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Iscrizione liste di collocamento: ultime sentenze

24 Febbraio 2022
Iscrizione liste di collocamento: ultime sentenze

Assunzione di lavoratori da inquadrare alle dipendenze di un Comune; tutela del diritto soggettivo al lavoro; stato di disoccupazione.

Presupposti del risarcimento per perdita di chance

Il danno da c.d. perdita di chance garantisce l’accesso al risarcimento per equivalente solo se abbia effettivamente raggiunto un’apprezzabile consistenza, di solito indicata dalle formule probabilità seria e concreta o anche elevata probabilità di conseguire il bene della vita sperato; in caso di mera « possibilità » vi è solo un ipotetico danno, non meritevole di reintegrazione, poiché in pratica nemmeno distinguibile dalla lesione di una mera aspettativa di fatto (nella fattispecie è stata respinta la domanda di risarcimento del danno derivante dal rigetto della domanda di iscrizione nelle liste di collocamento speciale ai sensi dell’art. 8, l. 2 aprile 1968 n. 482, asseritamente causato dal ritardo nella liquidazione della pensione privilegiata che avrebbe comportato una modifica normativa sfavorevole, non essendo stato comprovato che, per effetto dell’iscrizione tempestiva al collocamento obbligatorio, sarebbe stato altamente probabile trovare un posto di lavoro mediante il relativo avviamento a cura del centro per l’impiego ed avente una remunerazione commisurata alla richiesta risarcitoria)

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 30/04/2021, n.264

Controversia sull’iscrizione alle liste di collocamento

Le controversie in materia di selezione tra gli iscritti nelle liste di collocamento, ex art. 16, l. 28 febbraio 1987, n. 56, finalizzata all’assunzione di lavoratori da inquadrare alle dipendenze di un Comune rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario atteso che in esse vengono in rilievo questioni afferenti la tutela del diritto soggettivo al lavoro.

T.A.R. Campobasso, (Molise) sez. I, 17/03/2020, n.96

Spettanza di un periodo di attesa occupazione

La spettanza di un periodo di attesa occupazione, ai sensi dell’art. 22, comma 11, d.lgs. n. 286/1998, postula, oltreché l’iscrizione del soggetto nelle liste di collocamento, al fine di poter reperire una nuova occupazione, anche nel periodo precedente, cioè in costanza del permesso di soggiorno per lavoro, che un’attività lavorativa sia stata effettivamente svolta ed abbia prodotto un reddito adeguato e, altresì, sussista una ragionevole prospettiva di un reddito futuro (poiché su tale presupposto si fonda il periodo di attesa occupazione.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 10/03/2020, n.39

L’iscrizione nelle liste dei lavoratori protetti

L’iscrizione nelle liste di collocamento obbligatorio a norma della legge 12 marzo 1999 n. 68 (che ha abrogato e sostituito la l. 2 aprile 1968 n. 482) si configura come atto di accertamento dei requisiti previsti dalla disciplina di settore e nell’esercizio di tale funzione l’Amministrazione pubblica svolge un’attività di certazione, se del caso a seguito di un momento di discrezionalità tecnica e mai amministrativa, con la conseguenza che i soggetti che si trovano nelle condizioni prescritte possono vantare un diritto soggettivo all’iscrizione nelle predette liste e al conseguente avviamento al lavoro e le relative controversie appartengono alla giurisdizione del g.o.

La giurisdizione dell’a.g.o. si estende inoltre anche agli atti conseguenti all’iscrizione nelle liste del collocamento obbligatorio, ivi compresi gli atti di avviamento al lavoro o i possibili annullamenti di avviamenti già disposti, ovvero alle pretese di natura risarcitoria connesse all’applicazione della disciplina sul collocamento obbligatorio, trattandosi di atti che involgono diritti soggettivi degli interessati.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. II, 23/01/2020, n.175

Richiesta di iscrizione nelle liste di collocamento

Nella prova per presunzioni, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che dal fatto noto sia desumibile univocamente quello ignoto, alla stregua di un giudizio di probabilità basato sull'”id quod plerumque accidit”, sicché il giudice può trarre il suo libero convincimento dall’apprezzamento discrezionale degli elementi indiziari prescelti, purché dotati dei requisiti legali della gravità, precisione e concordanza.

(Nella specie, la S.C. ha escluso che rispondesse ai requisiti di cui all’art. 2729 c.c. la decisione di merito secondo la quale, ai fini dell’accertamento del danno da perdita della capacità di produrre reddito, l’intenzione dell’attore di astenersi dalla ricerca di un’occupazione per il resto della propria vita potesse desumersi dal mancato inserimento, nella richiesta di iscrizione nelle liste di collocamento, della dichiarazione di disponibilità a svolgere attività lavorativa, circostanza verificatasi quando egli aveva appena ventitré anni).

