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Sequestro presso difensore: quando è legale?

11 Ottobre 2020 | Autore:
Sequestro presso difensore: quando è legale?

Ispezione e perquisizione nello studio legale: entro quali limiti la polizia può procedere al sequestro delle pratiche dell’avvocato?

Nessuno è superiore alla legge, nemmeno giudici e avvocati. Ciò significa che, quando sbagliano, anche loro devono essere sottoposti alle indagini per far emergere la verità. Tuttavia, esistono delle garanzie che vanno rispettate. Nel caso di ispezioni, perquisizioni e sequestri ai danni degli avvocati, la legge prevede una procedura un po’ più articolata del normale, in ragione della peculiarità della professione esercitata. Se, infatti, la polizia potesse prendere visione e sequestrare liberamente tutto ciò che trova all’interno di uno studio legale, rischierebbe di pregiudicare il fondamentale lavoro dell’avvocato e di violare la privacy dei suoi assistiti. Quando è legale un sequestro presso un difensore?

Con questo articolo cercheremo di capire quando l’attività investigativa della Procura della Repubblica ai danni di un avvocato può dirsi lecita e quando, al contrario, non lo è. Come anticipato, le attività di perquisizione e sequestro presso uno studio legale sono consentite soltanto rispettando una particolare procedura imposta dalla legge. In assenza, le indagini devono ritenersi illegali e, dunque, si dovrà procedere al dissequestro di quanto illegittimamente preso dagli inquirenti. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando sono legali le perquisizioni e i sequestri presso uno studio legale.

Perquisizione studio avvocato: come funziona?

Le perquisizioni nello studio di un avvocato, così come le ispezioni, sono consentite solo:

  • quando il difensore o altre persone che svolgono stabilmente l’attività nello stesso ufficio (collaboratori e praticanti) sono imputati, limitatamente ai fini dell’accertamento del reato loro attribuito;
  • per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato o per ricercare cose o persone specificamente individuate.

In pratica, uno studio legale può essere oggetto di perquisizione o ispezione solamente se l’avvocato (oppure uno dei suoi collaboratori) sia stato rinviato a giudizio, cioè abbia già acquistato la qualità di imputato, a meno che la ricerca non sia finalizzata a trovare specifici elementi, evidentemente già individuati nel provvedimento del giudice (ad esempio, un’arma, documenti falsi, ecc.).

Preavviso al Consiglio dell’ordine: cos’è?

Nell’accingersi a eseguire un’ispezione, una perquisizione o un sequestro nell’ufficio di un difensore, l’autorità giudiziaria, a pena di nullità, deve avvisare il consiglio dell’ordine forense del luogo affinché il presidente o un consigliere da questo delegato possa assistere alle operazioni.

Si tratta di un’ulteriore garanzia per l’avvocato, il quale potrà avere il conforto fornito dalla presenza di un collega che è tenuto ad assistere al compimento delle indagini.

Peraltro, il presidente o il consigliere delegato può chiedere agli inquirenti che gli sia consegnata copia del decreto che dispone la perquisizione.

Chi perquisisce lo studio legale?

Alle attività investigative negli uffici dei difensori procede personalmente il giudice ovvero, nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero in forza di motivato decreto di autorizzazione del giudice. La violazione di queste disposizioni comporta l’inutilizzabilità dei risultati derivanti da suddette operazioni.

A maggior tutela dell’avvocato, quindi, la perquisizione del suo studio potrà essere compiuta solamente da un magistrato.

Studio legale: cosa si può sequestrare?

Secondo la Corte di Cassazione [2], è illegale il sequestro di tutte le pratiche dello studio legale in cui si sta effettuando la perquisizione. Ciò che può essere sequestrato dall’autorità inquirente è soltanto la documentazione strettamente collegata al reato contestato al professionista.

In altre parole, le pratiche e i documenti dello studio legale non possono essere sequestrati tutti e indistintamente dagli inquirenti, i quali devono sempre chiarire il collegamento fra quanto sottoposto a misura e l’ipotesi di reato contestata al professionista.

Il caso riguardava un avvocato che era accusato di aver falsificato la firma del cliente in calce alla richiesta di ammissione al gratuito patrocinio. A seguito della denuncia, gli inquirenti avevano perquisito lo studio del legale e avevano sequestrato gran parte delle sue pratiche, anche quelle che nulla c’entravano con il capo d’imputazione.

La Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il sequestro eccedente la documentazione strettamente riguardante il procedimento penale in corso.

Ciò perché, per legge, è vietato il sequestro presso i difensori di carte o documenti relativi all’oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del reato.

Per corpo del reato devono intendersi le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché le cose che costituiscano il prodotto, il profitto o il prezzo.

In pratica, i fascicoli dell’avvocato possono essere sequestrati solamente se essi stessi sono stati utilizzati per commettere il reato. Tutto il resto non potrà essere sottoposto a sequestro, ivi inclusa la corrispondenza tra l’imputato e il proprio difensore, salvo che l’autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo del reato.


note

[1] Art. 103 cod. proc. pen.

[2] Cass. sent. n. 27988 del 7 ottobre 2020.

Autore immagine: Canva.com


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