Riforma Codice della strada: rischia di saltare

13 Ottobre 2020 | Autore:
Riforma Codice della strada: rischia di saltare

Stralciata dal dl Semplificazioni, ora si attende l’approvazione di un apposito disegno di legge. Le nuone norme, ferme in commissione alla Camera.

Sembrava che il legislatore avesse premuto con decisione l’acceleratore della riforma del Codice della strada (tanto per restare in argomento), dopo l’approvazione del decreto Semplificazioni. Invece, ha preferito rientrare ai box per aggiustare le norme che dovrebbero finire in un apposito disegno di legge, ora nelle mani della commissione Trasporti della Camera. Il rischio, come già successo in passato, è che la macchina della riforma non torni in pista. Non almeno in questa legislatura.

Che è successo? Le nuove regole per gli automobilisti dovevano far parte del decreto Semplificazioni in sede di conversione in legge, lo scorso settembre. Se non che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, firmò una lettera di richiamo sull’approvazione di emendamenti estranei alla sostanza del decreto. In altre parole, secondo il Capo dello Stato la riforma del Codice non c’entrava nulla con il dl. Meglio fare un apposito disegno di legge. Che, però, attende il pieno di benzina per partire.

In sospeso restano, dunque, alcune misure come, ad esempio, l’inasprimento delle sanzioni per chi utilizza il cellulare alla guida: non più 166 euro, ma ben 422 euro più la sospensione della patente dalla prima volta che l’automobilista viene sorpreso con una mano al telefonino e l’altra al volante, e non solo per i casi di recidiva nel biennio, come succede oggi.

Si valuta con enorme cautela anche la riduzione a tre secondi del tempo del giallo per tutti i semafori, anziché lasciare la durata variabile a seconda delle caratteristiche degli incroci.

Le altre misure vanno dall’obbligo del casco in bicicletta per i minori di 12 anni ai percorsi pedonali in città, dalla possibilità per le carrozzine per disabili di circolare nelle piste ciclabili all’obbligo di lasciare il preavviso del verbale di multa sotto il tergicristallo dell’auto.

C’è poi l’annosa questione delle targhe estere, con le sanzioni non solo per chi vuole fare il furbo ma anche per chi risiede in Italia ma lavora all’estero e non ha alcuna intenzione di «barare». Argomento da rivedere, dunque, come quello del dispositivo da installare sulle auto di chi è stato pizzicato almeno una volta alla guida in stato di ebbrezza. Si tratta del famoso alcolk, già in uso in altri Paesi europei, che consente all’automobilista di avviare l’auto solo se è sobrio. Da noi se ne parla da circa un mese e mezzo ma, appunto, se ne parla e basta.

Infine, si attende entro la fine di questo mese il decreto ministeriale sui collaudi degli impianti a gas montati in retrofit, che dovrebbero essere posti nelle mani di officine appositamente equipaggiate e attrezzate. E sulla possibilità di includere questi impianti tra quelli che danno diritto al bonus per sostituire l’alimentazione a benzina o a gasolio in alimentazione a metano o a Gpl.



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