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Multe stradali per posta: e la privacy?

11 Ottobre 2020 | Autore:
Multe stradali per posta: e la privacy?

Il trattamento dei dati personali può essere illecito se compiuto da società private che non si limitano a compiti materiali, come l’imbustamento e la consegna dei plichi.

Dietro una multa stradale ci sono numerosi dati personali: la targa del veicolo, l’intestatario, il luogo, la data e l’ora in cui si trovava al momento dell’infrazione. Gli agenti che accertano la violazione e redigono il verbale sono autorizzati a trattare queste informazioni, ma cosa succede quando gli atti vengono spediti per posta al contravvenzionato?

Le buste, si sa, sono sottili e fragili, ma prima ancora può capitare che l’organo che ha elevato la contravvenzione – come il Comune per le infrazioni rilevate dalla Polizia municipale – si avvalga di società esterne per il recapito. Si tratta di soggetti privati, che provvedono all’imbustamento e alla consegna dei plichi all’ufficio postale per la spedizione. In buona sostanza, qualche addetto potrebbe “sbirciare” i verbali già redatti e leggerne il contenuto, apprendendo così i dati personali degli interessati.

Così ci si pongono alcune domande. Il trattamento di queste informazioni deve essere preventivamente autorizzato per essere legittimo? E in caso affermativo sono richieste particolari forme e precauzioni? Nel caso delle multe stradali per posta, si pongono problemi di privacy quando il loro inoltro è affidato a soggetti estranei all’Ente pubblico che ha formato il verbale?

Il problema è delicato anche perché sono varie le forme di convenzione adottate dai Comuni italiani e se n’è dovuta occupare la Corte di Cassazione, che in una recente sentenza ha fornito una interessante soluzione al quesito posto da un automobilista che era stato contravvenzionato per eccesso di velocità.

La notifica delle multe stradali per posta

I verbali di accertamento delle violazioni alle norme sulla circolazione stradale e di irrogazione delle sanzioni vengono legittimamente  notificati, in tutti i casi in cui non è possibile effettuare la contestazione immediata, tramite il servizio postale secondo la specifica procedura indicata dal Codice della Strada [1] e dettagliata in tutti i suoi nel Regolamento di esecuzione [2].

Queste norme, in estrema sintesi, stabiliscono che la notifica del verbale debba essere compiuta nei confronti dell’«effettivo trasgressore», ma, quando questi non sia stato identificato, sia rivolta al proprietario del veicolo, individuato in base alla targa e al corrispondente nominativo che risulta dagli archivi della Motorizzazione civile e del Pra (Pubblico registro automobilistico).

I dati personali contenuti nel verbale

Queste norme disciplinano anche l’esatto contenuto del verbale, che deve contenere «l’indicazione del giorno, dell’ora e della località nei quali la violazione e’ avvenuta, delle generalità e della residenza del trasgressore e, ove del caso, l’indicazione del proprietario del veicolo, o del soggetto solidale, degli estremi della patente di guida, del tipo del veicolo e della targa di riconoscimento, la sommaria esposizione del fatto, nonché la citazione della norma violata e le eventuali dichiarazioni delle quali il trasgressore chiede l’inserzione».

Inoltre, gli estremi dei verbali devono essere riportati su un apposito registro cronologico (tenuto anche in forma automatizzata e digitale), che contiene la data ed il luogo dell’infrazione, la norma violata, il cognome e nome del trasgressore e del responsabile in solido, il tipo di veicolo (marca e modello) e la targa.

Il percorso del verbale

Se la contestazione non ha potuto essere effettuata immediatamente al trasgressore (come nel caso di eccesso di velocità rilevato con apparecchi automatici come gli autovelox e i tutor) le norme dispongono che l’organo accertatore della violazione compila il verbale e «lo trasmette al comando o ufficio da cui dipende».

C’è quindi un primo passaggio degli atti, che comunque avviene all’interno del medesimo Ente pubblico, come nel caso della Polizia municipale o locale che opera nel Comune o Provincia di appartenenza.

