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Iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali: ultime sentenze

1 Febbraio 2022
Iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali: ultime sentenze

L’esercizio del diritto di impugnazione; il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva; la riscossione del credito iscritto a ruolo.

Crediti previdenziali

Nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, l’opposizione agli atti esecutivi è prevista dall’art. 29, secondo comma, che per la relativa regolamentazione rinvia alle “forme ordinarie”, e non dall’art. 24 dello stesso D.Lgs. n. 46 del 1999, che si riferisce, invece, all’opposizione sul merito della pretesa di riscossione. Ne consegue che l’opposizione agli atti esecutivi prima dell’inizio dell’esecuzione deve proporsi entro venti giorni dalla notificazione del titolo esecutivo, che, ai sensi dell’art. 49 del D.P.R. n. 602 del 1973, si identifica nella cartella esattoriale.

Tribunale Bari sez. lav., 27/10/2020, n.3347

Iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali

In tema di riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva, fissato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 1999 in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento onde consentire l’instaurazione di un vero e proprio processo di cognizione per l’accertamento della fondatezza della pretesa dell’ente, deve ritenersi perentorio, perché diretto a rendere non più contestabile il credito contributivo, in caso di omessa tempestiva impugnazione, ed a consentirne una rapida riscossione. Ne deriva che l’estinzione del giudizio di opposizione alla cartella esattoriale determina l’incontestabilità della pretesa contributiva e ne preclude il riesame del merito in un diverso giudizio.

Tribunale Roma sez. lav., 28/09/2020, n.5168

L’impugnazione della cartella esattoriale

In tema di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il termine previsto dall’art. 24, quinto comma, del d.lgs. n. 46 del 1999 per proporre opposizione nel merito, onde accertare la fondatezza della pretesa dell’ente, deve ritenersi perentorio, pur in assenza di un’espressa indicazione in tal senso, perché diretto a rendere incontrovertibile il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione ed a consentire una rapida riscossione del credito iscritto a ruolo, tale disciplina non fa sorgere dubbi di legittimità costituzionale per contrasto con l’art. 24 Cost., poiché rientra nelle facoltà discrezionali del legislatore la previsione dei termini di esercizio del diritto di impugnazione, né per contrasto con gli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., rientrando nell’ambito della delega, avente ad oggetto il riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, la previsione di un sistema di impugnazione del ruolo stesso.

Ne consegue che, trattandosi di decadenza di natura pubblicistica, attinente alla proponibilità stessa della domanda, il suo avverarsi, rilevabile d’ufficio, preclude l’esame del merito della pretesa creditoria quale sia la natura delle contestazioni mosse dal debitore.

Tribunale Catania sez. lav., 10/09/2020, n.2808

Accertamento dei contributi previdenziali

In tema di iscrizione a ruolo dei crediti degli enti previdenziali, in forza dell’art. 1 del d.lgs. n. 462 del 1997, all’esito della unificazione delle procedure di accertamento e riscossione dei contributi e delle imposte sui redditi l’Agenzia delle entrate svolge un’attività di controllo e richiede anche il pagamento dei contributi e premi omessi o evasi, sicché la notifica dell’avviso di accertamento dei contributi previdenziali compiuto dalla Guardia di Finanza – che, ai sensi dell’art. 33 del d.P.R. n. 600 del 1973, coopera con gli uffici delle imposte per l’acquisizione e il reperimento degli elementi utili ai fini dell’accertamento dei redditi e per la repressione delle violazioni delle leggi sulle imposte dirette – costituisce idoneo atto di interruzione della prescrizione anche in favore dell’INPS.

Cassazione civile sez. lav., 31/08/2020, n.18140

Mancata opposizione alla cartella di pagamento dei crediti previdenziali

Nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva, che dall’art. 24 stesso decreto è fissato in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, deve ritenersi perentorio, perchè diretto a rendere non più contestabile dal debitore il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione ed a consentire così una rapida riscossione del credito medesimo.

