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Il datore può obbligarmi a lavorare oltre l’orario?

11 Ottobre 2020 | Autore:
Il datore può obbligarmi a lavorare oltre l’orario?

Il lavoratore dipendente è obbligato a trattenersi in azienda su richiesta del datore superando le ore previste da contratto?

Il tuo capo ti chiede spesso di trattenerti in ufficio oltre l’orario: sinora hai sempre acconsentito, per venire incontro all’azienda, pensando che si trattasse di un problema di organizzazione transitorio. Tuttavia, la situazione non è migliorata e le ore di lavoro extra che ti vengono richieste sono sempre di più.

Ti domandi, allora, se l’azienda possa pretendere che tu lavori per più tempo rispetto a quanto indicato nel contratto: in altre parole, il datore può obbligarmi a lavorare oltre l’orario?

Non sempre il dipendente è obbligato a trattenersi al lavoro se il datore glielo richiede: bisogna innanzitutto capire se le ore extra sono di lavoro straordinario o supplementare, quali sono le previsioni del contratto collettivo applicato, dell’eventuale contrattazione di secondo livello o individuale e se l’orario aggiuntivo ricade nella fascia notturna.

È necessario inoltre calcolare la durata media effettiva dell’orario lavorativo, nonché verificare se l’attività extra è richiesta per esigenze eccezionali, casi di forza maggiore o eventi particolari. Il tutto, nel rispetto del riposo giornaliero minimo, pari a 11 ore ogni 24, che è inderogabile per la generalità dei lavoratori.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto completo della situazione.

Lavoro straordinario: che cos’è

Parliamo di lavoro straordinario [1] quando l’attività viene svolta oltre il normale orario lavorativo settimanale: le ore di lavoro sono dunque considerate straordinarie se eccedono le 40 ore settimanali, o se eccedono il minor numero di ore settimanali previsto dal contratto collettivo applicato (ad esempio, a seconda dell’accordo collettivo, 36 ore, 38 ore…).

Quante ore di straordinario si possono fare?

Il ricorso alle ore di lavoro straordinarie deve essere limitato. Per la precisione:

  • la durata media dell’orario di lavoro, per ogni periodo di 7 giorni, non può superare 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario;
  • questa durata media deve essere calcolata riferendosi a un periodo non superiore a 4 mesi; può essere calcolata con riferimento a un periodo non superiore a 6 mesi, se previsto dal contratto collettivo di lavoro, o non superiore a 12 mesi, se previsto dal contratto collettivo di lavoro per ragioni obiettive, tecniche oppure organizzative;
  • il periodo a cui riferirsi per calcolare la durata media dell’orario di lavoro può essere ampliato ulteriormente solo se si verificano assenze per ferie, malattia o periodi equiparabili; i periodi di assenza devono essere esclusi dal calcolo.

L’orario settimanale non può comunque mai eccedere le 77 ore.

Quando si può chiedere il lavoro straordinario?

Il ricorso al lavoro straordinario è normalmente disciplinato dal contratto collettivo; in mancanza, il ricorso al lavoro straordinario è ammesso:

  • soltanto se c’è un accordo preventivo tra datore di lavoro e lavoratore;
  • entro 250 ore all’anno.

Salvo previsioni diverse da parte del contratto collettivo applicato, si può comunque ricorrere al lavoro straordinario per:

  • casi di esigenze tecnico-produttive eccezionali, impossibili da fronteggiare assumendo altri lavoratori;
  • casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione dell’attività straordinaria possa dare luogo a un pericolo grave e immediato oppure a un danno alle persone o alla produzione;
  • eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate all’attività produttiva.

Posso rifiutare il lavoro straordinario?

Sei obbligato a svolgere lavoro straordinario se l’attività extra ti viene richiesta nel rispetto delle modalità e dei limiti previsti dalla legge o dal contratto collettivo. Non è ammesso il rifiuto, poi, se da contratto è previsto lo svolgimento di lavoro straordinario continuativo forfettizzato, cioè pagato “a forfait”.

