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Un tatuaggio può influire nella ricerca di un lavoro?

11 Ottobre 2020
Un tatuaggio può influire nella ricerca di un lavoro?

I tatuaggi possono pesare sulla carriera? Cosa prevede la legge italiana per chi cerca un lavoro e per chi è già occupato. 

Negli scorsi giorni, LinkedIn ha lanciato un sondaggio dal titolo: i tatuaggi possono pesare sulla carriera? Significativo è stato il fatto che a rispondere “no” sia stato chi ha già un tatuaggio mentre chi non lo possiede ha mostrato alcune remore rispondendo “si” (17%) oppure “dipende da quanto sono visibili” (56%). La maggioranza dunque ritiene che un tatuaggio può influire nella ricerca di un lavoro. Del resto, è la stessa domanda che conferma la premessa: se lo si chiede, significa che un pregiudizio esiste. Fondato o meno che sia. Diversamente, non ci sarebbe stato bisogno di fare neanche il sondaggio.

L’indagine nasce da una notizia che ha fatto discutere i social. In Francia, un uomo tatuato dalla testa ai piedi ha dovuto lasciare il suo posto di insegnante d’asilo. Il motivo? Un esposto presentato dai genitori alle autorità scolastiche, secondo il quale il suo aspetto “spaventa i bambini”. Non è stato escluso del tutto dalla scuola, ma d’ora in poi non gli saranno affidati i bambini più piccoli.  

Non è l’unico caso, ovviamente. C’è un servizio apparso su Le Iene un anno fa che è entrato negli annali della nota trasmissione televisiva. I giornalisti hanno intervistato un ragazzo con il volto completamente tatuato, con tanto di mitra sulla fronte. Il giovane di 27 anni si lamentava del fatto che non riuscisse a trovare lavoro per colpa dei tatuaggi. Il suo stato di disoccupazione sarebbe dipeso dal pregiudizio della società. I giornalisti però sono andati più a fondo e hanno scoperto che il ragazzo – privo peraltro di competenze e formazione – aveva già avuto un lavoro come addetto alle pulizie in un ospedale, che però aveva abbandonato perché, a suo dire, troppo oneroso. Alla domanda: «Che lavoro ti piacerebbe fare?» l’intervistato ha risposto: «Vorrei vivere il Grande fratello».

I giornalisti di Mediaset gli hanno trovato un impiego come spalatore di sterco di maiali. E il ragazzo chiaramente, pur disoccupato, l’ha rifiutato sempre con la stessa motivazione: «Troppo pesante».

Si tratta probabilmente di un caso limite, unito alla provocazione del servizio televisivo, ma che lascia intuire come, a volte, all’indiscusso pregiudizio della gente si accompagna l’assenza di alcuna disponibilità, anche da parte di chi è privo di occupazione, a svolgere lavori pesanti. 

La scolarizzazione, obbligatoria e sacrosanta, ha fatto cadere i calli dalle nostre mani, recidendo i legami con i nostri stessi nonni, avvezzi a lavori più umili e sicuramente faticosi. Le nostre stesse schiene sono diventate più deboli, apprezzando quale indiscusso valore possano avere una poltrona e una scrivania. 

Ma cosa prevede la legge italiana in merito ai tatuaggi? Può un datore di lavoro rifiutare un candidato solo perché ha le mani o il corpo tatuato? Un tatuaggio può influire nella ricerca di un lavoro? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Tatuaggi e lavoro: cosa prevede la legge italiana

La normativa italiana non vieta i tatuaggi sul lavoro, con parziale eccezione per le forze dell’ordine o l’esercito, dove sono esclusi i tatuaggi troppo visibili o che possono dimostrare una personalità abnorme. Tale potrebbe essere colui che abbia una svastica tatuata sul braccio. Svastica che, di per sé, non è vietata, né potrebbe configurarsi come apologia di fascismo. 

Dunque, sia che cerchiate un posto in un’azienda privata che in una pubblica amministrazione, la presenza di un tatuaggio non può costituire un limite legale. 

Tuttavia, bisogna distinguere due ipotesi: quella di chi cerca il lavoro e viene escluso per un tatuaggio, circostanza questa pienamente legittima e che non consente di presentare ricorso al giudice, da quella di chi è già occupato e decide di farsi successivamente un tatuaggio, nel qual caso un eventuale licenziamento non sarebbe lecito. 

Vediamo singolarmente queste due ipotesi partendo dalla prima.

Il tatuaggio può influire nella ricerca di un lavoro?

Come voi siete liberi di assumere una colf che rispetti le vostre aspettative, finanche quelle estetiche, ogni datore di lavoro è libero di valutare gli elementi che, secondo la propria discrezionalità, ritiene rilevanti nell’assegnazione del posto.

Questo significa che, se siete in attesa di un colloquio lavorativo e, dinanzi a candidati meno preparati di voi, venite scartati solo perché avete un tatuaggio sulle nocche delle mani, non potete ricorrere alla giustizia. 

Certo, potreste nascondere il tattoo per non dare nell’occhio ed evitare il pregiudizio. Ma se il datore dovesse porvi la specifica domanda e voi doveste mentire, la successiva scoperta del disegno sulla pelle potrebbe costarvi il posto per “infedeltà”. La vostra menzogna cioè potrebbe essere sanzionata con il licenziamento. 

Viceversa, se nessuna domanda vi viene fatta, e l’assunzione viene ormai formalizzata, nessuno potrà licenziarvi solo perché si accorge, in un momento successivo, che avete un tatuaggio.

Allo stesso modo, se il posto di lavoro vi viene promesso, tanto da indurvi a dimettervi dal precedente impiego, lo stesso non vi potrà poi essere rifiutato se non c’è una valida ragione non menzionata all’atto del colloquio.

Chi si fa un tatuaggio può essere licenziato?

Diversa è la condizione di chi ha già un posto di lavoro e decide di recarsi dal tatuatore: tale scelta non può costargli il posto, a meno che il regolamento aziendale o il contratto collettivo non stabilisca limiti. Così, ad esempio, un asilo privato potrebbe ben imporre ai propri dipendenti di non avere tatuaggi visibili sul volto o sulle mani, senza che per ciò possa essere tacciato di incostituzionalità o comunque di eccessiva limitazione della libertà privata. 

Quanto discriminante può essere un tatuaggio nella ricerca del lavoro

Avere un tatuaggio o più di uno può risultare indubbiamente un fattore discriminante quando si fa un colloquio, stando ai risultati di una ricerca scozzese pubblicata nel 2013. Dipende molto da quanto il tatuaggio sia appariscente e anche, ovviamente, dal tipo di posizione che si cerca. In Francia, 8 professionisti su 10 affermano di non aver alcun pregiudizio rispetto al fatto che un collega sia tatuato (studio Qapa). Ma la stessa percentuale di lavoratori crede che un tatuaggio possa pesare sulla carriera. 

Il tatuaggio è un’espressione di libertà, ma come esiste la libertà di chi decide di tatuarsi bisogna anche rispettare la libertà di chi, solo per questo, decide di non assumere. A ciascuno il suo. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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