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Festività soppresse: ultime sentenze

24 Novembre 2020
Festività soppresse: ultime sentenze

La valutazione sulla maturazione delle ferie; la possibilità di fruire del residuo di ferie maturate e dei riposi per festività soppresse non goduti; la prescrizione dell’indennità di ferie non godute e dell’indennità di permessi non goduti.

Riposi per festività soppresse

In applicazione dei principi enunciati nei passaggi motivazionali che precedono, si può ritenere che al lavoratore, non sottoposto a misura disciplinare a seguito della sospensione cautelare dal servizio, deve essere riconosciuta la possibilità di fruire del residuo di ferie maturate e riposi per festività soppresse e non goduti nella fase del rapporto di lavoro antecedente all’applicazione della detta misura cautelare della sospensione dal servizio e che in caso di risoluzione del rapporto per dimissioni dei lavoratore deve essere riconosciuta la corresponsione della relativa indennità sostitutiva.

Sul punto, infatti, non può trascurarsi la rilevanza del “factum principis” rappresentato dall’adozione da parte del datore di lavoro di un provvedimento di sospensione, successivamente venuto meno, per non essere stato coltivato il procedimento disciplinare, che comunque, oggettivamente, ha impedito il godimento delle ferie e riposi per festività soppresse maturati.

Corte appello Lecce sez. lav., 05/02/2016, n.188

Festività soppresse: ipotesi di ripristino

Nell’ipotesi di ripristino di festività soppresse (nella specie, la festività del 2 giugno) è escluso che il datore di lavoro possa unilateralmente modificare o porre nel nulla un accordo contrattuale che prevedeva la concessione di giornate di ferie o permessi a compensazione delle festività civili soppresse, nemmeno invocando il meccanismo della presupposizione, che comporta la necessità di risoluzione del contratto ovvero la sostituzione dell’accordo “inter partes” con altra manifestazione bilaterale di volontà negoziale che sostituisca la precedente.

Tribunale Napoli sez. lav., 23/09/2011, n.23136

Permessi sostituivi delle festività soppresse

L’indennità sostitutiva delle ferie non fruite ha natura mista, avendo non solo carattere risarcitorio, in quanto volta a compensare il danno derivante dalla perdita di un bene determinato (il riposo, con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali), ma anche retributivo, in quanto è connessa al sinallagma contrattuale e costituisce il corrispettivo dell’attività lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per sé retribuito avrebbe dovuto essere non lavorato, in quanto destinato al godimento delle ferie annuali.

Le stesse considerazioni valgono per l’indennità sostitutiva dei permessi non goduti (tanto per i permessi sostituivi delle festività soppresse, quanto per i ROL), con conseguente riconoscimento della loro duplice natura e, per quel che qui interessa, della rilevanza ai fini prescrizionali di quella risarcitoria. Ciò detto, per l’indennità di ferie non godute e l’indennità di permessi non goduti trova applicazione il termine di prescrizione decennale, applicandosi il termine breve quinquennale per tutte le altre voci aventi esclusiva natura retributiva.

Tribunale Roma sez. lav., 01/07/2019, n.2510

Diritto al pagamento di una indennità pecuniaria

Si sottopone alla Corte di giustizia dell’Unione Europea la seguente questione pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 tfUe: se l’art. 7 par. 2 della direttiva 2003/88 e l’art. 31 punto 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, anche separatamente considerati, debbano essere interpretati nel senso che ostino a disposizioni o prassi nazionali in base alle quali, cessato il rapporto di lavoro, il diritto al pagamento di una indennità pecuniaria per le ferie maturate e non godute (e per un istituto giuridico quale le cd. «Festività soppresse» equiparabile per natura e funzione al congedo annuale per ferie) non sia dovuto in un contesto in cui il lavoratore non abbia potuto farlo valere, prima della cessazione, per fatto illegittimo (licenziamento accertato in via definitiva dal giudice nazionale con pronuncia comportante il ripristino retroattivo del rapporto lavorativo) addebitabile al datore di lavoro, limitatamente al periodo intercorrente tra la condotta datoriale e la successiva reintegrazione.

