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Delitti contro i cadaveri

13 Ottobre 2020 | Autore:
Delitti contro i cadaveri

Il legislatore penale ha previsto una serie di reati al fine di tutelare il decoro, la dignità e l’onorabilità di una persona umana anche dopo la morte.

Il nostro Codice penale dedica il capo II del titolo IV ai così detti “Delitti contro la pietà dei defunti”, nei quali da un lato ricomprende reati come la violazione di sepolcro [1], il vilipendio delle tombe [2] e il turbamento di un funerale o servizio funebre [3] e dall’altro i delitti contro i cadaveri.

L’oggetto della tutela penale è rappresentato da quella che con termine latino viene definita “pietas”, ossia il sentimento umano di affetto, pietà, dolore, venerazione e rispetto verso i defunti, i loro corpi e i luoghi che li conservano, che continua ad accompagnare i morti indipendentemente dalla eventuale appartenenza ad una confessione religiosa degli uomini che li venerano. Infatti, la tutela è sganciata da qualsiasi connotazione di ordine religioso.

In particolare, nei delitti contro i cadaveri, la pietas viene offesa nel momento in cui si pongono in essere comportamenti oltraggiosi rivolti verso una salma o le sue ceneri. A tal proposito, va precisato che per cadavere bisogna intendere la spoglia umana inanimata, mentre le ceneri sono quelle risultanti sia dalla combustione del corpo umano o da una cremazione autorizzata sia da vivi-combustione di una persona per causa accidentale o delittuosa o per il dissolvimento dello scheletro.

In cosa consiste il reato di vilipendio di cadavere

Il Codice penale punisce con la reclusione da uno a tre anni, chiunque con atti di vilipendio, offende un cadavere o le sue ceneri [4]. In questa fattispecie criminosa, il bene giuridico tutelato è rappresentato dal decoro, dalla dignità e dall’onorabilità della persona deceduta.

Sono atti di vilipendio di cadavere ad esempio i calci, gli sputi, la mutilazione e il deturpamento del cadavere mentre le semplici espressioni verbali o i gesti offensivi non sono di per sé sufficienti ad integrare gli estremi del reato in esame.

L’oggetto dell’offesa è il cadavere o le sue ceneri, rientrando in tale nozione tutti i resti umani capaci di suscitare sentimento di pietà per i defunti [5]. Secondo la dottrina maggioritaria, per cadavere deve intendersi il corpo umano che ha subìto la composizione delle sue essenziali funzioni organiche [6].

Sul punto, è intervenuta anche la Suprema Corte di Cassazione la quale ha chiarito che nel concetto di cadavere non deve comprendersi solo il corpo inanimato nel suo complesso o le sue singole parti ma anche lo scheletro dopo che è avvenuta la completa dissoluzione degli elementi putrescibili [7].

L’elemento soggettivo del reato è rappresentato dal dolo generico, che consiste nella coscienza e volontà di tenere una condotta idonea ad offendere il sentimento di pietà per i defunti. Colui che commette tale reato pone in essere, consapevolmente, una condotta oltraggiosa, compiendo volontariamente atti vilipendiosi idonei ad offendere il cadavere di una persona.

Nel caso dell’esumazione parziale, la condotta può essere espressamente vietata da disposizioni regolamentari o comunque non strettamente necessaria all’espletamento dell’attività eventualmente lecita che comporta la manipolazione di resti umani.

Nella specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto sussistente il reato di vilipendio di cadavere nel caso dell’esumazione di un corpo destinato  all’ossario, laddove l’operatore aveva proceduto allo smembramento del cadavere perché solo in parte mineralizzato, conservando nell’urna parte dello scheletro e disperdendo nell’ambiente delle porzioni non ancora decomposte [8].

È prevista anche un’aggravante della pena per l’ipotesi di deturpamento o di mutilazione del cadavere e per la commissione di atti di brutalità o di oscenità. In queste ipotesi, infatti, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni.

Nello specifico, si ha deturpamento quando vengono alterati i lineamenti del corpo mentre si ha mutilazione quando vengono recise parti della salma (vedi gli occhi, la gambe, le mani, ecc.).

Altresì, sono atti brutali quelli posti in essere con violenza come ad esempio le percosse; invece, gli atti osceni sono quelli a sfondo sessuale che coincidono con gli atti di necrofilia.

