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Come dimettersi e ottenere disoccupazione

15 Ottobre 2020
Come dimettersi e ottenere disoccupazione

In alcuni casi, anche le dimissioni dal rapporto di lavoro danno diritto all’indennità di disoccupazione.

Hai deciso di cambiare lavoro? Ti spaventa la prospettiva di affrontare un lungo periodo senza uno stipendio? Vuoi sapere se, in caso di dimissioni, ti spetta la disoccupazione? La regola generale prevede che l’indennità di disoccupazione, oggi detta Naspi, spetti solo in caso di perdita involontaria del posto di lavoro. Tuttavia, a questa regola si applicano talune eccezioni e, dunque, in certi casi, anche il lavoratore dimissionario può ottenere tale prestazione economica.

Ma come dimettersi e ottenere la disoccupazione? La possibilità di ottenere la Naspi in caso di dimissioni è prevista solo in determinate circostanze specifiche nelle quali il lavoratore è stato comunque indotto a lasciare il posto di lavoro dal comportamento del datore di lavoro o si trova in una condizione soggettiva di particolare fragilità.

Che cos’è la disoccupazione?

Il nostro sistema di protezione sociale prevede che lo Stato intervenga a sostegno dei lavoratori quando si verificano degli eventi che sottraggono la capacità di lavorare e di procurarsi il reddito necessario alla propria esistenza. Basti pensare a prestazioni economiche come l’indennità di malattia, l’indennità di maternità, la pensione di inabilità al lavoro, etc. Tutte queste prestazioni economiche tutelano il lavoratore nei momenti difficili della propria esistenza.

Alla stessa logica risponde l’indennità di disoccupazione che, per gli eventi di perdita involontaria del lavoro che si sono verificati a partire dal 1°maggio 2015, viene definita Naspi, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego [1].

Con un termine tecnicamente non corretto, quando si parla di disoccupazione, si fa riferimento all’indennità economica che viene erogata mensilmente dall’Inps ai lavoratori che perdono involontariamente il posto di lavoro.

Naspi: spetta in caso di dimissioni?

La Naspi non viene erogata in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro; infatti, un requisito fondamentale per poter accedere a tale prestazione economica è rappresentato dalla perdita involontaria del lavoro.

La Naspi spetta, dunque, solo quando l’iniziativa di chiudere il rapporto di lavoro viene assunta in modo unilaterale dal datore di lavoro, ossia, in caso di licenziamento.

Sono, dunque, esclusi dal diritto alla Naspi i lavoratori il cui rapporto di lavoro è cessato per effetto di:

  • dimissioni volontarie;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Come dimettersi e prendere la disoccupazione?

In caso di dimissioni, il lavoratore non può ottenere la Naspi poiché la perdita del lavoro è stata determinata dalla sua stessa volontà. Questa regola, tuttavia, prevede delle eccezioni.

In particolare, può ottenere la Naspi il lavoratore che si dimette per giusta causa.

La giusta causa di dimissioni [2] sussiste quando il datore di lavoro pone in essere un comportamento molto grave che non consente la prosecuzione nemmeno momentanea del rapporto per il lavoratore. In questo caso, benché il rapporto di lavoro sia terminato formalmente con le dimissioni del dipendente, è stato in realtà il datore di lavoro, con il suo comportamento inaccettabile, a rendere di fatto obbligato il recesso del dipendente.

Per sussistere una giusta causa di dimissioni devono verificarsi degli eventi gravi come, a titolo esemplificativo, i seguenti:

  1. mancato pagamento dello stipendio;
  2. molestie sul luogo di lavoro;
  3. ingiurie a danno del dipendente;
  4. demansionamento;
  5. mobbing;
  6. notevoli modifiche peggiorative delle condizioni di impiego dopo un trasferimento d’azienda o di un ramo d’azienda;
  7. trasferimento del dipendente ad altra sede di lavoro senza ragioni giustificative.

Inoltre, la lavoratrice può ottenere la Naspi anche in caso di dimissioni volontarie che siano intervenute durante il periodo tutelato di maternità, vale a dire, a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento di un anno di età da parte del bambino. In questo caso, infatti, nonostante il rapporto di lavoro cessi per effetto delle dimissioni, la legge [3] prevede che alla lavoratrice spettino le tutele previste dalla legge e dal contratto collettivo per l’ipotesi del licenziamento.


note

[1] D. Lgs. 22/2015.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Art. 55, D. Lgs. 151/2001.


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