Puoi invece rifiutarti di svolgere lavoro straordinario se:

  • sei uno studente lavoratore;
  • c’è un grave, giustificato e comprovato motivo che ti impedisce di svolgere l’attività;
  • il potere del datore di lavoro di ricorrere alle ore straordinarie non è esercitato con correttezza e buona fede;
  • la richiesta di svolgere lavoro straordinario non è esplicita e viene da te contestata.

Com’è pagato il lavoro straordinario?

Il lavoro straordinario, in base a quanto previsto da contratto, può essere compensato:

  • con la maggiorazione dello stipendio prevista dal contratto collettivo di lavoro;
  • con la maggiorazione dello stipendio prevista dal contratto collettivo di lavoro e con riposi aggiuntivi, detti riposi compensativi;
  • con riposi compensativi, in alternativa alla maggiorazione della paga.

Lavoro supplementare: che cos’è?

Non sempre le ore di attività extra sono ore di lavoro straordinario, ma in alcuni casi si può trattare di lavoro supplementare. Che differenza c’è tra lavoro straordinario e lavoro supplementare?

Parliamo di lavoro supplementare quando un dipendente lavora per un numero di ore superiore a quelle previste dal suo contratto part time, ma inferiore all’orario full time.

Quando si può chiedere il lavoro supplementare?

Il datore di lavoro non ha la possibilità di modificare a suo piacere l’orario di un dipendente part time, a meno che non esistano dei preventivi accordi, le cosiddette clausole elastiche; queste clausole possono essere previste sia nel contratto di lavoro individuale che nel contratto collettivo.

Come funzionano le clausole elastiche?

Le clausole elastiche sono degli accordi che consentono al datore di aumentare l’orario lavorativo o di cambiarlo. Con le clausole elastiche, in pratica, acconsenti a svolgere l’attività, quando richiesto (con un determinato preavviso), per più ore rispetto a quelle previste nel contratto part time.

Il datore può indicare nel contratto di lavoro a tempo parziale le clausole elastiche solo se queste clausole:

  • sono previste nel contratto collettivo applicato, anche di secondo livello (contratto collettivo territoriale o aziendale);
  • sono state concordate col lavoratore e l’accordo è stato convalidato davanti ad una commissione di certificazione dei contratti (ci sono commissioni presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro, presso i sindacati e anche presso i consigli provinciali dei consulenti del lavoro).

Il lavoro supplementare non può essere effettuato per oltre il 25% dell’orario settimanale da contratto.

Posso rifiutare il lavoro supplementare?

Puoi rifiutarti di svolgere lavoro supplementare se:

  • non sono indicate nelle clausole elastiche le condizioni e le modalità con le quali il datore di lavoro può richiederti il lavoro extra o se non è indicato l’orario massimo (in questo caso le clausole elastiche sono nulle);
  • per motivi lavorativi, di salute, familiari o di formazione professionale.

Ricordati, poi, che il rifiuto di svolgere lavoro supplementare non costituisce mai una giusta causa di licenziamento.

Quanto appena esposto in relazione alla possibilità di rifiutare le ore di lavoro extra non vale se sei un lavoratore full time: solo per i dipendenti part time, difatti, la programmazione del tempo libero è un diritto essenziale, in quanto l’orario ridotto fa sorgere la necessità di svolgere un’ulteriore attività lavorativa, o può essere stato richiesto per esigenze familiari o di salute.

Com’è pagato il lavoro supplementare?

Secondo il Testo unico dei contratti di lavoro [2], se non esiste, nel contratto collettivo, alcuna previsione in merito al lavoro supplementare, questo deve essere retribuito con una maggiorazione pari al 15% della paga (per la precisione, della retribuzione globale oraria di fatto).

Il datore di lavoro può obbligarmi a lavorare di notte?

Se il datore di lavoro ti richiede lo svolgimento di lavoro straordinario o supplementare di notte, ferme restando le regole già osservate in relazione alle ore di attività extra, devi sapere che non puoi svolgere lavoro notturno se non sei stato prima valutato idoneo dal medico competente.


note

[1] Art.5 D.lgs. 66/2003.

[2] D.lgs. 81/2015.


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