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Cessione del quinto dello stipendio: ultime sentenze

24 Maggio 2021
Cessione del quinto dello stipendio: ultime sentenze

Stipulazione dei contratti di finanziamento con i dipendenti; contratto di mutuo; controversia e giurisdizione del giudice amministrativo.

I costi di gestione della cessione del quinto

La cessione del quinto è uno strumento creditizio fruibile da tutti i lavoratori dipendenti, a prescindere della natura del rapporto e dal datore di lavoro; la disciplina speciale che ne regola il funzionamento è contenuta nel D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180. L’istituto si basa, com’è noto, sulla struttura contrattuale della cessione del credito (in particolare, di crediti futuri) disciplinata dagli artt. 1260 e segg. c.c.: il creditore, in questo caso il lavoratore cedente modifica il rapporto obbligatorio con il datore di lavoro ceduto sostituendo a sé un soggetto terzo, il finanziatore cessionario. Il datore di lavoro è obbligato, una volta perfezionatosi il contratto di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, a trattenere la rata indicata nel contratto stesso dalla busta paga del dipendente e a versarla alla banca erogante; tale obbligo persiste per tutta la durata del rapporto di lavoro e, alla cessazione di questo, si converte nell’obbligo di versare alla banca erogante, fino alla concorrenza dell’importo residuo del debito, tutte le somme dovute all’ex -dipendente a titolo di TFR (cfr. art. 43 del d.p.r. n. 180/1950 cit.).

La scritturazione in busta paga della cessione del quinto e la relativa gestione costituiscono, per il datore di lavoro, un adempimento accessorio, derivante dal rapporto di lavoro e strettamente collegato all’esercizio di diritti dei lavoratori. Gli oneri derivanti da tali adempimenti, perciò, gravano sul datore di lavoro ed il datore di lavoro non può trattenerli dalla busta paga.

Tribunale Alessandria sez. lav., 22/09/2020, n.83

Cessione del quinto dello stipendio

La c.d. cessione del quinto dello stipendio è una vicenda contrattuale che non è idonea a costituire causa di prelazione ex art. 2741 c.c., atteso che l’individuazione delle stesse è tassativamente operata dalla legge e non è lasciata alla disponibilità negoziale delle parti.

Tribunale Rimini, 09/07/2019

Il finanziamento con cessioni di quote dello stipendio

In tema di cessione del quinto dello stipendio, ai sensi dell’art. 54 del DPR 180/50, le operazioni di finanziamento con cessioni di quote dello stipendio devono avere la garanzia dell’assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego od altre malleverie che ne assicurino il ricupero nei casi in cui per cessazione o riduzione di stipendio o salario o per liquidazione di un trattamento di quiescenza insufficiente non sia, possibile la continuazione dell’ammortamento o il ricupero del residuo credito.

Tribunale Monza sez. I, 18/06/2019

La quota di delegazione di pagamento a carico del datore di lavoro

In materia di cessione del quinto dello stipendio e di delegazione di pagamento a carico del datore di lavoro, se il dipendente, alla cessazione del rapporto di lavoro, inizi a percepire un trattamento pensionistico o un assegno continuativo equivalente, la misura delegata rimarrà pari al quinto; nel caso in cui, invece, a seguito della cessazione del rapporto percepisca una somma una tantum, tale somma potrà essere trattenuta fino alla concorrenza dell’intero residuo debito.

Tribunale Trapani, 11/05/2018

Credito ceduto: è un credito futuro?

Il credito ceduto dal lavoratore alla finanziaria è un credito futuro che sorge, relativamente ai ratei di stipendio, soltanto nel momento in cui egli matura il diritto a percepire lo stipendio mensile e, per ciò che concerne il tfr, solo nel momento in cui cessa il rapporto di lavoro.

Tribunale Napoli sez. III, 18/05/2018

Nuova cessione del quinto dello stipendio

La violazione del divieto di contrarre una nuova cessione del quinto dello stipendio, non essendo attinente a elementi intrinseci della fattispecie negoziale, non può essere sanzionata con la nullità del contratto.

