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Variazione domicilio fiscale: ultime sentenze

9 Giugno 2021
Variazione domicilio fiscale: ultime sentenze

Atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il nuovo domicilio; accertamento delle imposte sui redditi; trasferimento del contribuente da un Comune ad un altro.

La variazione del domicilio fiscale dichiarato dal contribuente

La competenza territoriale dell’ufficio è determinata sulla base del domicilio fiscale indicato dal contribuente nella dichiarazione dei redditi, anche in variazione rispetto alle precedenti indicazioni. In ragione del principio di affidamento che deve informare la condotta di entrambi i soggetti del rapporto tributario, il contribuente che abbia indicato il domicilio fiscale in luogo diverso da quello precedente, non può invocare tale difformità, sfruttando a suo vantaggio anche un eventuale errore, al fine di eccepire, sotto il profilo dell’incompetenza per territorio, l’invalidità dell’atto.

Comm. trib. reg. Ancona, (Marche) sez. III, 05/01/2021, n.9

Onere di indicare il proprio domicilio fiscale

La disciplina delle notificazioni degli atti tributari si fonda sul criterio del domicilio fiscale e sull’onere preventivo del contribuente di indicare all’ufficio tributario il proprio domicilio fiscale e di tenere detto ufficio costantemente informato delle eventuali variazioni, di guisa che il mancato adempimento, originario o successivo, di tale onere di comunicazione legittima l’ufficio procedente ad eseguire le notifiche comunque nel domicilio fiscale per ultimo noto, eventualmente nella forma semplificata di cui al D.P.R. 29 settembre 1973 n.600 art.60 lett.e), non potendosi addossare all’Amministrazione l’onere di ricercare il contribuente fuori del domicilio stesso. Assume, peraltro, rilevanza anche la variazione di domicilio comunicata dal contribuente nella dichiarazione annuale dei redditi, trattandosi di atto idoneo a rendere nota tale circostanza all’Amministrazione finanziaria.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. II, 17/07/2020, n.1652

La variazione del domicilio fiscale

In tema di accertamento delle imposte dei redditi, la variazione del domicilio fiscale, indicata dal contribuente nella dichiarazione annuale dei redditi o risultante da un altro atto comunicato all’Agenzia delle Entrate, costituisce, ai sensi del d.P.R. n. 600 del 1973, art. 58, atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il nuovo domicilio ai fini delle notificazioni, e tale ius variandi deve essere esercitato in buona fede, nel rispetto del principio dell’affidamento che deve informare la condotta di entrambi i soggetti del rapporto tributario.

Cassazione civile sez. VI, 02/03/2020, n.5704

La competenza territoriale dell’ufficio accertatore

L’ufficio delle Entrate competente a procedere all’accertamento è quello del luogo indicato nella dichiarazione dei redditi dal contribuente come domicilio fiscale. Il contribuente che abbia indicato nella propria denuncia dei redditi il domicilio fiscale in un luogo diverso da quello precedente non può invocare detta difformità.

Cassazione civile sez. trib., 20/02/2020, n.4412

Domicilio fiscale in luogo diverso dal precedente

La competenza territoriale degli uffici dell’amministrazione finanziaria è determinata (ai sensi dell’art. 31, comma 2, del d.P.R. n. 600 del 1973 e dell’art. 40, comma 1, del d.P.R. n. 633 del 1972) sulla base del domicilio fiscale indicato dal contribuente nella dichiarazione dei redditi anche in variazione rispetto alle precedenti indicazioni, sicché, in ragione del principio di affidamento che deve informare la condotta di entrambi i soggetti del rapporto tributario, il contribuente che abbia indicato il domicilio fiscale in luogo diverso da quello precedente, non può invocare tale difformità, sfruttando a suo vantaggio anche un eventuale errore, al fine di eccepire, sotto il profilo dell’incompetenza per territorio, l’invalidità dell’atto di accertamento compiuto dall’ufficio finanziario del domicilio da lui stesso dichiarato. Tale principio è riferibile, oltre che alla legittimazione a emettere l’avviso di accertamento, anche alla legittimazione a procedere alla liquidazione delle imposte dovute in base alla dichiarazioni, ai sensi degli artt. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973 e 54-bis del d.P.R. n. 633 del 1972, trattandosi di attività rientranti nel novero, rispettivamente, degli accertamenti e controlli riguardanti le imposte sui redditi e della competenza «ad ogni altro effetto di cui al […] decreto» del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, nonché alla legittimazione a procedere alla conseguente eventuale iscrizione a ruolo.

Cassazione civile sez. trib., 20/02/2020, n.4412

Variazione del domicilio fiscale senza cambio di residenza

Ai sensi degli artt. 58 e 59 D.P.R. n. 600 del 1973 il domicilio fiscale coincide con la residenza anagrafica, mentre le richieste di variazione di tale domicilio per motivi diversi dal cambio di residenza devono essere accolte con provvedimento motivato dell’Amministrazione finanziaria, con effetto dal periodo di imposta successivo.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXIV, 31/01/2019, n.486

Variazione del domicilio fiscale del contribuente: come si fa?

