle rate non pagate, alle spese della cessionaria rimaste non pagate e a qualsiasi altro importo dovuto.

Tribunale Roma, 16/09/2008

La clausola del contratto e la stima del bene oggetto di garanzia

Può considerarsi idonea a ristabilire l’equilibrio sinallagmatico tra le prestazioni del contratto di “lease back” la clausola del medesimo la quale, sul modello del c.d. “patto marciano”, preveda, al termine del rapporto, la stima del bene oggetto di garanzia al fine di confermarne il trapasso, se il valore del bene sia equiparabile al valore del credito inadempiuto, ovvero di quantificare il maggior costo che dovrebbe sopportare il creditore per ottenere l’acquisizione del bene pagando un prezzo aggiuntivo al debitore.

Tribunale Monza, 24/05/1988

Patto marciano: è idoneo a ristabilire l’equilibrio sinallagmatico tra le parti?

Il patto marciano che preveda, al momento dell’inadempimento, un procedimento tale da assicurare la stima imparziale del bene entro tempi certi esclude la violazione del divieto di patto commissorio e, conseguentemente, la nullità per illiceità della causa del contratto di sale and lease back, al quale sia apposto.

Cassazione civile sez. I, 28/01/2015, n.1625

Illiceità della causa concreta per violazione del divieto di patto commissorio

Il contratto di sale and lease back è nullo, per illiceità della causa in concreto, ove violi il divieto di patto commissorio, salvo che le parti, con apposita clausola (cd. patto marciano), abbiano preventivamente convenuto che al termine del rapporto – effettuata la stima del bene con tempi certi e modalità definite, tali da assicurare una valutazione imparziale ancorata a parametri oggettivi ed autonomi ad opera di un terzo – il creditore debba, per acquisire il bene, pagare l’importo eccedente l’entità del suo credito, sì da ristabilire l’equilibrio sinallagmatico tra le prestazioni e da evitare che il debitore subisca una lesione dal trasferimento del bene in garanzia.

Resta peraltro ammissibile la previsione di differenti modalità di stima del bene, per come emerse nella pratica degli affari, purché dalla struttura del patto marciano in ogni caso risulti, anticipatamente, che il debitore perderà la proprietà del bene ad un giusto prezzo, determinato al momento dell’inadempimento, con restituzione della differenza rispetto al maggior valore, mentre non costituisce requisito necessario che il trasferimento della proprietà sia subordinato al suddetto pagamento, potendosi articolare la clausola marciana nel senso di ancorare il passaggio della proprietà sia al solo inadempimento, sia alla corresponsione della differenza di valore.

Cassazione civile sez. I, 28/01/2015, n.1625

Patto marciano: confligge con il divieto di patto commissiorio?

Con il patto marciano si conviene che, in caso di inadempimento del debitore, il creditore possa bensì conseguire la proprietà del bene ricevuto in garanzia, ma a un prezzo stimato da un perito indipendente, e con obbligo di versare al debitore la differenza tra l’ammontare del credito e il valore del bene stesso.

Un tale negozio, con la previsione che al termine del rapporto – effettuata la stima imparziale e ancorata a parametri oggettiva, del bene – il creditore debba, per acquisire il bene, pagare l’importo eccedente l’entità del suo credito, mira a scongiurare l’eventualità che il creditore possa approfittare dello stato di bisogno del debitore, ricevendo la proprietà di un bene dal valore non proporzionato al debito, ed è idoneo a ristabilire l’equilibrio sinallagmatico tra le prestazioni evitando che il debitore subisca una lesione dal trasferimento del bene in garanzia. Esso è quindi ritenuto non confliggere con il divieto di cui all’art. 2744 c.c.

Tribunale Trieste, 19/04/2019, n.238



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