Corte appello Milano, 22/08/2013

La giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

È devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo la controversia promossa da un privato per ottenere l’annullamento della convenzione, stipulata da una società a capitale interamente posseduto da enti pubblici con una banca, al fine di consentire ai dipendenti della società stipulante l’ottenimento di finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio.

Da un lato, infatti, una simile società possiede tutti i requisiti di cui all’art. 3, comma 26, d.lg. 12 aprile 2006 n. 163, per essere definita organismo di diritto pubblico e, in quanto tale, è tenuta, nella scelta dei contraenti, al rispetto della normativa comunitaria e dei procedimenti di evidenza pubblica previsti dalla normativa statale o regionale; da un altro lato, poi, la convenzione, pur non prevedendo alcun compenso per la società stipulante, non può per questo dirsi atto a titolo gratuito, rientrando piuttosto nella categoria degli accordi quadro di cui all’art. 3, comma 13, del d.lg. n. 163 del 2006; né, infine, può assumere rilievo il fatto che la convenzione stessa sia sotto la soglia prevista per l’applicazione della normativa comunitaria, perché l’art. 121 del d.lg. n. 163 del 2006 dispone che anche ai contratti sotto soglia si applichino una serie di norme del decreto medesimo, fra i quali l’art. 244 che prevede la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

Cassazione civile sez. un., 09/05/2011, n.10068

Il rimborso di un finanziamento

Nel caso di cessione del quinto dello stipendio, effettuata dal dipendente di impresa concessionaria di un pubblico servizio di comunicazioni a titolo di rimborso di un finanziamento, il d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 non impedisce che, ove cessi il rapporto di lavoro prima del rimborso integrale del finanziamento, la cessione si estenda al trattamento di fine rapporto. (Fattispecie anteriore alle modifiche introdotte dalla legge n. 311 del 2004, dall’art. 13 bis del d.l. n. 35 del 2005, convertito in legge n. 80 del 2005, e dall’art. 1, comma 346, della l. n. 266 del 2005).

Cassazione civile sez. III, 24/02/2011, n.4465

Interesse patrimoniale dell’impresa bancaria

L’accordo con il quale una banca si obbliga, nei confronti di un soggetto pubblico a fissare il contenuto essenziale dei contratti di finanziamento stipulati direttamente con i dipendenti e correlati alla cessione del quinto dello stipendio, presenta alcune caratteristiche morfologiche del contratto normativo a favore di terzi e anche prescindendo dalla circostanza che la gratuità del rapporto porrebbe il contratto al di sotto della soglia comunitaria di rilevanza dei lavori, servizi e forniture, si tratta, oggettivamente, di un rapporto contrattuale non estraneo alla sfera di applicazione oggettiva della disciplina comunitaria dei contratti, quanto meno in relazione ai principi generali perché la convenzione è sorretta da un rilevante, sebbene indiretto, interesse patrimoniale dell’impresa bancaria stipulante, la quale, attraverso la convenzione, potrebbe ottenere, in via mediata, importanti opportunità di conseguire alcuni vantaggi economici, legati all’avvio di un qualificato contatto con i dipendenti e quindi, l’assenza di qualsiasi possibilità di istituire un adeguato confronto concorrenziale con i soggetti potenzialmente interessati alla stipulazione, determina l’illegittimità dell’affidamento diretto, svolto senza alcuna gara.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 04/02/2010, n.116

Contratto di mutuo e cessione del quinto dello stipendio

Al vigente regime di imperseguibilità dell’indennità premio di servizio (Ips) corrisposta dall’Inadel ai propri iscritti (nella specie, dipendente di un ente morale a carattere locale) consegue, giusta disposto dell’art. 55 d.P.R. n. 180 del 1950, la impignorabilità, insequestrabilità ed incedibilità di una quota di essa ai creditori dell’avente diritto, anche se detti creditori abbiano, come nella specie, stipulato con il lavoratore dipendente un contratto di mutuo assistito da cessione del quinto dello stipendio ed il rapporto di lavoro si sia successivamente risolto (nella specie, per destituzione), attesa, tra l’altro, la non assimilabilità dell’indennità “de qua” al trattamento di fine rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. III, 01/04/2003, n.4911



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