Dal punto di vista dell’elemento soggettivo ai fini della sussistenza dell’ipotesi aggravata del reato di vilipendio di cadavere, è sufficiente il dolo generico di operare una mutilazione, una deturpazione o le altre condotte disciplinate, essendo il vilipendio già di per sé insito nella condotta di mutilazione, deturpazione o di atti brutali o osceni [9].

Quando si commette distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere

La distruzione, la soppressione o la sottrazione di un cadavere o di una parte di esso, da chiunque commesse, costituiscono un reato penale, punito con la reclusione da due a sette anni [10].

Il bene giuridico tutelato dalla norma che prevede questa fattispecie criminosa è il decoro, la dignità e l’onorabilità della persona deceduta.

La condotta sanzionata consiste nella distruzione, nella soppressione e nella sottrazione di cadavere. Più nel dettaglio, per distruzione deve intendersi lo smembramento del cadavere; la soppressione si realizza con lo spostamento della salma in un luogo affinché non sia più ritrovato mentre la sottrazione comporta l’asportazione del cadavere.

È previsto un aumento della pena se il fatto è commesso in un cimitero, cioè nel luogo adibito alla sepoltura dei cadaveri ed alla custodia delle ceneri, o negli altri luoghi di sepoltura diversi dai cimiteri, in cui si trovino i resti umani o tombe o sepolcri isolati, o infine nei luoghi di deposito o di custodia, come ad esempio le camere mortuarie delle cliniche o degli ospedali, le chiese, le sale anatomiche.

L’oggetto del reato è il cadavere o le sue ceneri, da intendersi in senso lato, ossia comprendente tutti i resti umani, scheletro o parti di esso, purché capaci di suscitare un sentimento di pietà per i defunti. Proprio sulla base di tale nozione di cadavere, la Cassazione ha ritenuto non sussistente il reato in esame nel caso di sottrazione di organi o di parte di essi (ad esempio, cuore, polmone, fegato, reni, ecc.), custoditi in un contenitore in soluzione di formalina, perché ritenuti inidonei a suscitare l’idea di corpo umano inanimato e, conseguentemente, il senso di pietà [11].

L’elemento soggettivo del reato di sottrazione di cadavere è il dolo generico, essendo sufficiente per la configurabilità dello stesso, la volontà cosciente e libera di sottrarre i resti umani senza averne diritto, indipendentemente dal fine propostosi dall’agente (lucro, affetto, studio o altro) [12].

Una legge del 2001 [13] ha introdotto due nuovi commi nel corpo dell’articolo in esame, il III e il IV, inserendo un’esimente. Pertanto, non costituisce reato la dispersione delle ceneri se attuata secondo l’espressa volontà del defunto e previa autorizzazione dell’ufficiale di stato civile.

Se la dispersione viene effettuata senza l’autorizzazione dell’ufficiale di stato civile o in maniera difforme da quanto indicato dal defunto, si ha una circostanza aggravante. La pena, quindi, è quella della reclusione da due mesi a un anno oltre a una multa da 2.582 euro a 12.911 euro.

Quando si configura il reato di occultamento di cadavere

Dal reato appena esaminato va tenuto distinto quello che si commette occultando un cadavere o una parte di esso ovvero nascondendone le ceneri, per il quale il legislatore penale ha previsto la reclusione fino a tre anni [14].

In più sentenze, la Corte di Cassazione ha precisato che il delitto di occultamento di cadavere si distingue da quello di distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere per la precarietà del nascondimento.

Nell’occultamento, il celamento del cadavere è temporaneo ovvero deliberatamente operato in modo che il cadavere venga certamente ritrovato e restituito [15]. Peraltro, il nascondimento non deve essere correlato a particolari accorgimenti, essendo sufficiente che il cadavere sia stato sistemato in modo tale da ritardarne per un tempo apprezzabile il ritrovamento [16]. Non è neanche necessario che la persona sia deceduta perché si configuri il reato di occultamento di cadavere ma è sufficiente che la morte si possa ritenere imminente e la condotta deve essere intenzionalmente diretta a realizzare l’occultamento di cadavere [17].

Nella distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, invece, l’occultamento è stabile, in modo rendere il cadavere, con un alto grado di probabilità, definitivamente introvabile.

