Diritto e Fisco | Articoli

Coppia di fatto con figli: separazione e affidamento

13 Ottobre 2020 | Autore:
Coppia di fatto con figli: separazione e affidamento

Cosa succede quando si separano due persone conviventi dalla cui unione sono nati figli: tutte le conseguenze e la possibilità di rivolgersi al giudice.

La nostra società sta profondamente mutando e i cambiamenti si avvertono, in particolare, nel modo di intendere i rapporti familiari. In passato l’unica idea possibile di famiglia era quella tradizionale, composta da due persone di sesso diverso regolarmente sposate e dai figli nati dalla loro unione.

Oggi, non è più così: sono infatti sempre più frequenti i casi di persone che convivono senza essere unite in matrimonio. Questo nuovo scenario comporta diverse problematiche che gli operatori del diritto sono chiamati ad affrontare e risolvere. In particolare, in questo articolo vedremo cosa succede in caso di separazione di una coppia di fatto con figli e quali sono i criteri di affidamento di questi ultimi.

Cosa è una coppia di fatto?

Una coppia di fatto è costituita da due persone che, pur non essendo sposate, sono unite da un vincolo affettivo e convivono in maniera stabile. Quando parliamo di vincolo affettivo, naturalmente, intendiamo qualcosa di diverso da quello che deriva dalla parentela o dalla semplice amicizia: deve trattarsi di un sentimento del tutto analogo a quello che intercorre tra persone unite in matrimonio.

La legge (c.d. Legge Cirinnà) [1] si occupa di queste coppie, stabilendo che due persone sono conviventi di fatto quando:

  • sono entrambe maggiorenni;
  • convivono tra loro;
  • sono legate da un vincolo affettivo che comporta il reciproco sostegno morale e materiale;
  • non sono unite tra di loro o con altri da un matrimonio o da un’unione civile. Pertanto non vi è coppia di fatto quando uno dei conviventi è sposato con un’altra persona e non ha ancora divorziato.

Alla coppia di fatto sono attribuiti alcuni importanti diritti; perché questi siano riconosciuti è necessario che i due partner dichiarino la situazione di convivenza all’Ufficio anagrafe del Comune. A questo scopo è sufficiente un’autocertificazione, nella quale gli interessati specificano di convivere e di essere legati da un vincolo affettivo; il documento va firmato alla presenza dell’impiegato dell’Ufficio anagrafe a ciò preposto, oppure spedito a detto ufficio, insieme a una fotocopia dei documenti di identità di entrambi, a mezzo raccomandata a.r. o Pec.

Quali sono i diritti delle coppie di fatto?

Le coppie di fatto godono di alcuni importanti diritti. Essi in parte sono previsti dalla legge e in parte sono stati loro attribuiti nel tempo dalla giurisprudenza, cioè dalle pronunce dei giudici. Vediamo quali sono:

  • diritto alla coabitazione. I due partner hanno diritto a vivere nella stessa casa. Questo comporta che, in caso di separazione, il proprietario dell’abitazione non può imporre all’ex di andarsene prima di avere trovato un’altra sistemazione;
  • diritto all’assistenza morale e materiale. I conviventi di fatto devono darsi reciproco sostegno affettivo ed economico, ciascuno secondo le proprie capacità e i propri redditi. Se uno dei due non lavora deve comunque dare un contributo alla gestione della casa. Se uno dei partner viene privato di tale assistenza può rivolgersi al giudice per chiedere il risarcimento del danno materiale e morale subito; diritto al risarcimento del danno in caso di morte. Se uno dei conviventi muore a causa del fatto illecito altrui (ad esempio un incidente automobilistico verificatosi per colpa di altri), il superstite ha diritto ad ottenere dal responsabile il risarcimento del danno morale e materiale;
  • diritto all’assistenza in caso di malattia [2]. In caso di malattia o di ricovero di uno dei conviventi, l’altro ha diritto di fargli visita, di assisterlo e di accedere alle informazioni e alle cartelle cliniche che lo riguardano;
  • diritto a subentrare nel contratto di locazione. Se la coppia vive in una casa in affitto, in caso di morte di uno dei conviventi l’altro ha diritto a subentrare nel contratto fino alla sua naturale scadenza;
  • diritti che riguardano gli stranieri. Non è possibile espellere lo straniero che conviva stabilmente con una donna incinta [3]; inoltre la convivenza stabile con una persona di nazionalità italiana, dalla quale lo straniero trae i propri mezzi di sostentamento, è rilevante ai fini del rilascio del permesso di soggiorno [4];
  • diritto all’affidamento dei figli: di questo parleremo approfonditamente più avanti.