Cionondimeno, la definitività dell’accertamento relativo alla sussistenza dei crediti contributivi portati dalla cartella, per effetto della mancata opposizione alle medesime, non è preclusiva dell’accertamento della prescrizione o di fatti comunque estintivi del credito, maturati successivamente alla notifica delle cartelle in oggetto, e coperta dall’azione generale prevista dall’art. 615 c.p.c. In particolare, l’eventuale decorrenza del termine per l’esperimento dell’azione di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, non rende incontrovertibile, come accade per i provvedimenti giurisdizionali non impugnati, la cartella esattoriale, ma preclude solamente la possibilità di contestare vizi di merito o di forma relativi al titolo e cioè alla cartella esattoriale, lasciando all’interessato la possibilità, ove vi siano i presupposti, di esperire l’azione di opposizione all’esecuzione per far valere la prescrizione, che costituisce un vizio successivo alla formazione del titolo.

Cassazione civile sez. lav., 26/05/2020, n.9784

Il potere di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali

Il potere di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali è inibito allorché l’atto presupposto (verbale di accertamento/ispettivo) sia impugnato dinanzi all’autorità giudiziaria. In caso di proposizione dell’azione di accertamento negativo delle pretese contributive iscrivibili a ruolo, si determina una stasi nel procedimento amministrativo di formazione del ruolo, ovvero una temporanea carenza del potere – dovere della P.A. di agire in via esecutiva. Coerentemente, l’art. 25, comma 1, Lett. B) collega il decorso dei termini di decadenza per l’iscrizione a ruolo all’avvenuta pronuncia del provvedimento giurisdizionale definitivo (“i contributi o premi dovuti dagli enti pubblici previdenziali sono iscritti in ruoli resi esecutivi, a pena di decadenza: b) per i contributi o premi dovuti in forza di accertamenti effettuati dagli uffici, entro il 31 dicembre dell’anno successivo alla data di notifica del provvedimento ovvero, per quelli sottoposti a gravame giudiziario, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui il provvedimento è divenuto definitivo”).

Tribunale Modena sez. lav., 13/02/2020, n.68

Riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali

In tema di riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva, fissato dall’art. 24 del d.lgs. n. 46 del 1999 in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento onde consentire l’instaurazione di un vero e proprio processo di cognizione per l’accertamento della fondatezza della pretesa dell’ente, deve ritenersi perentorio, perché diretto a rendere non più contestabile il credito contributivo, in caso di omessa tempestiva impugnazione, ed a consentirne una rapida riscossione del credito iscritto a ruolo. Ne consegue che, decorso tale termine, il contribuente può agire, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., solo per far valere fatti sopravvenuti alla formazione del titolo.

Tribunale Civitavecchia sez. lav., 16/01/2020, n.28

Quando è inibita l’iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali?

Il potere di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali è inibito allorché l’atto presupposto (verbale di accertamento/ispettivo) sia impugnato dinanzi all’autorità giudiziaria. In caso di proposizione dell’azione di accertamento negativo delle pretese contributive iscrivibili a ruolo, si determina una stasi nel procedimento amministrativo di formazione del ruolo, ovvero una temporanea carenza del potere-dovere della P.A. di agire in via esecutiva.

Non è fatta nessuna distinzione tra accertamento eseguito dall’Istituto previdenziale e accertamento operato da altra pubblica amministrazione, per cui l’accertamento non è solo quello eseguito dall’ente previdenziale, ma anche quello operato da altro ufficio pubblico come l’Agenzia delle entrate, né è necessario, ai fini della non iscrivibilità a ruolo, che, in quest’ultima ipotesi, l’INPS sia messo a conoscenza dell’impugnazione dell’accertamento innanzi al giudice tributario.

Tribunale Modena sez. lav., 28/05/2019, n.45

Potere di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali: quando non subisce interdizioni?

Il potere di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali non subisce alcuna interdizione quando è stato impugnato in giudizio un autonomo credito iscritto a ruolo e portato a conoscenza della parte debitrice, in quanto l’art. 24, comma 3, del D.Lgs. n. 46 del 1999, riconnette l’effetto impeditivo all’atto di accertamento posto a monte e non già dell’atto esecutivo che sta a valle.

