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Pensione anticipata usuranti: posso lavorare?

14 Ottobre 2020 | Autore:
Pensione anticipata usuranti: posso lavorare?

Gli addetti a mansioni faticose e al lavoro notturno che fruiscono del pensionamento agevolato possono svolgere un’attività?

Gli addetti ai lavori usuranti [1] ed ai turni notturni possono beneficiare, se in possesso di specifici requisiti, di una pensione di anzianità agevolata. Questa pensione può essere ottenuta a soli 61 anni e 7 mesi di età, con un minimo di 35 anni di contributi ed una quota pari a 97,6.

Coloro che svolgono turni notturni per meno di 78 giornate ed i lavoratori che possiedono anche contribuzione da lavoro autonomo ottengono la pensione con dei requisiti più elevati, ma comunque agevolati rispetto alle condizioni ordinarie da soddisfare per l’accesso al pensionamento.

Ci si domanda allora, considerato il notevole anticipo concesso nell’uscita dal lavoro, se chi ottiene la pensione di anzianità agevolata per mansioni usuranti e notturne abbia la possibilità di cumulare l’assegno pensionistico con i redditi derivanti dall’attività lavorativa. In altri termini, con la pensione anticipata usuranti posso lavorare?

A questo proposito, bisogna tener presente che il divieto di cumulo tra redditi di lavoro e redditi di pensione è stato abolito, per la generalità dei trattamenti di vecchiaia, di anzianità ed anticipati, sin dal 1° gennaio 2009 [2]. Restano in piedi i limiti di cumulo relativamente alle pensioni di invalidità ed inabilità ottenute con meno di 40 anni di contribuzione, per le pensioni ai superstiti e per i trattamenti calcolati col sistema contributivo. Specifici limiti allo svolgimento dell’attività lavorativa sono poi previsti in relazione a due trattamenti istituiti di recente, la pensione quota 100 e la pensione anticipata precoci: si tratta però di limiti temporanei. Ma procediamo con ordine.

Quali pensioni sono ridotte a causa dell’attività lavorativa?

Chi svolge un’attività lavorativa può subire dei tagli al trattamento pensionistico se percepisce:

  • una pensione calcolata col sistema interamente contributivo: l’assegno pensionistico non viene ridotto solo se:
    • l’interessato ha compiuto almeno 60 anni di età se donna o 65 anni se uomo;
    • risultino accreditati almeno 40 anni di contribuzione;
    • in alternativa, risultino accreditati almeno 35 anni di contributi e l’interessato abbia compiuto 61 anni di età;
  • un assegno ordinario di invalidità: il trattamento è tagliato del 25% o del 50% se il reddito di lavoro percepito risulta superiore, rispettivamente, a 4 o 5 volte il trattamento minimo; se l’assegno risulta superiore al trattamento minimo e l’interessato possiede meno di 40 anni di contributi:
    • l’eccedenza dell’assegno rispetto al minimo è ridotta del 50%, se il pensionato lavora come dipendente; la trattenuta non può superare il reddito annuo prodotto e scatta solo se il reddito prodotto è anch’esso superiore al trattamento minimo; alcuni redditi sono ininfluenti (per approfondire: Lavoro con la pensione di inabilità, è possibile?);
    • l’eccedenza dell’assegno rispetto al minimo è ridotta del 30%, se il pensionato lavora come autonomo; la trattenuta non può superare il 30% del reddito annuo prodotto;
  • una pensione per invalidità o inabilità specifica: in questo caso, se non si possiedono 40 anni di contributi e l’assegno eccede il trattamento minimo, possono essere applicate le riduzioni del 50%, se il pensionato lavora come dipendente, oppure del 30%, se l’interessato lavora come autonomo, alle stesse condizioni appena osservate;
  • la pensione con opzione quota 100: in questo caso, l’interessato non può lavorare sino al compimento dei 67 anni di età in quanto il reddito derivante da qualsiasi attività lavorativa non è cumulabile con l’assegno pensionistico; è possibile cumulare il solo reddito derivante da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro di compensi lordi annui;
  • la pensione anticipata per lavoratori precoci: questo trattamento è incumulabile totalmente con qualsiasi reddito di lavoro fino alla maturazione virtuale dei requisiti per la pensione anticipata ordinaria, ossia fino alla maturazione (fittizia, non effettiva) di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne; In altri termini, se il interessato si pensiona con 41 anni di contributi, deve attendere un anno e 10 mesi per poter lavorare; se a pensionarsi con 41 anni di contributi è una lavoratrice, per poter svolgere nuovamente l’attività deve attendere 10 mesi;
  • una pensione ai superstiti, di reversibilità oppure in diretta: il trattamento si riduce del 25% se gli altri redditi percepiti dal pensionato superano tre volte il minimo, del 40% se lo superano di quattro volte e del 50% se lo superano di 5 volte;
  • la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa: questo trattamento è totalmente incompatibile con qualsiasi attività lavorativa e con l’iscrizione presso albi od elenchi.

Chi può beneficare della pensione per lavori usuranti?

