Diritto e Fisco | Articoli

L’ex che ha rinunciato al lavoro ha diritto all’assegno?

11 Ottobre 2020 | Autore:
L’ex che ha rinunciato al lavoro ha diritto all’assegno?

Lei lascia tutto e si trasferisce in un’altra città per seguire lui. Se dopo il matrimonio la donna può ancora lavorare, il marito deve versarle i soldi?

Giovane, laureata e lavoratrice. Un giorno, conosce quello che pensa sia l’uomo della sua vita. Abita, però, in un’altra città. Sono innamorati, vogliono sposarsi. Ma uno dei due deve dire addio alla carriera. Lei non ci pensa due volte: dà le dimissioni, prende la valigia e insegue il futuro marito ed i sogni di una vita insieme. Le cose, nel tempo, cambiano. Passano pochi anni, adattarsi alla nuova realtà è faticoso. I sogni si infrangono, l’amore finisce, nonostante la nascita di un figlio, e il matrimonio pure. Lei pensa a quello che ha sacrificato, agli anni di università investiti per ottenere una laurea, al lavoro in cui, chissà, magari avrebbe potuto far carriera. Troppo quello che si è lasciata alle spalle per restare con un pugno di mosche in mano. Ma in un caso come questo, l’ex che ha rinunciato al lavoro ha diritto all’assegno divorzile?

Più volte, la giurisprudenza si è pronunciata sull’opportunità di riconoscere il mantenimento all’ex che è ancora in grado di lavorare. Per ultima, l’ha fatto di recente la Cassazione, con una sentenza in cui affronta anche la questione della durata del matrimonio come elemento da tenere in considerazione per stabilire l’eventuale diritto all’assegno. Senza trascurare un altro aspetto: abitando in città diverse, il coniuge che deve andare avanti e indietro per rispettare l’obbligo (e la voglia) di vedere il figlio spende un po’ di soldi tra benzina e autostrada. Bisogna tener conto anche di questo in un’eventuale mensilità di mantenimento?

Ecco come ha spiegato la Cassazione se l’ex che ha rinunciato al lavoro ha diritto all’assegno oppure no.

Diritto all’assegno: c’è se lei non lavora?

Il fatto che una persona si sia trasferita in seguito ad un’altra per sposarsela e vivere insieme in una città distante dalla sua non equivale ad avere automaticamente il diritto all’assegno divorzile se il rapporto dovesse finire. Lo ha stabilito la Cassazione con una recente sentenza [1].

La Suprema Corte, anzi, esclude l’assegno anche in una circostanza come questa. Il motivo? Il fatto che l’ex coniuge sia giovane, laureato e abbia lavorato prima di trasferirsi altrove a causa del matrimonio. Insomma, un concetto già visto altre volte: chi è in grado di procurarsi un reddito da solo non può pretendere di stare seduto ad aspettare che sia l’ex a risolvere i suoi problemi economici.

Diritto all’assegno: conta la durata del matrimonio?

La Cassazione ha ribadito nella sua sentenza un altro concetto più o meno noto da tempo: anche la durata del matrimonio è un elemento da tenere in considerazione quando si tratta di stabilire il diritto all’assegno divorzile.

Questo perché c’è da stabilire se l’ex coniuge ha avuto modo di dare il proprio contributo alla formazione del reddito dell’ex. Cosa che, secondo i giudici, difficilmente può avvenire se la convivenza è stata breve.

La Suprema Corte non dimentica, comunque, lo scopo sociale dell’assegno divorzile. Può capitare, infatti, che in un matrimonio si crei un certo squilibrio tra marito e moglie per la maggiore dedizione di uno verso l’altro. È il caso di chi si dedica esclusivamente alla casa e alla famiglia senza produrre reddito, consentendo all’altro (o all’altra) di continuare a lavorare e di consolidare la sua posizione economica, oltre che sociale. In questo caso, il giudice verifica l’adeguatezza dei mezzi e la capacità di entrambi di procurarsi un reddito, tenendo conto soprattutto della parte più debole.

Tuttavia, l’ex che non ha lavorato durante il periodo di convivenza ed ha la possibilità di farlo una volta finito il matrimonio è tenuto a procurarsi il reddito da solo se ne ha le capacità. E il fatto di avere una laurea in tasca, di avere un’età in cui non si è ancora «tagliati fuori» dal mercato del lavoro ed avere già svolto un’attività in passato sono, secondo la Cassazione, motivi più che sufficienti per escludere l’obbligo dell’altro coniuge a corrispondere ogni mese l’assegno divorzile.

Diritto all’assegno: vanno riconosciute le spese di trasferta?

Non solo. Nel caso esaminato dalla Cassazione, i due ex coniugi abitano in città distanti l’una dall’altra. Lei con la figlia, il marito lontano da entrambe. Al padre è stato riconosciuto il diritto di vedere la figlia a settimane alterne. Un fine settimana al mese, però, è lui che deve andare nel luogo in cui la ragazza abita insieme alla madre, per mantenere i rapporti con la giovane, conoscere gli amici che frequenta, interessarsi in prima persona della sua vita.

Questa trasferta, secondo la Suprema Corte, va riconosciuta. E, pertanto, il genitore ha diritto a versare un mantenimento inferiore, proprio per compensare i soldi spesi per andare una volta al mese a trovare la figlia.


note

[1] Cass. sent. n. 2115/2020 del 05.10.2020.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube