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Variazione domicilio fiscale: ultime sentenze

22 Dicembre 2020
Variazione domicilio fiscale: ultime sentenze

Atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il nuovo domicilio; accertamento delle imposte sui redditi; trasferimento del contribuente da un Comune ad un altro.

La variazione del domicilio fiscale

In tema di accertamento delle imposte dei redditi, la variazione del domicilio fiscale, indicata dal contribuente nella dichiarazione annuale dei redditi o risultante da un altro atto comunicato all’Agenzia delle Entrate, costituisce, ai sensi del d.P.R. n. 600 del 1973, art. 58, atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il nuovo domicilio ai fini delle notificazioni, e tale ius variandi deve essere esercitato in buona fede, nel rispetto del principio dell’affidamento che deve informare la condotta di entrambi i soggetti del rapporto tributario.

Cassazione civile sez. VI, 02/03/2020, n.5704

La competenza territoriale dell’ufficio accertatore

L’ufficio delle Entrate competente a procedere all’accertamento è quello del luogo indicato nella dichiarazione dei redditi dal contribuente come domicilio fiscale. Il contribuente che abbia indicato nella propria denuncia dei redditi il domicilio fiscale in un luogo diverso da quello precedente non può invocare detta difformità.

Cassazione civile sez. trib., 20/02/2020, n.4412

Variazione del domicilio fiscale senza cambio di residenza

Ai sensi degli artt. 58 e 59 D.P.R. n. 600 del 1973 il domicilio fiscale coincide con la residenza anagrafica, mentre le richieste di variazione di tale domicilio per motivi diversi dal cambio di residenza devono essere accolte con provvedimento motivato dell’Amministrazione finanziaria, con effetto dal periodo di imposta successivo.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXIV, 31/01/2019, n.486

Atto specificamente indirizzato all’Amministrazione finanziaria

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la variazione del domicilio fiscale del contribuente deve essere effettuata con un atto specificamente indirizzato all’Amministrazione finanziaria, permanendo, in caso contrario, la competenza territoriale dell’ufficio individuato in riferimento al “precedente” domicilio.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che integrasse una variazione di domicilio l’indicazione della nuova residenza contenuta in un contratto di compravendita di un immobile, solo occasionalmente conosciuto dall’ufficio in sede di verifica).

Cassazione civile sez. VI, 08/10/2014, n.21290

La notifica degli avvisi di accertamento

In tema di notifica degli avvisi di accertamento, il cambiamento di residenza del contribuente può porre a rischio la validità dell’atto. (Per la S.C., “il d.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, u.c., nella parte in cui prevede che le variazioni o le modificazioni dell’indirizzo del contribuente, non risultanti dalla dichiarazione annuale, hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal sessantesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica, è stato espunto dall’ordinamento a seguito di declaratoria di incostituzionalità (C. cost. n. 360/03), con conseguente espansione della regola generale, secondo la quale l’effetto delle variazioni anagrafiche, ai fini delle notifiche, è immediato”.

Quindi, “Il nuovo termine dilatorio di trenta giorni, introdotto dal d.l. n. 223 del 2006, art. 37, comma 27, conv. in l. n. 248 del 2006, non può […] applicarsi retroattivamente e riguarda le sole notifiche eseguite dopo l’entrata in vigore del d.l. medesimo (Cass. 26542/08, 13510/09).

Ne discende che, nel caso di specie, essendo la variazione del domicilio fiscale della contribuente divenuta efficace in epoca precedente la notifica dell’avviso di accertamento – avendo detta variazione effetto immediato, poiché avvenuta prima dell’entrata in vigore del d.l. n. 223 del 2006 – la notifica di tale atto deve ritenersi invalida…)”.

Cassazione civile sez. trib., 24/11/2011, n.24877

Variazione del domicilio fiscale: da quando decorre?

In base all’art. 58 d.P.R. n. 600 del 1973, competente a procedere all’accertamento è l’ufficio del luogo in cui il contribuente ha la residenza anagrafica al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi e non quello del luogo in cui sia stato prodotto il reddito, quando il contribuente si sia trasferito all’estero nel dicembre dell’anno in cui ha presentato la dichiarazione, posto che la variazione del domicilio fiscale decorre dal sessantesimo giorno successivo a quello in cui si è verificata.

Comm. trib. centr. sez. VI, 11/10/1995, n.3226

L’iscrizione del contribuente nei registri anagrafici nel Comune

Il termine di sessanta giorni dal quale ha effetto la variazione del domicilio fiscale, a norma dell’art. 58 comma ultimo d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, decorre, per le persone fisiche, dalla data sotto la quale è intervenuta l’iscrizione del contribuente nei registri anagrafici del nuovo Comune.

Comm. trib. centr. sez. IV, 28/10/1991, n.7151

Il cambiamento di domicilio fiscale non disposto dall’autorità amministrativa

La disposizione dell’art. 38 comma ultimo dell’abrogato t.u. delle imposte dirette (d.P.R. 29 gennaio 1958 n. 645) in base alla quale non aveva effetto, ai fini delle notificazioni, il cambiamento di domicilio fiscale non disposto dall’autorità amministrativa, effettuato in epoca precedente i trenta giorni dalla notificazione stessa, concerneva l’ipotesi di trasferimento del contribuente da un comune ad un altro, non costituendo variazione del domicilio fiscale il cambiamento di abitazione da parte del contribuente nell’ambito dello stesso comune.

Cassazione civile sez. I, 27/01/1981, n.624



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