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Quando si può circolare con targa estera

14 Ottobre 2020 | Autore:
Quando si può circolare con targa estera

Il decreto Sicurezza ha imposto una stretta al transito dei veicoli immatricolati oltre i confini nazionali, ma la giurisprudenza sembra di più ampie vedute.

Auto con targa estera: fino a qualche anno fa, se ne vedevano molte in giro. Dal 2018 in poi, la normativa si è inasprita ed ecco che il numero delle vetture immatricolate fuori dall’Italia e in circolazione da noi ha iniziato a restringersi.

La convenienza stava soprattutto nella possibilità di evitare sanzioni, non essendo possibile erogare multe ai veicoli immatricolati al di fuori dei confini nazionali. Ma ora che la legge ha posto un argine a questa pratica, ci si può legittimamente chiedere quando si può circolare con targa estera.

È ciò di cui vogliamo occuparci con questo approfondimento, dandoti tutte le informazioni in merito: se ti interessa continua a leggere.

Cos’è cambiato con la nuova legge? 

Come ti anticipavamo, ultimamente la normativa in materia di circolazione su auto con targhe straniere è cambiata. Ad introdurre le novità, il primo dei decreti Sicurezza voluti dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini [1].

Lo sanno in pochi, considerando che questo provvedimento, insieme al decreto bis che l’ha seguito, è conosciuto più che altro per le norme sull’immigrazione: dall’azzeramento della protezione umanitaria ai cambiamenti apportati al sistema di accoglienza.

Si è intervenuti, invece, anche sul terreno delle automobili immatricolate all’estero, con l’intenzione di mettere fine alla pratica di non pagare il bollo in Italia, altra agevolazione possibile prima dell’entrata in vigore del decreto Sicurezza.

La legge, quindi, ha modificato il Codice della strada, prevedendo un divieto di circolazione su vetture con targa estera per soggetti con residenza in Italia. Il rischio è quello di prendere una multa da 712 a 2.848 euro, più confisca amministrativa se non si provvede a immatricolare la macchina in Italia entro 180 giorni. Diventa quindi cruciale, a questo proposito, il requisito della residenza anagrafica.

Posso guidare un’auto con targa estera se sono residente in Italia? 

Il divieto non riguarda indiscriminatamente tutti i residenti nel nostro Paese, ma soltanto chi ci abita stabilmente da oltre sessanta giorni. Ne consegue che potrà circolare tranquillamente sulle strade nostrane con una vettura con targa straniera chi è residente in Italia da meno di 60 giorni.

Se, invece, sei residente da più di 60 giorni rischi la multa, anche se la normativa contempla delle eccezioni [2]. Per esempio, se il veicolo che stai guidando è in leasing, ovvero se hai stipulato un contratto in base al quale il proprietario ti concede la vettura e tu ne paghi mensilmente l’utilizzo.

Altro strappo alla regola della residenza, è rappresentato dal noleggio con conducente e dal comodato: se l’utilizzo della macchina con targa estera è vincolato a questo tipo di contratti, puoi guidarla senza problemi nonostante tu sia residente in Italia da più di 60 giorni.

Posso guidare un’auto con targa estera se non sono residente in Italia?

Discorso diverso se non sei residente. In tal caso, non devi preoccuparti delle multe: puoi circolare tranquillamente, specie per brevi periodi. La legge italiana [3] permette ad auto, moto e rimorchi immatricolati al di fuori del territorio nazionale di circolare per la durata massima di un anno.

Scaduti i dodici mesi, per portare il veicolo all’estero, il conducente dovrà chiedere alla Motorizzazione un foglio di via e una targa provvisoria. Dovrà consegnare agli uffici il documento di circolazione e le targhe estere, che saranno restituite allo Stato che le ha rilasciate.

Che cos’è la «residenza normale»?

È previsto anche un altro permesso speciale per chi transita con veicolo immatricolato all’estero. Si chiama «residenza normale» [4] ed è quel tipo di residenza che può prendere chi abita in Italia per almeno 185 giorni all’anno, per motivi professionali o personali. Pensiamo, per esempio, ai lavoratori stagionali.

Se il titolare di residenza normale dispone di un’automobile con targa straniera non andrà incontro a sanzioni qualora la polizia dovesse fermarlo a bordo della propria auto. Questo ovviamente non vale laddove si decida di prendere la residenza anagrafica: a quel punto si è inevitabilmente assoggettati ai divieti del decreto Sicurezza allo scattare del sessantesimo giorno da residenti in Italia.

Ma come fa a dimostrare di avere la residenza normale? Basta compilare un modulo di autocertificazione ed esibirlo al momento del controllo.

In quali altri casi si può circolare?  

La giurisprudenza sta aprendo anche ad altre possibilità di circolazione: ci si può aspettare l’apertura di nuove brecce nel decreto Sicurezza, che possano spianare la strada a una visione meno restrittiva del transito su veicoli con targa estera.

Sul tema è intervenuto di recente il tribunale di Roma [5], con una decisione che smonta letteralmente i divieti del decreto Sicurezza, definiti oggettivamente irrazionali. Il problema, infatti, è che per porre un argine al tentativo di dribblare multe, pagamento del bollo e degli oneri dell’assicurazione, si rischia di sanzionare comportamenti non illeciti.

È il caso di quelli che possiamo definire conducenti occasionali che, secondo i giudici capitolini, non possono essere multati. L’osservazione del tribunale trae spunto dalla vicenda di un cittadino britannico destinatario di alcune sanzioni, da lui impugnate davanti alla giustizia civile italiana. La sua macchina, immatricolata nel Regno Unito, era stata affidata a una persona di nazionalità italiana perché fosse portata in Sardegna, dove l’uomo era andato in vacanza.

La sorpresa prima di far imbarcare la macchina sul traghetto: sanzione e sequestro, perché l’auto era guidata da persona residente in Italia da più di sessanta giorni. La vettura in Sardegna è arrivata ma è dovuta restare dentro un deposito. I giudici romani non dicono che abbia sbagliato la polstrada: la sanzione è conforme alle norme e a una loro applicazione letterale. La questione è a monte, in una legge bollata dal tribunale come macchiata «di oggettiva irrazionalità».

Bene punire chi vuole fare il furbo, ma non può farne le spese anche chi ha comportamenti leciti: del tutto legittima, infatti, era l’immatricolazione di quell’auto nel Regno Unito, così come legittimo l’affidarsi a qualcuno, sul posto, per il trasporto interno in Italia, servendosi di un conducente occasionale.


note

[1] D. L. n. 113/2018.

[2] Art. 93 co. 1-ter.

[3] Art. 132 cod. strada.

[4] Art. 118 bis cod. strada.

[5] Trib. Roma ord. n. 39850 del 31.08.2020.


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