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Quali sono i diritti dei figli nati da coppie di fatto?

11 Ottobre 2020
Quali sono i diritti dei figli nati da coppie di fatto?

Conviventi e rapporti coi figli: diritto al mantenimento, al riconoscimento, alla successione. Tutti i rapporti con il padre e la madre naturali. 

I diritti e i doveri delle coppie sposate sono parzialmente diversi rispetto a quelli delle coppie di fatto. Non cambiano, invece, quando si tratta di regolamentare i rapporti tra genitori e figli: sia che si tratti di marito e moglie che di conviventi, infatti, le posizioni rispetto alla prole sono le stesse. Di qui, il comune interrogativo: quali sono i diritti dei figli nati da coppie di fatto? Per rispondere basterebbe spulciare tra le norme che regolano la genitorialità. 

Di tanto parleremo in questo articolo in modo da avere un quadro chiaro e completo di quanto previsto dalla legge.

Diritto al riconoscimento

Il primo diritto del figlio di una coppia di fatto è il diritto al riconoscimento. Cerchiamo di spiegarci meglio.

I figli delle coppie sposate sono già automaticamente “riconosciuti” per legge. Difatti, marito e moglie si presumono essere anche padre e madre del neonato (salvo un’azione di disconoscimento da parte dell’uomo). 

Nelle coppie di fatto, invece, le cose vanno diversamente. I genitori devono dichiarare all’Anagrafe la nascita del figlio; tuttavia, in questo caso, il padre deve fare una espressa dichiarazione di riconoscimento, con cui ammette che il minore è il proprio figlio. Diversamente, resterà accertata solo la madre.

Questo, però, non significa che il riconoscimento è una scelta che il padre può compiere o meno. Al contrario, il figlio ha il sacrosanto diritto che il padre naturale lo riconosca: per quest’ultimo, quindi, è impossibile negare il riconoscimento. 

Il figlio o la madre potrebbero imporre il riconoscimento del padre naturale ricorrendo al giudice e chiedendo il test del Dna. Test che l’uomo non può rifiutare. Qualora dovesse negare il proprio consenso, il giudice potrebbe ritenere, solo per tale comportamento, già accertata la paternità.

Diritto al mantenimento

Una volta nato, il figlio va anche mantenuto. “Mantenimento” che non deve essere “pane ed acqua” ma proporzionato alle capacità economiche dei genitori. Pertanto, quanto più questi sono ricchi, tanto maggiori dovranno essere le cure nei confronti del minore.

Tanto i figli di coppie sposate quanto quelli di coppie di conviventi hanno lo stesso diritto ad essere mantenuti fino a quando non raggiungono l’indipendenza economica: il che significa anche dopo il compimento dei diciotto anni. 

Solo l’acquisizione di un reddito stabile consentirebbe ai genitori di interrompere l’obbligo di prestare i mezzi necessari alla crescita, all’istruzione, alla formazione, al trasporto, alla vita di relazione e, non in ultimo, al vitto e all’alloggio.

Questo significa che i genitori non possono sbattere fuori di casa il figlio finché è minorenne o, anche se maggiorenne, se non ha un luogo dove andare a vivere e mangiare. Dunque, connesso al diritto al mantenimento c’è anche il diritto a vivere nella casa dei genitori e ad essere assistiti sia moralmente che materialmente. 

Diritto all’istruzione

È un obbligo per i genitori mandare i figli a scuola, così come è un diritto per il figlio pretendere un’istruzione. I genitori che fanno saltare la scuola elementare al figlio ne rispondono penalmente. Questo però non significa che, con la scuola media, il figlio possa essere abbandonato a se stesso. Come detto, è obbligo di padre e madre prestare al giovane tutta l’assistenza economica di cui questi ha bisogno, anche in relazione alle sue aspirazioni. Dunque, ne consegue che avrà il diritto a scegliere se proseguire gli studi, iscrivendosi all’università, o se iniziare a lavorare.

Ciò che non è consentito al ragazzo divenuto ormai maggiorenne è di non fare nulla. Se decide di non studiare deve adoperarsi per trovare un lavoro. Se non lo fa, potrà dire addio al mantenimento. 

Diritto all’assegno di mantenimento dal genitore non convivente

Connesso al diritto al mantenimento vi è quello a ricevere un assegno periodico nel caso in cui i genitori si separino e il minore vada a vivere da uno solo di questi. Il genitore non convivente dovrà versare all’ex un assegno di mantenimento per il figlio, determinato di comune accordo o, in assenza di accordo, secondo la misura definita dal giudice. 

Oltre all’assegno per le spese ordinarie è dovuto anche uno per la partecipazione in percentuale alle spese straordinarie, man mano che queste si presentano.

Finché il figlio è minorenne, l’assegno deve essere versato al genitore con lui convivente. Quando invece diventa maggiorenne, può fare richiesta al genitore di versare le somme direttamente nelle proprie mani (oppure, ovviamente, sul conto corrente).

Diritto alla casa familiare

A differenza di quanto avviene per i figli delle coppie sposate, ai figli di quelle di fatto non spetta, in caso di separazione dei genitori, il diritto di continuare a vivere nella casa familiare (ossia quella ove si è svolta la convivenza). Dunque, il giudice non può assegnare l’immobile al genitore non proprietario solo perché presso di lui sono collocati i figli minori o maggiorenni non ancora autosufficienti.

Diritti di successione

Terminano la nostra rassegna dei diritti dei figli nati da coppie di fatto i diritti di successione che sono gli stessi dei figli di coppie sposate. Dunque, i figli sono eredi legittimari dei genitori: ad essi spetta sempre una quota minima del patrimonio del padre e della madre, non potendo né essere diseredati né essere destinatari di una quota di patrimonio inferiore alla legittima. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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