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la variazione del domicilio fiscale del contribuente deve essere effettuata con un atto specificamente indirizzato all’Amministrazione finanziaria, permanendo, in caso contrario, la competenza territoriale dell’ufficio individuato in riferimento al “precedente” domicilio.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che integrasse una variazione di domicilio l’indicazione della nuova residenza contenuta in un contratto di compravendita di un immobile, solo occasionalmente conosciuto dall’ufficio in sede di verifica).

Cassazione civile sez. VI, 08/10/2014, n.21290

Variazione domicilio fiscale: l’indicazione nella dichiarazione annuale dei redditi

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la competenza territoriale dell’ufficio è determinata dall’art. 31 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, con riferimento al domicilio fiscale indicato dal contribuente, la cui variazione, comunicata nella dichiarazione annuale dei redditi, costituisce pertanto atto idoneo a rendere noto all’Amministrazione il nuovo domicilio non solo ai fini delle notificazioni, ma anche ai fini della legittimazione a procedere, che spetta all’ufficio nella cui circoscrizione il contribuente ha indicato il nuovo domicilio. Tale “ius variandi” dev’essere peraltro esercitato in buona fede, nel rispetto del principio dell’affidamento che deve informare la condotta di entrambi i soggetti del rapporto tributario: pertanto, il contribuente che abbia indicato nella propria denuncia dei redditi il domicilio fiscale in un luogo diverso da quello precedente, non può invocare detta difformità, sfruttando a suo vantaggio anche un eventuale errore, al fine di eccepire, sotto il profilo dell’incompetenza per territorio, l’invalidità dell’atto di accertamento compiuto dall’ufficio finanziario del domicilio da lui stesso dichiarato. Né appare rilevante, data l’unicità del domicilio fiscale, che questo, diverso dalla residenza anagrafica, sia stato dichiarato ai fini di un’imposta diversa (I.V.A.) da quella oggetto di accertamento (I.R.P.E.F.).

Cassazione civile sez. trib., 10/05/2013, n.11170

La notifica degli avvisi di accertamento

In tema di notifica degli avvisi di accertamento, il cambiamento di residenza del contribuente può porre a rischio la validità dell’atto. (Per la S.C., “il d.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, u.c., nella parte in cui prevede che le variazioni o le modificazioni dell’indirizzo del contribuente, non risultanti dalla dichiarazione annuale, hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal sessantesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica, è stato espunto dall’ordinamento a seguito di declaratoria di incostituzionalità (C. cost. n. 360/03), con conseguente espansione della regola generale, secondo la quale l’effetto delle variazioni anagrafiche, ai fini delle notifiche, è immediato”.

Quindi, “Il nuovo termine dilatorio di trenta giorni, introdotto dal d.l. n. 223 del 2006, art. 37, comma 27, conv. in l. n. 248 del 2006, non può […] applicarsi retroattivamente e riguarda le sole notifiche eseguite dopo l’entrata in vigore del d.l. medesimo (Cass. 26542/08, 13510/09).

Ne discende che, nel caso di specie, essendo la variazione del domicilio fiscale della contribuente divenuta efficace in epoca precedente la notifica dell’avviso di accertamento – avendo detta variazione effetto immediato, poiché avvenuta prima dell’entrata in vigore del d.l. n. 223 del 2006 – la notifica di tale atto deve ritenersi invalida…)”.

Cassazione civile sez. trib., 24/11/2011, n.24877

Variazione del domicilio fiscale: da quando decorre?

In base all’art. 58 d.P.R. n. 600 del 1973, competente a procedere all’accertamento è l’ufficio del luogo in cui il contribuente ha la residenza anagrafica al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi e non quello del luogo in cui sia stato prodotto il reddito, quando il contribuente si sia trasferito all’estero nel dicembre dell’anno in cui ha presentato la dichiarazione, posto che la variazione del domicilio fiscale decorre dal sessantesimo giorno successivo a quello in cui si è verificata.

Comm. trib. centr. sez. VI, 11/10/1995, n.3226

L’iscrizione del contribuente nei registri anagrafici nel Comune

Il termine di sessanta giorni dal quale ha effetto la variazione del domicilio fiscale, a norma dell’art. 58 comma ultimo d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, decorre, per le persone fisiche, dalla data sotto la quale è intervenuta l’iscrizione del contribuente nei registri anagrafici del nuovo Comune.

Comm. trib. centr. sez. IV, 28/10/1991, n.7151

Il cambiamento di domicilio fiscale non disposto dall’autorità amministrativa

La disposizione dell’art. 38 comma ultimo dell’abrogato t.u. delle imposte dirette (d.P.R. 29 gennaio 1958 n. 645) in base alla quale non aveva effetto, ai fini delle notificazioni, il cambiamento di domicilio fiscale non disposto dall’autorità amministrativa, effettuato in epoca precedente i trenta giorni dalla notificazione stessa, concerneva l’ipotesi di trasferimento del contribuente da un comune ad un altro, non costituendo variazione del domicilio fiscale il cambiamento di abitazione da parte del contribuente nell’ambito dello stesso comune.

Cassazione civile sez. I, 27/01/1981, n.624



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