Covid: cosa conviene tra test o tampone

9 Ottobre 2020 | Autore:
Covid: cosa conviene tra test o tampone

Più affidabile l’esame nasofaringeo o quello veloce? Meglio il test sulla saliva o quello su un campione di sangue? I chiarimenti dell’esperto.

Dobbiamo, purtroppo, abituarci all’idea che il coronavirus farà parte delle nostre vite ancora per un po’ di tempo. Lo hanno detto e ridetto politici e scienziati, ed i numeri degli ultimi giorni relativi ai contagi confermano questa convinzione. Nel frattempo, c’è bisogno di continuare a fare, per quanto possibile, la vita di tutti i giorni, al lavoro o a scuola. Essendo costretti a passare del tempo fuori di casa ed insieme ad altre persone, avere la certezza della propria negatività al Covid diventa fondamentale.

C’è da capire, a questo punto, quale tipo di esame fare per accertare nel modo più efficace ed economico possibile se si è stati contagiati o meno, perché spesso l’assenza di sintomi può portarci nella strada sbagliata. Insomma, conviene di più il test o il tampone? E tra i primi, meglio quelli rapidi, quelli della saliva o quelli sugli anticorpi?

Un’indicazione in questo senso arriva dal direttore del Dipartimento Scienze di laboratorio e infettivologiche del Policlinico Gemelli di Roma, Maurizio Sanguinetti, che è anche ordinario di microbiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e presidente della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive.

Sua la guida che fa chiarezza sulla differenza, in termini di efficacia, dei vari tipi di esami disgnostici sul coronavirus.

Il tampone nasofaringeo, o test molecolare Rt—gPcr, è quello di cui si è sentito parlare di più. Il tempo medio per ottenere il risultato è intorno alle 12-24 ore ma, in caso di eccessiva richiesta, possono essere necessari alcuni giorni. Resta, comunque, il test di riferimento per la definizione di caso di Covid-19, perché permette di diagnosticare un’infezione da nuovo coronavirus in fase attiva, e viene eseguito in laboratori autorizzati a livello nazionale o regionale che abbiamo superato una valutazione di efficienza.

Il test molecolare su saliva (Rt-qPcr, protocollo SalivaDirect dell’Università di Yale) ricerca la presenza del virus nella saliva prelevata dalla bocca mediante tampone o pipetta. Il nuovo protocollo di raccolta ha diversi vantaggi: elimina il fastidio del tampone naso-faringeo, protegge gli operatori sanitari dall’esposizione potenziale al virus, supera il problema della carenza di tamponi naso-faringei. Esistono però anche degli aspetti che devono essere chiariti: «Non è chiaro – spiega il professor Sanguinetti – se il sistema può essere implementato su piattaforme diagnostiche ad alta automazione che normalmente vengono usate per gestire un gran numero di campioni contemporaneamente». Da tenere conto anche che il test è stato valutato in una popolazione a bassa prevalenza, quindi ulteriori studi sono necessari per una conferma definitiva.

Il tampone rapido, o test antigenico, si effettua sul materiale prelevato da tampone nasale (o nasofaringeo). La risposta arriva in meno di un’ora (spesso bastano 20 minuti). Un risultato positivo è in genere attendibile, mentre, data la sensibilità più bassa del test molecolare, è possibile che si ottengano risultati falsi negativi, per cui dovrebbe essere eseguito in popolazioni in cui l’incidenza della malattia è bassa (inferiore al 5%). Si tratta del test che si effettua all’arrivo in aeroporto o nei principali porti.

Infine, il test anticorpale, o test sierologico sul sangue, viene effettuato su un prelievo o su una gocciolina di sangue prelevata dal dito. Il risultato viene fornito nell’arco di 20 minuti per quello al dito o nell’arco di qualche giorno in caso di prelievo. «Importante chiarire – precisa lo scienziato – che i due metodi non sono sovrapponibili. Il metodo della goccia di sangue dal dito è meno accurato e presenta il rischio di numerosi falsi positivi. Il risultato ottenuto dovrebbe essere sempre confermato da un test eseguito su prelievo di sangue». Ad ogni modo, se positivo, indica che si è stati esposti al virus in passato, ma non è in grado di dire se c’è ancora un’infezione in fase attiva (e quindi se si è contagiosi). Si effettua in ospedale e nei centri diagnostici privati autorizzati.



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