Sarà questo «ufficio o comando da cui dipende l’organo accertatore» a trasformare il verbale di accertamento in un verbale di contestazione e provvedere alla notifica di quest’ultimo, inviando al destinatario uno degli originali del verbale o una copia autenticata e trattenendo una copia agli atti nel proprio archivio.

I dati personali affidati a soggetti esterni

A questo punto, può accadere che il comando o ufficio si avvalga, per la spedizione, di soggetti esterni all’Amministrazione, anche privati, ai quali vengono affidati compiti materiali di imbustamento dei verbali e di consegna dei plichi al servizio postale.

Fermo restando che il trattamento dei dati personali è legittimo quando viene effettuato direttamente dagli organi pubblici, la Corte di Cassazione [3] ha ritenuto legittima questa modalità di affidamento a società private: si tratta di «attività materialmente esecutive (stampa, imbustamento e consegna) che non implicano alcuna partecipazione del soggetto privato alla formazione del verbale di contestazione».

È stata così respinta la doglianza del ricorrente, che temeva il pericolo che «qualunque impiegato della società, agendo come soggetto privato, avrebbe potuto divulgare siffatti dati» e lamentava profili di illegittimità derivanti dal fatto che «i dati personali fossero stati comunicati ad una società privata senza che ricorresse il requisito della necessità [4] ma solo per motivi di convenienza o di opportunità».

La multa, pertanto, se i privati si limitano a compiere tali attività meramente materiali rimane valida e la procedura adottata dagli organi pubblici che coinvolgono società esterne non comporta l’inutilizzabilità, ai sensi del Codice sulla privacy, dei dati personali trattati [5].

Quando dalla targa si risale al proprietario

La Suprema Corte ha aggiunto che la correlazione tra targa e proprietario del veicolo risulta dal Pubblico registro automobilistico e perciò il trattamento di tali dati non richiede il consenso dell’interessato; infatti «il dato complesso derivante dall’accostamento con le notizie relative alla violazione contestata non è riferibile ad una persona – giacché nulla consente di ritenere che il proprietario coincida con il conducente – ma, appunto, ad un veicolo recante la targa indicata».

Il trattamento illecito di dati personali

Al di là della soluzione fornita, la questione rimane dibattuta: una precedente sentenza della Cassazione [6] aveva ritenuto che fosse configurabile il reato di trattamento illecito di dati personali proprio perché nella nozione di “dato personale” rientrerebbe qualunque informazione relativa ad una persona individuabile con un riferimento ad altri dati personali, come un codice identificativo o, appunto, la targa del veicolo di sua proprietà.

Quando la multa è nulla per violazione della privacy

E a tal proposito la Cassazione [7] ha ritenuto nulla la notifica di un verbale di accertamento delegata dal Comune alle Poste italiane poiché la delega dell’Ente non riguardava solo le attività meramente esecutive di stampa, imbustamento e consegna, ma attribuiva anche compiti di «personalizzazione» della modulistica, in modo che veniva realizzata una inammissibile «compartecipazione del soggetto privato alla formulazione del verbale di contestazione»: perciò – afferma la sentenza – «l’attività di accertamento – così come complessivamente formatasi e sviluppatasi con il concerto sia dell’organo propriamente accertatore che di un soggetto privato non legittimato allo svolgimento di tale compito – non poteva qualificarsi come validamente espletata e, quindi, come legittima ed efficace ai sensi di legge».


note

[1] Art. 201 Codice della strada.

[2] Artt. 383, 384, 385 e 386 D.P.R. n. 385 del 16.12.1992.

[3] Cass. ord. n. 10326/2020 del 29 maggio 2020.

[4] Art. 24, comma 1, lett. a) D.Lgs. n.196 del 30 giugno 2003.

[5] Art. 11, comma 2, D.Lgs. n. 196/2003.

[6] Cass. sent. n.44940/2011 del 28 settembre 2011.

[7] Cass. sent. n. 26431/2013 del 26 novembre 2013.


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