Cassazione civile sez. III, 21/01/2020, n.1163

Giurisdizione giudice ordinario

Le controversie concernenti l’assunzione obbligatoria di appartenenti alle categorie protette spettano alla giurisdizione del giudice ordinario solo nei casi in cui siano in contestazione i presupposti stessi su cui è basata l’iscrizione nelle liste del collocamento obbligatorio, mentre appartengono al giudice amministrativo le controversie relative ai vizi del procedimento di formazione dell’atto di avviamento al lavoro, nonché delle modalità di selezione ai fini dell’assunzione, in quanto permeate, alla stregua delle fonti, da evidenti margini di discrezionalità amministrativa ed assoggettate alle norme generali di cui al comma 3 dell’art. 97 Cost. in tema di gestione dei concorsi pubblici.

T.A.R. Pescara, (Abruzzo) sez. I, 31/10/2018, n.321

Pubblico impiego privatizzato: assunzione

In tema pubblico impiego privatizzato, il principio generale di assunzione tramite concorso, di cui all’art. 97, comma 3, Cost., cui è correlato il divieto di conversione ex art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001, comporta il necessario superamento di una procedura di selezione che sia tale da essere compresa nell’ambito concettuale e giuridico del “concorso”, caratterizzato dall’emanazione di un bando iniziale, dalla fissazione dei criteri valutativi, dalla presenza di una commissione incaricata della valutazione dei candidati e dalla formazione di una graduatoria finale, mentre non rilevano la presenza di margini di discrezionalità nella valutazione dei titoli dei candidati ovvero la previsione, quale requisito di partecipazione al concorso, dell’iscrizione alle liste di collocamento o dell’attribuzione di punti in relazione alla durata di tale iscrizione.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, in un caso di numerose assunzioni a termine, protratte nell’arco di un decennio, aveva escluso la conversione del rapporto senza valutare se le procedure selettive superate dalla lavoratrice con riferimento ad alcuni contratti della serie potessero rientrare tra le procedure concorsuali pubbliche).

Cassazione civile sez. lav., 15/10/2018, n.25728

Straniero inoccupato: condizioni del rinnovo del permesso di soggiorno

Ai sensi dell’art. 37, d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, costituente il regolamento attuativo del d.lg. 25 luglio 1998, n. 286, la Questura rinnova il permesso di soggiorno all’extracomunitario che abbia perso l’attività lavorativa, ma subordinatamente alla iscrizione dello stesso nelle liste di mobilità gestite dal Centro per l’impiego ovvero nell’elenco anagrafico delle persone disoccupate tenuto dal Centro medesimo e, comunque, per un periodo non superiore a sei mesi dal momento di iscrizione dello straniero alle indicate liste; inoltre l’art. 22 comma 11 del cit. d.lg. n. 286 del 1998 non afferma il diritto dell’extracomunitario disoccupato ad ottenere comunque un rinnovo incondizionato del permesso di soggiorno, sia pure per solo sei mesi, prevedendo invece il diritto del medesimo alla iscrizione alle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno, in deroga al principio per cui il venir meno dei requisiti per il suo rilascio (tra i quali v’è anche quello della titolarità di un reddito tale da garantire il sostentamento) determina anche la sua revoca.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. II, 26/08/2016, n.1118

Attesa occupazione oltre il termine di un anno

Ai sensi dall’art. 37 comma 6, d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, allo scadere del permesso di soggiorno l’extracomunitario deve lasciare il territorio dello Stato, salvo risulti titolare di un nuovo contratto di lavoro ovvero abbia diritto al permesso di soggiorno ad altro titolo, secondo la normativa vigente; in ogni caso il permesso di soggiorno per attesa occupazione non è suscettibile di proroga oltre il termine complessivamente previsto dall’art. 22 comma 11, d.lg. 25 luglio 1998, n.286, ed è irrilevante che in materia vi sia stata l’iscrizione alle liste di collocamento e che non vi sia stata attività lavorativa in periodi di inattività nell’arco temporale di efficacia del precedente permesso.

Consiglio di Stato sez. III, 11/05/2016, n.1868

Reiscrizione alle liste di collocamento

La ratio sottesa all’art. 22 comma 11, t.u. delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione (d.lg. 25 luglio 1998 n. 286) è quella di riconoscere, al titolare di un permesso di soggiorno, un congruo periodo di comporto, finalizzato alla ricerca di una nuova occupazione. La norma non contiene affatto, dato che ciò si porrebbe in contrasto con la finalità perseguita dal legislatore, il divieto di successivo rinnovo di permesso per reiscrizione alle liste di collocamento a chi ne abbia già usufruito e, del resto, il periodo di sei mesi di iscrizione alle liste di collocamento costituisce una garanzia minima per il cittadino extracomunitario, mentre nulla vieta l’iscrizione alle dette liste oltre il termine.