Inoltre, i conviventi di fato possono stipulare tra loro un contratto di convivenza, cioè un accordo scritto per regolare in tutto o in parte i loro rapporti, specie dal punto di vista economico, anche per il caso di un’eventuale separazione. In presenza di un contratto di convivenza, se uno dei due non rispetta l’accordo l’altro potrà rivolgersi al giudice per ottenerne l’adempimento.

Coppia di fatto: quali diritti hanno i figli?

I figli delle coppie di fatto hanno gli stessi diritti di quelli nati da genitori uniti tra loro in matrimonio. La differenza sta nelle formalità necessarie perché, dinanzi alla legge, essi possano essere considerati nati dalla coppia. Infatti, quando i genitori sono sposati i figli si presumono concepiti dai due coniugi; basterà quindi dichiararne la nascita all’anagrafe del Comune di residenza.

Nelle coppie non sposate, invece, occorre un esplicito riconoscimento della maternità e della paternità. Esso avviene mediante una dichiarazione da fare al Comune, che può essere presentata dai genitori sia unitamente che separatamente, oppure anche con atto ricevuto da un notaio.

In entrambe le situazioni, i figli hanno comunque diritto ad essere mantenuti, istruiti ed educati da entrambi i genitori, che devono rispettarne il carattere e le inclinazioni [5].

Cosa succede se la coppia di fatto si separa?

La separazione delle coppie di fatto è molto diversa da quella che avviene tra persone sposate. Infatti:

  • nel matrimonio, i due coniugi sono legati da un vincolo che per lo Stato ha efficacia legale. Essi, se non vanno più d’accordo e vogliono separarsi, devono ricorrere a una delle procedure previste a tale scopo dalla legge;
  • le coppie di fatto, anche se hanno dichiarato all’anagrafe la loro convivenza, non sono unite da nessun vincolo. Pertanto, se vogliono separarsi, è sufficiente che smettano di convivere.

Può essere, tuttavia, che gli ex conviventi di fatto vogliano regolare alcune questioni conseguenti alla loro separazione, riguardo alle quali non hanno stipulato un contratto di convivenza e sulle quali non riescono a mettersi d’accordo. Tali questioni possono riguardare la restituzione di eventuali doni o di somme di denaro, il diritto di abitare la casa nella quale i due hanno convissuto, l’affidamento e il mantenimento dei figli della coppia.

Dei figli ci occuperemo tra poco; per il momento vediamo velocemente cosa prevede (o non prevede) la legge riguardo agli altri problemi che possono sorgere tra gli ex conviventi.

Precisamente, l’ex convivente di fatto:

  • non ha diritto ad un assegno di mantenimento da parte dell’ex partner, nemmeno se non ha un reddito proprio;
  • non ha diritto a continuare ad abitare la casa nella quale ha convissuto, a meno che non sia di sua proprietà. In ogni caso il suo ex non può imporgli di andare via da un giorno all’altro, senza consentirgli di trovare una sistemazione alternativa;
  • non ha diritto alla restituzione del denaro speso per contribuire al menage familiare. Diverso è il caso se, invece, egli ha versato al partner somme consistenti, presumendo che il rapporto affettivo con quest’ultimo sarebbe stato duraturo. Così, pure, se egli ha contribuito economicamente alla ristrutturazione della casa di proprietà dell’ex convivente, ha diritto alla restituzione del denaro utilizzato a tale scopo.

