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Studente fuori corso: ha diritto ai permessi sul lavoro?

12 Ottobre 2020
Studente fuori corso: ha diritto ai permessi sul lavoro?

Lavoratore studente e permessi retribuiti per motivi di studio: spettano anche a chi non è in regola con gli esami?

Quando un lavoratore è anche studente e sta frequentando dei corsi ha diritto a dei permessi retribuiti per completare il suo diritto allo studio. Ma fino a quando si può usufruire di questa facoltà? Di recente, è stato chiesto alla Cassazione se lo studente fuori corso ha diritto ai permessi sul lavoro. La risposta della Corte non ha tardato a farsi sentire. Ecco cosa hanno deciso i giudici supremi. Per noi è la scusa per dare una rinfrescata all’intera materia.

Permessi per motivi di studio

La generalità dei lavoratori dipendenti può usufruire di permessi o di particolari agevolazioni per la realizzazione del diritto allo studio, allo scopo di elevare la propria cultura e di sviluppare le capacità professionali.

Sono inoltre previsti specifici congedi per la frequenza di corsi di istruzione e formazione proposti dal datore di lavoro o estranei al rapporto di lavoro.

La materia è regolata nelle sue linee fondamentali dalla legge, mentre i contratti collettivi possono apportare dei miglioramenti alla disciplina legale.

Per agevolare la preparazione degli esami e per consentire la frequenza ai corsi, il lavoratore studente ha diritto a particolari turni di lavoro, all’esonero dal lavoro straordinario e, in caso di part-time, a revocare il consenso prestato alla clausola elastica.

Quali sono i permessi sul lavoro che spettano allo studente?

Lo studente ha innanzitutto diritto al permesso per dare gli esami.

L’art. 10 della legge n. 300/1970 stabilisce che i lavoratori studenti che devono sostenere prove di esame hanno il diritto a fruire di permessi giornalieri retribuiti. Secondo l’interpretazione ormai consolidata di quest’ultima norma, il diritto ai permessi spetta a tutti i lavoratori che intendono dedicarsi allo studio, al fine di consentire loro di affrontare gli esami ed ottenere titoli riconosciuti dal nostro ordinamento giuridico, senza remore di carattere economico.

Questo diritto spetta anche agli studenti fuori corso.

La concessione del permesso non è subordinata all’esito dell’esame, ma solo al fatto che lo stesso venga sostenuto. A tal fine, su richiesta del datore di lavoro, il lavoratore è obbligato a presentare la documentazione che comprova l’avvenuto esame.

Congedi per seguire i corsi di formazione lavorativa

Oltre al congedo per dare gli esami, il lavoratore-studente ha diritto ad assentarsi dal lavoro per seguire percorsi di formazione lavorativa predisposti dalle strutture pubbliche o dall’azienda. La contrattazione collettiva di categoria nazionale e decentrata deve definire il monte ore da destinare ai congedi, i criteri per l’individuazione del lavoratore e le modalità di orario e retribuzione connesse alla partecipazione ai percorsi di formazione.

Congedi per l’istruzione extralavorativa

Il dipendente ha poi 11 mesi, da usare per intero o frazionare, per completare il suo corso di studi. Si tratta di permessi non retribuiti. Per fruirne deve avere almeno 5 anni di anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro. Durante il periodo di congedo è prevista la conservazione del posto di lavoro senza la maturazione dell’anzianità di servizio.

I congedi devono essere finalizzati:

  • al completamento della scuola dell’obbligo;
  • al conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea;
  • alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle finanziate dal datore di lavoro.

Altri congedi per studio

I contratti collettivi possono poi prevedere il diritto per il lavoratore di usufruire di appositi permessi per frequentare corsi di studio. Sarà il Ccnl a prevedere anche il numero di ore retribuite spettanti ai lavoratori.

Permessi per frequenza università: anche per i fuori corso?

Come detto, la legge prevede che il diritto di assentarsi per dare gli esami universitari vale anche per i fuori corso. Per il resto, invece, bisogna verificare cosa prevede il Ccnl. Laddove quest’ultimo stabilisca un permesso finalizzato alla “frequenza” di corsi di studio universitari – attività questa riservata ad un determinato periodo di tempo coincidente con gli anni di durata del corso di studi – allora il permesso si riferisce unicamente agli studenti nei termini, non anche a quelli fuori corso. Questa interpretazione, secondo la Cassazione, riconduce la norma del Ccnl a limiti ragionevoli, che sostengono il diritto allo studio senza però comprimere eccessivamente il diritto del datore di lavoro alla prestazione [2]. 

Risultato: il lavoratore studente ha diritto ai permessi straordinari e retribuiti per motivi di studio limitatamente al solo periodo di frequenza nell’ambito degli anni di durata legale del corso di studi e non, invece, qualora sia “fuori corso”.

 


note

[1] Cass. sent. n. 19610/2020 del 18.09.2020.

[2] Cass. sent. n. 10/08 del 22.04.2008.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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