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Cassa integrazione a zero ore: ultime sentenze

24 Maggio 2021
Cassa integrazione a zero ore: ultime sentenze

Illegittimità del provvedimento di messa in cassa integrazione a zero ore; composizione amichevole della controversia individuale tra lavoratori e datore di lavoro.

Cassa Integrazione a zero ore durante la malattia

Se durante una malattia l’azienda pone in Cassa Integrazione a zero ore il lavoratore interessato, non si ha una modificazione della natura giuridica dell’assenza e del motivo del mancato svolgimento dell’attività lavorativa; ciò comporta che l’assenza, pur essendo imputabile alla chiusura aziendale sopravvenuta, va comunque computata ai fini del comporto.

In sostanza, con l’articolo 3 comma 7 del d. lgs. 148/2015, il legislatore ha inteso esclusivamente prevedere una diversa ‘imputazione’ della prestazione economica, che resta, comunque, di competenza dell’Inps (sia nel caso di malattia, sia nel caso di CIG) e che nulla ha a che vedere con il comporto, non incidendo in alcun modo sul titolo dell’assenza e sulla sua rilevanza all’interno del rapporto tra lavoratore e datore di lavoro.

Tribunale Pesaro sez. lav., 20/01/2021, n.16

Cassa integrazione a zero ore

È illegittimo il provvedimento di messa in cassa integrazione a zero ore di un lavoratore dipendente con mansioni di informatore scientifico del farmaco se, nell’ambito della procedura di consultazione sindacale, l’azienda ha formalizzato la necessità di sopprimere una la linea prodotto sulla quale è adibito il dipendente interessato alla sospensione, salvo poi procedere ad una mera riorganizzazione delle proprie linee prodotti anche mediante l’accorpamento di più business unit in altre preesistenti o di nuova costituzione, in quanto tale riorganizzazione non può essere equiparata ad una vera e propria soppressione.

Corte appello Roma sez. lav., 24/07/2019, n.2459

Indennità di mobilità: la presentazione della domanda 

L’indennità di mobilità di cui all’art. 7, comma 12, della l. n. 223 del 1991, costituisce un trattamento di disoccupazione, cui è applicabile il termine di decadenza previsto dall’art. 129, comma 5, del r.d.l. n. 1827 del 1935, di sessanta giorni dall’inizio della disoccupazione indennizzabile, e cioè dall’ottavo giorno successivo a quello della cessazione del rapporto di lavoro; ai fini della individuazione del “dies a quo” cui ancorare la decorrenza del termine decadenziale, grava sull’ente previdenziale interessato a far valere la decadenza l’onere di dimostrare una diversa e anteriore data di conoscenza del licenziamento rispetto a quella ricavabile dalla domanda amministrativa.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, nell’ipotesi di lavoratore già collocato in cassa integrazione a zero ore, aveva ritenuto tempestiva la domanda di indennità di mobilità da questi presentata lo stesso giorno della comunicazione, da parte del centro per l’impiego, del suo inserimento nelle liste di mobilità, senza che l’Inps avesse fornito la prova di una precedente conoscenza della cessazione del rapporto).

Cassazione civile sez. lav., 03/05/2019, n.11704

Imposizione della cassa integrazione a zero ore

La datrice di lavoro se, certamente, può individuare le esigenze tecnico produttive ed organizzative nonché la fungibilità della professionalità dei soggetti da far ruotare in CIGO o addirittura escluderli, tuttavia non può mutare la organizzazione aziendale al fine di scegliere i soggetti da far ruotare fra loro escludendo, in tal modo, in radice la possibilità per altri lavoratori di essere almeno in parte operativi. Infatti siffatto comportamento diviene lesivo del diritto di ciascun lavoratore di non essere estromesso dalla attività lavorativa se non per esigenze effettive. E’, invece, del tutto lecito che la società in crisi possa poi individuare una nuova organizzazione per risparmiare costi e razionalizzare le attività, provvedendo alla successiva riduzione dei dipendenti con la eliminazione delle figure professionali ad essa non più utili.