Corte appello Roma sez. lav., 11/09/2018, n.2396

Gli effetti della mancata opposizione alla cartella esattoriale

Nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva, che dall’art. 24 dello stesso D.L. 24 settembre 2002, n. 209 è fissato in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, deve ritenersi perentorio, perché diretto a rendere non più contestabile dal debitore il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione ed a consentire così una rapida riscossione del credito medesimo.

Ne consegue che, una volta divenuta intangibile la pretesa contributiva per effetto della mancata proposizione dell’opposizione alla cartella esattoriale (come avvenuto nel caso di specie), non è più soggetto ad estinzione per prescrizione il diritto alla contribuzione previdenziale di che trattasi e ciò che può prescriversi è soltanto l’azione diretta all’esecuzione del titolo così definitivamente formatosi; riguardo alla quale, in difetto di diverse disposizioni (e in sostanziale conformità a quanto previsto per l’actio iudicati ai sensi dell’art. 2953 c.c.), trova applicazione il termine prescrizionale decennale ordinario di cui all’art. 2946 c.c..

Tribunale Roma sez. lav., 13/03/2018, n.1889

Autonomo credito iscritto a ruolo e portato a conoscenza della parte debitrice

Il potere di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali non subisce alcuna interdizione quando è stato impugnato in giudizio un autonomo credito iscritto a ruolo e portato a conoscenza della parte debitrice, in quanto l’art. 24, comma 3, del d.lgs. n. 46 del 1999, riconnette l’effetto impeditivo all’atto di accertamento posto a monte e non già dell’atto esecutivo che sta a valle.

(In applicazione del principio la S.C, confermando la sentenza di merito, ha ritenuto che il giudizio di opposizione al ruolo comunicato con cartella esattoriale – o il ricorso in sede amministrativa – non impedisce all’Inps l’iscrizione di altri crediti, pur se il ruolo impugnato si fondi sulle medesime premesse di fatto e di diritto di quelli successivamente formati, salvo l’eventuale effetto preclusivo vincolante della formazione del giudicato su uno dei giudizi di opposizione).

Cassazione civile sez. lav., 10/04/2017, n.9159

L’imprescrittibilità del diritto alla contribuzione previdenziale

In tema di debiti contributivi e Cassa Forense, il termine di prescrizione per la contribuzione previdenziale “de qua” è fissato in cinque anni (art. 3, comma 9, l. n. 335 del 1995). Nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali (di cui al d.lg. n. 46 del 1999), il termine perentorio per proporre opposizione alla pretesa contributiva è fissato in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento ed una volta divenuta intangibile la pretesa contributiva per effetto della mancata proposizione dell’opposizione alla cartella di pagamento, non è più soggetto ad estinzione per prescrizione il diritto alla contribuzione previdenziale in esame e ciò che può prescriversi è soltanto l’azione diretta all’esecuzione del titolo così definitivamente formatosi.

Tribunale Roma sez. lav., 08/09/2016, n.7312

Il termine per proporre opposizione nel merito

In tema di iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il termine per proporre opposizione nel merito ex art. 24, comma 5, del d.lgs. n. 46 del 1999, è previsto a pena di decadenza, sicché la sospensione della riscossione del credito, disposta ai sensi del successivo art. 25, comma 2, non incide sul suo decorso.

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2016, n.11596

Notifica dell’avviso di addebito

Nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, di cui al d.lg. n. 46 del 1999, il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva, che dall’art. 24 dello stesso d.lg. n. 46 del 1999 è fissato in quaranta giorni dalla notifica dell’avviso di addebito, deve ritenersi perentorio, perché diretto a rendere non più contestabile dal debitore il credito contributivo dell’ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione ed a consentire così una rapida riscossione del credito medesimo.

Tribunale Milano sez. lav., 14/12/2015, n.2746

La possibilità di contestare il credito dell’ente impositore

In tema di contribuzione previdenziale, il termine di prescrizione fissato dalla l. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9 è di 5 anni. Tuttavia nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva, stabilito dall’art. 24 d.lg. n. 46/1999 in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, deve ritenersi perentorio, giacché diretto a precludere al debitore che non l’abbia tempestivamente impugnata la possibilità di contestare il credito dell’ente impositore e a consentire, in tal modo, una rapida riscossione del medesimo.

Tribunale Salerno sez. III, 19/11/2015, n.4849



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