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Discoteche e locali privati: si può selezionare la clientela?

12 Ottobre 2020
Discoteche e locali privati: si può selezionare la clientela?

Si può impedire l’accesso a chi non è vestito in un determinato modo o non ha un aspetto confortante?

Un lettore ci ha chiesto se si può selezionare l’accesso a una discoteca o a un locale privato. Il titolare dell’esercizio commerciale può fare restrizioni sulla base dell’abbigliamento, dell’etnia o del semplice aspetto fisico dei clienti? Potrebbe impedire a un ragazzo di entrare ritenendolo poco raccomandabile solo sulla base del suo aspetto fisico, ma senza alcun elemento di prova? 

Siamo ormai abituati ad assistere a una rigida selezione all’ingresso delle discoteche e dei club: alcuni locali tentano così di restringere la clientela sulla base dell’apparenza fisica. Un comportamento che può irritare chi non bada tanto al vestiario e magari si trova con una cicatrice in faccia non per propria colpa. 

Eppure, recita la nostra Costituzione, siamo tutti uguali, ricchi e poveri, belli e brutti, amanti delle camice e delle t-shirt nere coi gruppi musicali. 

Dall’altro lato è comprensibile che chi ha una discoteca e ha fatto di tutto per attribuirle un’immagine esclusiva possa pretendere che la clientela rispetti quell’immagine. Come vi sentireste se, alla vostra festa dei diciott’anni in uno dei locali più “in” della città, uno degli invitati si presentasse in jeans strappati e canottiera? Se faccio una festa in maschera e stabilisco che tutti gli invitati devono avere un costume a tema devo essere libero di non far entrare chi non rispetta questo regolamento.

Tra questi due contrapposti interessi chi ha ragione? Si può selezionare la clientela di discoteche e locali privati? Cerchiamo di vedere cosa stabilisce la legge a riguardo.

Restrizioni all’ingresso: cosa dice la legge?

Tutti conoscono a memoria ciò che dice l’articolo 3 della Costituzione: i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. 

Forse, non altrettanto noto è l’articolo 187 del Testo Unico delle Leggi di pubblica sicurezza, a norma del quale gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne paghi il prezzo. L’unica eccezione è chiaramente vendere alcolici e fumo ai minori di 16 anni o a chi appare già ubriaco.

Le domande che si pongono a questo punto sono due: questa norma si applica anche alle discoteche, ai club, ai piano bar? E, in tal caso, quale può essere questo “legittimo motivo” che invece giustificherebbe le restrizioni? Vediamo insieme le risposte.

Le discoteche e i locali privati possono impedire l’accesso a un cliente?

Ci siamo lasciati con una domanda molto precisa: il titolare di un esercizio privato come un discobar, un ristorante o un club può porre restrizioni all’ingresso senza giustificato motivo? La risposta è “no”: la norma del Testo Unico delle Leggi di pubblica sicurezza che abbiamo appena menzionato si applica anche a tutti i locali privati aperti al pubblico. Un locale non è equiparabile alla dimora privata e non è affatto vero che il titolare possa decidere, in pieno arbitrio, cosa fare e chi far entrare. Risultato: senza un legittimo motivo non si può impedire a una persona di entrare in una pizzeria, un bar, un club. 

Per quale motivo si possono fare restrizioni all’ingresso?

Attenzione a cantare vittoria. È vero che la legge obbliga i gestori di locali pubblici a non impedire l’accesso ai clienti senza un valido motivo, ma questo “motivo” non è mai stato specificato né dalle norme né dalla giurisprudenza. Si ritiene che un determinato abbigliamento possa essere una valida ragione per porre condizioni e restrizioni all’ingresso: il voler dare un tono elegante alla serata rientra nella libertà di organizzazione che la Costituzione riconosce a ogni imprenditore. 

Quindi, il buttafuori della discoteca può sbarrarvi l’ingresso se non avete la camicia o la giacca. Ma non può farlo se siete di colore, se non parlate l’italiano, se siete omosessuali, se avete uno sfregio sulla faccia o una malattia della pelle che potrebbe turbare la “sensibilità” degli esteti. Esclusioni di questo tipo non hanno nulla a che vedere con l’organizzazione interna e l’immagine del locale ma costituiscono discriminazioni prive di fondamento. Dunque, se il buttafuori non vuole farvi entrare deve motivarvi la ragione e spiegarvi a quali condizioni, se rispettate, vi potrebbe far entrare. Così, se non avete la giacca, vi dovrà dire che la serata richiede l’abito blu. Ma non può dirvi “non mi piace la tua faccia”. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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