Se, da una parte, la società avesse dimostrato la insussistenza di possibilità di impiego dei lavoratori di un livello inferiore, legittimamente avrebbe potuto evitare la loro rotazione, e non vicerversa imporre ad essi la cassa integrazione a zero ore e poi facendo svolgere le loro prestazioni ai lavoratori più specializzati; d’altra parte, essendo dimostrato che altro dipendente ebbe lo stesso trattamento del ricorrente in applicazione della illegittima scelta aziendale sopra riferita, ne consegue che il lavoratore non può rivendicare il risarcimento del danno come se avesse avuto diritto a lavorare tutti i giorni di cassa integrazione, perché, appunto, egli avrebbe dovuto ruotare con il collega.

Tribunale Monza sez. lav., 19/05/2014, n.219

Il periodo minimo di lavoro retribuito

Il periodo minimo di lavoro retribuito, integrante a norma dell’art. 8 legge n. 1115 del 1968 uno dei requisiti del diritto al trattamento speciale di disoccupazione, deve essere costituito da lavoro effettivo, salva la equiparabilità a quest’ultimo dei periodi di assenza per ferie, malattia o infortunio; ne consegue che il trattamento in questione non può essere riconosciuto a lavoratori sospesi immediatamente dopo la loro assunzione e posti in cassa integrazione a zero ore, a prescindere dal loro eventuale diritto alla retribuzione per l’imputabilità della mancata prestazione al datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 23/10/2001, n.13024

Accordo sindacale: illegittimità

È pienamente legittimo l’accordo sindacale che individua i lavoratori da licenziare dando rilievo soltanto alle esigenze tecnico – produttive e organizzative del complesso aziendale, sia stabilendo un diverso ordine di importanza dei criteri di scelta legali, sia introducendone di nuovi, purché rispetti il divieto di discriminazione e il principio di razionalità delle regole pattuite.

Conseguentemente, ben possono collocarsi in mobilità, in attuazione di quanto stabilito in un accordo sindacale, i soli lavoratori addetti a un settore o i soli lavoratori appartenenti a una categoria (nella specie, è stato ritenuto legittimo il licenziamento dei soli impiegati già posti in cassa integrazione a zero ore).

Cassazione civile sez. lav., 24/03/1998, n.3133

Rinegoziazione dell’intero rapporto

Aggiudicata una determinata fornitura ad un raggruppamento temporaneo di imprese, il fatto che una delle imprese mandanti, a seguito di messa in cassa integrazione a zero ore di tutto il personale, non sia più in grado di adempiere alla propria parte di obbligazioni, rappresenta un sopravvenuto difetto funzionale del contratto, essendosi alterato l’equilibrio dei rapporti tra le imprese e il principio dell’effettiva collaborazione di tutte le imprese associate; pertanto, verificandosi tale evenienza non è legittima una modifica del contratto, nel senso di far assumere alla capo gruppo l’intera quota di lavorazione, in analogia con quanto previsto per la diversa ipotesi di fallimento di una delle imprese mandanti, dovendo viceversa l’amministrazione provvedere alla rinegoziazione dell’intero rapporto.

Corte Conti sez. contr., 11/07/1997, n.104

Cassa integrazione a zero ore e godimento dei riposi

L’art. 3 del d.l.lgt. 9 novembre 1945 n. 788, nel disporre che l’integrazione salariale non è dovuta agli operai lavoranti ad orario ridotto per le festività non retribuite e per le assenze che non comportino retribuzione, si riferisce necessariamente ai soli lavoratori ad orario ridotto e non anche ai lavoratori integralmente sospesi dal lavoro, essendo solo per i primi ipotizzabile un’assenza dal lavoro che non comporti retribuzione.