Il delitto in esame consuma nel momento e nel luogo in cui si verifica in conseguenza dell’azione del colpevole un evento costituente occultamento, e, dunque, ha natura di reato istantaneo con effetti permanenti [18].

Il bene giuridico tutelato oltre al decoro, alla dignità e all’onorabilità della persona deceduta, è anche l’interesse dell’autorità giudiziaria al corretto andamento delle indagini, qualora il cadavere appartenga ad una persona scomparsa o di cui si sospetta l’omicidio.

L’oggetto dell’offesa è un cadavere, una parte di esso o le sue ceneri, rientrando nella nozione tutti i resti umani capaci di suscitare sentimento di pietà per i defunti.

Cos’è il reato di uso illegittimo di cadavere

L’ultima fattispecie criminosa ricompresa tra i delitti in esame è l’uso illegittimo di cadavere, che si configura quando un soggetto disseziona o altrimenti adopera un cadavere o una parte di esso, a scopi scientifici o didattici, in casi non consentiti dalla legge [19].

La pena prevista è la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a 516 euro, che viene aumentata se il fatto è commesso su un cadavere, o su una parte di esso, che il colpevole sa essere stato da altri mutilato, occultato o sottratto.

Scopo della norma è la repressione di qualsiasi abuso che può essere commesso nell’uso di cadaveri per fini scientifici e didattici. Infatti, la condotta criminosa si ha quando il cadavere viene dissezionato, cioè tagliato in parti, oppure utilizzato, ovvero impiegato, in ricerche medico-scientifiche improprie. Il bene giuridico tutelato è il corretto utilizzo dei cadaveri per scopi scientifici o didattici.

L’elemento soggettivo è rappresentato dal dolo generico, che consiste nella volontà di dissezionare un cadavere per scopi scientifici o didattici, nella piena consapevolezza di operare fuori dai casi consentiti dalla legge.

Non si ha un uso illegittimo del cadavere per scopo didattico-scientifico nei casi in cui la legge consente la consegna di cadaveri alla sedi universitarie di medicina [20] e quelli nei quali disciplina l’insegnamento e le indagini scientifico-mediche sui cadaveri [21].


note

[1] Art. 407 cod. pen.

[2] Art. 408 cod. pen,

[3] Art. 409 cod. pen.

[4] Art. 410 cod. pen.

[5] Cass. pen., sezione III, sent. n. 1107 del 17.05.1971.

[6] G. Fiandaca, E. Musco, Diritto penale parte speciale.

[7] Cass. pen. sent. n. 1198/1969.

[8] Cass. pen., sezione III, sent. n. 17050 dell’11.04.2003.

[9] Cass. pen., sezione III, sent. n. 1107 del 17 maggio 1971, Cass. pen, sezione III, sent. n. 16569 del 02.05.2007.

[10] Art. 411 cod. pen.

[11] Cass. pen., sezione III, sent. n. 45444 del 04.11.2014.

[12] Cass. pen., sezione III, sent. n. 5139 del 02.06.1983.

[13] L. n. 130/2001.

[14] Art. 412 cod. pen.

[15] Cass. pen. sent. n. 5819/1981.

[16] Cass. pen, sezione I, sent. n. 5819 del 13.06.1981, Cass. pen. sezione IV, sent. n. 3235 del 17.03.1987.

[17] Cass. pen, sezione III, sent. n. 1142 dell’11.01.2017, Cass. pen. sezione V, sent. n. 11327 del 10.12.1993.

[18] Cass. pen., sezione I, sent. n. 1119 del 03.05.1990.

[19] Art. 413 cod. pen.

[20] Art. 32 L. n. 1592/1933.

[21] Art. 39 DPR n. 803/1975.


2 Commenti

  1. Ma una persona deve avere la mente seriamente deviata per arrivare a commettere uno di questi reati. C’è qualcosa di scabroso nella testa di queste persone al pari di chi commette un omicidio al mio parere, perché significa che non si ha alcun rispetto per la vita umana. Davvero credo sia qualcosa di raccapricciante

  2. Ma davvero c’è ancora chi è accusato di deturpamento o di mutilazione del cadavere? Ma a parte i mafiosi che mettono in atto delle azioni riprovevoli, ma c’è chi a parte certi delinquenti commette questi reati con estrema brutalità o di oscenità? Io inorridisco. Ma dove sta l’umanità?

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