Cassazione civile sez. lav., 10/01/2019, n.451

Il tempo di fruizione delle festività soppresse

La funzione delle ferie è sottoposta, per evidenti ragioni organizzative, a precise delimitazioni temporali, atteso che deve avvenire di regola entro l’anno di maturazione, potendo essere differita all’anno successivo solo quando la mancata fruizione è dipesa da documentate esigenze di servizio; in tale caso, il godimento deve avvenire preferibilmente entro il primo semestre dell’anno successivo a quello di spettanza, tenuto conto sia delle esigenze di servizio, sia delle esigenze di carattere personale. Similmente, la normativa delimita il tempo di fruizione delle c.d. festività soppresse, che devono essere utilizzate entro l’anno solare di maturazione e non possono essere spostate in avanti nel tempo.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 01/02/2012, n.350

Reato di appropriazione indebita aggravata

Commette il reato di appropriazione indebita aggravata di cui agli art. 646 e 61 n. 11 c.p. il datore di lavoro che, anziché accantonare presso un istituto di credito le percentuali da lui trattenute sulle somme spettanti ai lavoratori per ferie, gratifica natalizia e festività soppresse, mantenga le stesse, di proprietà dei dipendenti, nella sua materiale disponibilità esclusiva.

Cassazione penale sez. II, 27/06/2003, n.30075

Reintroduzione legislativa di alcune festività soppresse

È illegittima la disapplicazione dell’accordo collettivo nazionale di lavoro, operata con riferimento al contratto individuale di lavoro, diretta a ridurre i giorni di permesso retribuito a seguito della reintroduzione legislativa di alcune festività soppresse, poiché il contratto collettivo costituisce un “atto normativo” con efficacia vincolante per il singolo aderente alle associazioni stipulanti, cui non appartengono poteri modificativi della suddetta regolamentazione.

Né, in senso contrario, può essere invocata la presupposizione (o la causa in concreto), che postula l’esistenza di una inequivoca condizione inespressa, il cui venir meno faccia scemare la ragione del contratto, ovvero di una precisa corrispondenza tra le intervenute modifiche legislative ed il conseguente rimodellamento del regolamento contrattuale collettivo.

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2014, n.18715

La finalità di compensare le giornate di festività soppresse

L’espressa correlazione (tracciata dall’Accordo nazionale del febbraio 1979) fra il riconoscimento di alcuni giorni di permesso retribuito e la finalità di compensare talune giornate di festività soppresse, legittima senz’altro l’opzione interpretativa ed applicativa secondo cui il ripristino normativo di un giorno di festività religiosa legittimasse il datore di lavoro ad operare la riduzione di uno dei giorni di permesso retribuito a suo tempo riconosciuti “a compensazione ed in luogo” delle festività a suo tempo soppresse.

Consiglio di Stato sez. VI, 16/09/2013, n.4557

I permessi retribuiti ed i riposi sostitutivi delle festività soppresse

I permessi retribuiti ed i riposi sostitutivi delle festività soppresse, introdotti dalla contrattazione collettiva ed usufruiti nelle giornate consentite dal datore di lavoro, non pregiudicano la continuità del servizio per l’intero orario giornaliero e non sono, pertanto, nulli per contrasto alla legge 5 marzo 1977, n. 54, la cui “ratio” è di garantire la continuità del servizio impedendo ai lavoratori degli uffici pubblici di entrare dopo o uscire prima dell’orario normale. Ne consegue che il datore di lavoro è tenuto al pagamento dell’indennità sostitutiva qualora essi non siano fruiti, entro l’anno di spettanza, dal lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 13/04/2015, n.7400

Lavoratori chiamati a prestare servizio in una delle festività soppresse

Ai sensi dell’art. 86, comma 2, del c.c.n.l. del settore turismo del 6 ottobre 1994, il diritto alla maggiorazione retributiva per i lavoratori chiamati a prestare servizio in una delle festività soppresse dalla legge 5 marzo 1977, n. 54, presuppone l’effettiva prestazione dell’attività lavorativa, sicché non spetta alcun ulteriore emolumento ove il lavoratore fruisca di permessi sindacali nelle medesime giornate.