Per quanto riguarda gli acquisti effettuati durante la convivenza, ogni partner avrà diritto a trattenere le cose da lui comprate. Inoltre, in caso di libretti o conti correnti cointestati, le relative somme andranno divise a metà.

Naturalmente, se i due avevano stipulato un contratto di convivenza potrebbero avere concordato di regolare i loro rapporti in modo diverso in caso di separazione: ad esempio, potrebbero essersi accordati per dividere gli arredi della casa tra loro in un certo modo.

Separazione coppia di fatto: a chi vanno i figli?

In modo analogo a quanto succede nella separazione delle coppie sposate, il principio guida nell’affidamento dei figli è quello della bigenitorialità.

In passato, infatti, in caso di separazione, il tribunale stabiliva a quale dei due genitori (di solito la madre) dovessero essere affidati i figli; l’altro genitore aveva diritto a incontrarli in giorni e in orari stabiliti e, di norma, veniva obbligato a versare mensilmente un assegno per il loro mantenimento.

Oggi, invece, la legge attribuisce ai figli il diritto alla bigenitorialità, vale a dire ad intrattenere rapporti pieni e soddisfacenti con entrambi i genitori. Si attua quindi quello che viene detto affido condiviso: i bambini o ragazzi non vengono più affidati ad un genitore soltanto, ma semplicemente “collocati” presso di lui. Ciò significa che, ovviamente per ragioni pratiche, il figlio vivrà presso uno dei genitori, ma avrà diritto a frequentare regolarmente l’altro nel modo più sereno possibile.

Non solo, i bambini o ragazzi hanno diritto a mantenere la frequentazione con le famiglie di origine di entrambi i genitori: il legame affettivo con nonni, zii e cugini deve quindi essere salvaguardato.

Entrambi i genitori, e non solo quello collocatario, devono poi contribuire al mantenimento dei figli, oltre che alla loro istruzione ed educazione.

Questi princìpi, stabiliti dalla legge e dalla giurisprudenza in caso di separazione dei coniugi, valgono anche in caso di separazione di una coppia di fatto con figli riguardo all’affidamento di questi ultimi. Gli ex conviventi di fatto possono, a tal proposito, accordarsi liberamente tra loro se la separazione avviene serenamente; in caso contrario possono rivolgersi al giudice, chiedendo che decida:

  • con quale dei due genitori debbano vivere i figli;
  • in che modo e con quale frequenza l’altro genitore potrà incontrare i bambini o ragazzi, in modo tale da garantire il più possibile l’attuazione del principio della genitorialità;
  • se il genitore non collocatario debba o meno versare all’altro genitore un assegno mensile a titolo di contributo al mantenimento dei figli e in che misura;
  • qualora il genitore collocatario non sia proprietario della casa in cui i due hanno convissuto, se essa debba essergli assegnata. Ciò di solito avviene, allo stesso modo di ciò che accade in caso di separazione dei coniugi, per consentire alla prole di continuare di vivere nello stesso ambiente al quale è abituata.

Per finire va fatta una riflessione, riguardo una lacuna che dovrebbe essere colmata dalla legge.

In caso di separazione di una coppia sposata, vi è sempre un giudice a prendere delle decisioni riguardo all’affidamento dei figli e quindi a vigilare affinché venga salvaguardato l’interesse di questi ultimi. Nel caso di una coppia di fatto con figli, invece, la separazione e l’affidamento possono essere anche concordati dagli interessati senza nessun controllo, e non è detto che le decisioni dei genitori avvengano considerando prioritario il bene dei figli.


note

[1] L. n. 76/2016.

[2] Art. 1, co. 39, L. n. 76/2016.

[3] Cass. sent. n. 3373/2014.

[4] Tar Liguria, sent. n. 25/2015.

[5] Art. 147 cod. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube