Smart working: limiti al controllo dei lavoratori

12 Ottobre 2020 | Autore:
Smart working: limiti al controllo dei lavoratori

La normativa impedisce di accertare se il dipendente è davvero davanti al pc, a meno che non ci sia un accordo sindacale.

Lavorare da casa sarà un’esigenza sempre più pressante nella fase di contrasto al Covid, dopo la proroga dello stato di emergenza al 31 gennaio 2021. E, considerato che il Governo nel nuovo Dpcm darà un ulteriore impulso allo smart working, occorrerà stare attenti all’uso di strumenti finalizzati a consolidare il famoso principio secondo cui «fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio». A controllare, insomma, che il dipendente passi veramente le sue otto ore davanti al computer e non approfitti della situazione per fare i propri comodi. Viceversa, va garantito al lavoratore il diritto alla disconnessione, per evitare che gli venga chiesto di essere a disposizione sempre e a qualunque ora.

A tal proposito, è previsto un disegno di legge collegato alla manovra di Bilancio per il 2021 con «disposizioni in materia di lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni», dove si vorrebbe che nel 2021 lavorasse da casa il 60% dei dipendenti per le attività che possono essere svolte da remoto.

Per quanto riguarda le verifiche, oggi è vietato utilizzare qualsiasi tipo di strumento che consenta il controllo a distanza dei lavoratori, ad eccezione degli strumenti di lavoro o dei dispositivi autorizzati dagli accordi sindacali o dall’Ispettorato del lavoro.

Ad esempio, la videochiamata può essere utilizzata solo come «strumento utilizzato dal lavoratore per rendere la prestazione». Da evitare anche l’uso del meccanismo inserito nei software aziendali che avvisa con una sorta di alert colorato sulla presenza del dipendente davanti al computer o sul collegamento alla rete dell’azienda. Più plausibile, invece, l’uso della chat di WhatsApp, alla quale, peraltro, è possibile rispondere da qualunque posto con il cellulare.

Resterebbero fuori dalla normativa, infine, altre tecnologie come i braccialetti intelligenti o gli occhiali con Gps, già presenti in alcune aziende: facile ritenerli uno strumento di controllo vietato, piuttosto che come un simpatico gadget o uno strumento di lavoro.



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