Cassazione civile sez. lav., 28/08/2014, n.18425



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5 Commenti

  1. Buongiorno. Molti contratti collettivi prevedono, come diritto aggiuntivo rispetto alle ferie ed ai permessi retribuiti riconosciuti dalla legge, anche le festività soppresse. Ma cosa sono e come vengono riconosciute?

    1. Quando in un contratto collettivo di lavoro si parla del diritto dei dipendenti alle cosiddette festività soppresse si intende garantire ai lavoratori un numero di permessi giornalieri retribuiti corrispondente a quello delle giornate che non sono più, per successive disposizioni di legge, riconosciute festività e in cui, dunque, i lavoratori devono regolarmente recarsi al lavoro. In sostanza, proprio come avviene per le festività tuttora vigenti, il dipendente può stare a casa senza recarsi al lavoro ma è comunque interamente pagato. Le festività soppresse vengono riconosciute dai contratti collettivi a due condizioni: che le ex festività ricorrano in giorni lavorativi, e cioè in giornate cui è prevista la normale prestazione lavorativa ordinaria per il dipendente; che il lavoratore abbia diritto per quei giorni all’intero trattamento economico. Per comprendere meglio basta fare un esempio. In passato il 19 marzo, festa di San Giuseppe, era festa nazionale e dunque i dipendenti non lavoravano. Oggi questa festività soppressa può trasformarsi in un giorno di permesso lavorativo, se lo prevede il contratto collettivo, ma solo se il 19 marzo non cade in un giorno non lavorativo, ad esempio, di domenica. L’altro requisito è che in quel giorno il dipendente abbia diritto alla paga piena e non sia, ad esempio, in cassa integrazione, in aspettativa etc. Il diritto ad assentarsi dal lavoro per festività soppressa non deve essere esercitato proprio nel giorno in cui ricade la festa non più vigente ma può essere esercitato liberamente durante l’anno. In sostanza, il dipendente non deve prendersi il permesso proprio il giorno di San Giuseppe. Ciò che conta è che ha un giorno di permesso retribuito che gli deriva dalla soppressione della festa di San Giuseppe. Sceglierà quando assentarsi concordandolo con il proprio datore di lavoro.

  2. Salve, come posso verificare quanti giorni di ferie sono stati maturati e quante ferie sono state accantonate? Inoltre, cosa devo fare per verificare se ho diritto alle festività soppresse? Vi ringrazio anticipatamente per la vostra eventuale risposta

    1. Occorre verificare la relativa voce ferie nella busta paga. Il prospetto paga, infatti, se correttamente redatto, permette ad ogni lavoratore di essere puntualmente aggiornato sulla situazione delle sue ferie e sui giorni di ferie ancora a sua disposizione. In determinati casi, previsti dalla legge, le ferie possono entrare in busta paga anche sotto forma di indennità per ferie non godute ma la possibilità di monetizzare le ferie è consentita solo in determinati casi previsti dalla legge.

    2. Nel contratto individuale di lavoro che viene firmato dal dipendente e dall’azienda al momento dell’assunzione, viene specificato quale contratto collettivo di lavoro si applica al rapporto di lavoro. Il dipendente, dunque, per verificare se ed a quanti giorni di riposo per festività soppresse ha diritto, deve sfogliare il proprio contratto collettivo di lavoro di riferimento e, nella voce “permessi” verificare se il contratto prevede il diritto alle festività soppresse e, se sì, quanti giorni di permesso gli spettano e con quali modalità devono essere usufruite.

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