Pertanto, in caso di lavoratrice madre che abbia diritto ai permessi previsti dall’art. 10 della legge n. 1204 del 1971 per le ore destinate all’allattamento del bambino, occorre distinguere l’ipotesi della cosiddetta cassa integrazione a zero ore in cui non è in nessun caso ammissibile il godimento di tali riposi, che sospendono l’obbligo di prestare l’attività lavorativa, essendo questa già integralmente sospesa per altre ragioni, talché alla lavoratrice spetta (solo) il trattamento di integrazione salariale riferito però all’intero orario contrattuale, e l’ipotesi della cassa integrazione per riduzione di orario, in cui i riposi suddetti sono rilevanti (e quindi devono esser concessi dal datore di lavoro) solo se coincidenti con ore lavorative talché la lavoratrice madre ha diritto alla relativa prestazione previdenziale, più favorevole del trattamento di integrazione salariale, senza però possibilità di cumularla con quest’ultima.

Cassazione civile sez. lav., 13/02/1987, n.1602

La conoscenza dello stato d’insolvenza

È sufficiente a comprovare la conoscenza dello stato d’insolvenza un’intervista, comparsa su di un quotidiano a diffusione nazionale, dell’amministratore delegato circa l’insufficienza dei beni sociali a far fronte ai debiti verso banche e fornitori, con la conseguente necessità di alienare beni personali; la susseguente notizia, su altro quotidiano a diffusione nazionale, della messa in cassa integrazione a zero ore della maggior parte dei dipendenti della società stessa; e infine la cronaca di un’interrogazione parlamentare sul mancato percepimento di salari e stipendi da parte delle maestranze.

Corte appello Milano, 09/01/1987

Controversia individuale tra lavoratori e datore di lavoro

In caso di composizione amichevole della controversia individuale tra lavoratori e datore di lavoro che ha collocato il personale in cassa integrazione a zero ore, non può proseguire il giudizio di repressione della condotta antisindacale plurioffensiva; il giudice, infatti, per l’intervenuto accordo, non può ordinare la reintegra dei lavoratori nel posto di lavoro, nè emettere una pronuncia di mero accertamento, poiché quest’ultima non rientra nell’azione di repressione se non è espressamente richiesta dalle parti e non residuano effetti pregiudizievoli della condotta del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 29/11/1983, n.7181

Cassa integrazione di un settore o reparto

Mentre è lecito, e rientra nei limiti della discrezionalità del datore di lavoro, realizzare un recupero di produttività mediante una diversa organizzazione del lavoro e/o la sospensione di attività con intervento della cassa integrazione di un settore o reparto anziché di un altro, prendendo in considerazione certe qualifiche o mansioni piuttosto che altre, attuando la cassa integrazione a zero ore piuttosto che a rotazione ecc., non è comunque lecito realizzare un recupero di produttività elevando il tasso medio di rendimento e presenza dei lavoratori tramite l’intervento della cassa integrazione, utilizzata anche per allontanare dall’azienda le categorie di lavoratori con rendimento meno elevato quali malati, invalidi, ridotte capacità lavorative, anziani, ecc. o perfino attivisti sindacali (delegati e non) scomodi per le loro posizioni radicali.

Pretura Milano, 23/11/1982

Comportamento antisindacale aziendale

Il provvedimento di messa in cassa integrazione a zero ore di un dipendente e componente della rappresentanza sindacale aziendale, adottato senza darne comunicazione alle r.s.a. ed alle organizzazioni sindacali costituisce violazione dell’art. 22 legge n. 300 del 1970 e dell’art. 5 della legge n. 164 del 1975.

Specificamente si evidenzia il comportamento antisindacale aziendale alla luce del precitato art. 5, legge n. 164 del 1975, con conseguente obbligo della rimozione degli effetti dello stesso, mediante reintegra del dipendente nel posto di lavoro.

Pretura Bologna, 19/03/1981

L’indennità sostitutiva delle ferie e l’integrazione salariale

L’imprenditore non ha alcun obbligo di anticipare l’integrazione salariale nelle more del procedimento amministrativo di concessione. Durante la chiusura dell’azienda per ferie collettive ai lavoratori in cassa integrazione a zero ore non compete l’indennità sostitutiva delle ferie nè l’integrazione salariale.

Pretura Bassano Grappa, 13/06/1979



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