Covid, ospedali sotto stress: l’allarme dei medici

13 Ottobre 2020
Covid, ospedali sotto stress: l’allarme dei medici

Il rischio è il tracollo: se il numero di casi gravi dovesse crescere improvvisamente e in modo incontrollato, la sanità sarebbe in affanno.

Con un aumento consistente dei ricoveri la tenuta degli ospedali sarebbe di un paio di mesi al massimo. Carlo Palermo, segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed, fa una previsione precisa: se continuiamo su questo trend, le strutture sanitarie pubbliche «potranno reggere almeno per cinque mesi ed al momento la situazione è gestibile».

A preoccupare, però, è un eventuale incremento dei pazienti Covid bisognosi di supporto respiratorio: «Se dovessimo assistere a un aumento esponenziale dei casi come sta accadendo in altri Paesi come la Francia allora il sistema ospedaliero avrebbe una tenuta di non oltre due mesi».

Palermo parla di possibile «crollo della prima trincea ospedaliera anti-Covid, perché gli ospedali non sono pronti a far fronte a un’epidemia esponenziale. Già ora si iniziano a registrare delle criticità, a partire dal personale sanitario carente e dalle strutture che non sempre garantiscono percorsi differenziati».

Il rapido incremento dei ricoverati in rianimazione non è rassicurante. «Nel giro di poco più di una settimana siamo passati da 200 a circa 450: sono di  fatto raddoppiati in questo arco di tempo», spiega Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani-emergenza area critica), intervenuto alla trasmissione «L’imprenditore e gli altri», condotta dal fondatore dell’UniCusano Stefano Bandecchi su Cusano Italia Tv. «Il numero è relativamente basso, ma dimostra che non siamo di fronte a una curva lineare, bensì a un’iniziale curva esponenziale, questo è il rischio».

Più in pericolo di tutti, secondo Vergallo, le regioni «che non hanno affrontato l’onda pandemica iniziale. Questa non è la risacca della prima ondata, è una vera e propria seconda ondata, per questo lanciamo il messaggio di tenere alta l’attenzione. Ha un culmine più basso come numeri solo perché si sono poste in atto nel frattempo tutte le misure di contenimento sociale. È chiaro che con la ripresa c’era da attendersi un rialzo, ma questo non significa abbassare la guardia».

È allarme anche per i malati cronici e fragili: anche laddove non si verificasse un nuovo lockdown, la seconda ondata di Coronavirus rischia di provocare la paralisi o il rallentamento di alcuni servizi sanitari, con difficoltà di accesso per i pazienti. «Servono immediate assunzioni, investimenti negli ospedali, e una più efficiente presa in carico dei pazienti sul territorio», avverte Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute.

«Appena un mese fa l’Anaao Assomed denunciava la sospensione di 13 milioni di visite e 500mila interventi a causa dell’emergenza covid che aveva investito il nostro Paese nei mesi precedenti – prosegue Gelli -. Si è così ulteriormente aggravato il problema delle lunghe liste d’attesa. Ora che, come sembra, siamo agli inizi di una seconda ondata, è più che mai necessario non solo proseguire nell’opera di potenziamento degli organici ospedalieri, ma anche migliorare l’integrazione tra assistenza primaria e specialistica, quella tra ospedale e territorio e implementare le cure domiciliari».



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