Ne consegue che, ove il periodo di iscrizione alle liste di collocamento si prolunghi oltre, l’autorità di P.S. non è affatto tenuta a rigettare automaticamente la richiesta di rinnovo del relativo permesso di soggiorno per il detto medesimo titolo; la stessa dispone, invece, di un potere di valutazione discrezionale, soggetto agli ordinari oneri procedimentali e di motivazione.

T.A.R. Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 05/06/2013, n.182

Trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato

In materia di agevolazioni per investimenti in nuova occupazione, previste dall’art. 4 l. 27 dicembre 1997 n. 449, la concessione dell’apposito credito d’imposta dipende dall’incremento dei dipendenti a tempo pieno e indeterminato, con la possibilità che il beneficio, sebbene in misura ridotta, sia goduto anche a seguito della trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato, già in essere al 1 ottobre 1997 (data di entrata in vigore della norma) in rapporto a tempo pieno e indeterminato, volendosi avvantaggiare l’impresa che, operando tale stabilizzazione, realizzi l’obiettivo di politica economica dell’incremento così inteso del numero dei dipendenti; ne consegue che l’iscrizione alle liste di collocamento o mobilità o cassa integrazione, di cui all’art. 4, comma 5, lett. e) della l. n. 449 cit., va intesa in senso stretto, quale unicamente riferita ai nuovi dipendenti.

Cassazione civile sez. trib., 08/05/2013, n.10774

Liste di collocamento: il difetto dell’iscrizione

Il difetto dell’iscrizione alle liste di collocamento non esclude il diritto all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti.

Cassazione civile sez. lav., 18/05/2010, n.12102

Iscrizione all’ufficio di collocamento e stato di disoccupazione

All’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti ridotti, in difetto di specifico rinvio normativo, non si estendono le prescrizioni previste per l’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali, quali l’iscrizione all’ufficio di collocamento e la soggezione al controllo dello stato di disoccupazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva riconosciuto il diritto alla indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, nonostante la carenza di iscrizione alle liste di collocamento).

Cassazione civile sez. lav., 11/06/2008, n.15523

Iscrizione alle liste di collocamento, stato di quiescenza e stato di disoccupazione

L’insegnante supplente, che ha conseguito l’incarico dopo essere stata collocata a riposo a domanda, godendo del trattamento pensionistico, e vi ha posto termine anticipatamente, mediante dimissioni, per complicanze nella gestazione, non può conseguire l’indennità di maternità, non potendosi considerare sospesa, assente dal lavoro senza retribuzione o disoccupata, ai sensi dell’art. 17 comma 2 l. 30 dicembre 1971 n. 1204, all’inizio del periodo di astensione obbligatoria, assimilando lo stato di quiescenza a quello di disoccupazione, in quanto entrambi consentono l’iscrizione alle liste di collocamento, dato che lo impediscono le volontarie dimissioni dal servizio senza concreta iscrizione a dette liste, e l’incompatibilità di un trattamento pensionistico con uno stato di bisogno, unicamente per sovvenire al quale la legge estende, in via eccezionale, detta indennità, che in questo caso ha carattere previdenziale, oltre il rapporto lavorativo, nella cui prestazione sinallagmatica, ha normalmente origine, e soltanto nelle ipotesi tassative, contemplate da detto art. 17, per cui il suo regime è estraneo anche alle norme che regolano il cumulo tra pensione e retribuzione.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia), 12/02/2005, n.30

Liste di collocamento: per quale periodo è consentita l’iscrizione?

Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno lo straniero extracomunitario deve fornire prova idonea della disponibilità di un reddito sufficiente al sostentamento, derivante da un regolare lavoro autonomo o dalla titolarità di un contratto di lavoro, essendo consentita l’iscrizione alle liste di collocamento solo per il periodo di un anno.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. II, 22/11/2003, n.1654

Assenza d’iscrizione alle liste di collocamento

L’indennità di maternità ex art. 17 comma 2, l. 30 dicembre 1971 n. 1204 non può spettare alla lavoratrice gestante che, all’inizio del periodo di astensione obbligatoria, si sia volontariamente dimessa dal servizio, in quanto il predetto beneficio può competere esclusivamente alla lavoratrice sospesa, assente dal lavoro senza retribuzione o disoccupata, non potendosi assimilare le dimissioni, in assenza d’iscrizione alle liste di collocamento, ad alcuna delle situazioni cui la legge riconnette il beneficio stesso.

Consiglio di Stato sez. V, 22/06/2000, n.3516



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