Possono beneficiare della speciale pensione di anzianità per addetti a lavori usuranti coloro che svolgono una delle seguenti mansioni:

  • lavori in galleria, cava o miniera: sono comprese anche le mansioni svolte prevalentemente e continuativamente in ambienti sotterranei;
  • lavori in cassoni ad aria compressa;
  • lavori svolti dai palombari;
  • lavori ad alte temperature;
  • lavorazione del vetro cavo;
  • lavori di asportazione dell’amianto;
  • lavori svolti prevalentemente e continuativamente in spazi ristretti: la norma si riferisce, in particolare, ad attività di costruzione, riparazione e manutenzione navale, e, per spazi ristretti, intende intercapedini, pozzetti, doppi fondi, blocchi e simili;
  • conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo, con capienza superiore a 9 posti;
  • lavori a catena o in serie: sono comprese anche le ipotesi di chi sia vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo, o la cui prestazione sia valutata in base ai tempi di lavorazione.

Perché possano aver accesso alla pensione agevolata, i lavoratori devono aver svolto l’attività usurante:

  • per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;
  • per almeno metà della vita lavorativa.

Chi può beneficare della pensione per lavori notturni?

Possono beneficiare della speciale pensione di anzianità per addetti a lavori usuranti anche coloro che svolgono turni notturni:

  • per un numero pari o superiore a 78 notti all’anno;
  • tra le 72 e le 77 notti all’anno (per questi lavoratori i requisiti per la pensione di anzianità sono aumentati di 1 anno);
  • tra le 64 e le 71 notti all’anno (per questi lavoratori i requisiti della pensione di anzianità sono aumentati di 2 anni).

Il beneficio della pensione agevolata spetta, anche in questo caso:

  • se l’attività notturna è stata svolta per almeno 7 anni, negli ultimi 10 anni di vita lavorativa;
  • se l’attività notturna è stata svolta per almeno metà della vita lavorativa.

Il lavoratore, in ogni caso, deve aver svolto l’attività per almeno 6 ore in ciascuna notte; in caso contrario, il lavoro notturno viene valorizzato se si raggiungono almeno 3 ore di attività notturna svolte per l’intero anno.

Quale pensione agevolata per gli addetti ai lavori usuranti e ai turni notturni?

Gli addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni per almeno 78 notti l’anno ottengono la pensione di anzianità agevolata con:

  • una quota (somma di età ed anni di contribuzione) pari a 97,6;
  • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Gli addetti ai lavori usuranti che possiedono anche contribuzione da lavoro autonomo ed ai turni notturni per un numero di notti tra le 72 e le 77 l’anno ottengono la pensione di anzianità agevolata con:

  • una quota (somma di età ed anni di contribuzione) pari a 98,6;
  • almeno 62 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Gli addetti ai turni notturni per un numero di notti tra le 72 e le 77 l’anno, che possiedono anche contribuzione da lavoro autonomo, assieme agli addetti ai turni notturni per un numero di notti tra le 64 e le 71 l’anno ottengono la pensione di anzianità agevolata con:

  • una quota (somma di età ed anni di contribuzione) pari a 99,6;
  • almeno 63 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Gli addetti ai turni notturni per un numero di notti tra le 64 e le 71 l’anno, che possiedono anche contribuzione da lavoro autonomo, ottengono la pensione di anzianità agevolata con:

  • una quota (somma di età ed anni di contribuzione) pari a 100,6;
  • almeno 64 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Inoltre, gli addetti ai lavori usuranti e ai turni notturni possono ottenere la pensione anticipata precoci, qualora possiedano 41 anni di contributi, anche cumulati tra più gestioni, dei quali almeno 12 mesi devono essere accreditati (come contribuzione da effettivo lavoro) prima del compimento del 19° anno di età.

È importante tener presente che l’accesso ad entrambe le pensioni agevolate non è immediato, ma è necessario prima presentare la domanda all’Inps per la certificazione dei requisiti. Per approfondire, Guida alla pensione addetti ai lavori usuranti e Guida alla pensione anticipata precoci.

La pensione anticipata per mansioni usuranti e notturne consente di lavorare?

In base all’attuale normativa, la pensione di anzianità per addetti ai lavori usuranti e ai turni notturni non viene ridotta se l’interessato percepisce dei redditi di lavoro.

Solo se l’interessato opta per la pensione anticipata precoci, il trattamento è sospeso a causa dello svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa, ossia fino alla maturazione “fittizia” di 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Non bisogna comunque dimenticare che una riduzione di fatto si può verificare in sede di dichiarazione dei redditi o di eventuale conguaglio annuale: le pensioni rientrando difatti nel reddito complessivo e aumentano l’imponibile dell’interessato, incrementando di conseguenza le imposte. In buona sostanza, maggiori sono gli altri redditi tassabili percepiti (anche non derivanti dall’attività lavorativa), minore risulta la pensione al netto dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) e delle addizionali, perché i tributi sono più alti.


note

[1] D.lgs. 67/2011.

[2] DL 112/2008.

[3] Circ. Inps 108/2008.


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