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Covid: in arrivo novità sul trasporto pubblico

13 Ottobre 2020
Covid: in arrivo novità sul trasporto pubblico

Possibile stretta sulla capienza dei mezzi, ma i gestori del servizio scalpitano: «A piedi 275mila persone, con rischio assembramenti».

È prevista per domani, mercoledì 14 ottobre, la riunione tra Regioni, Anci, Dpi e società del trasporto pubblico locale, alla presenza della ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli. Convocazione al ministero per discutere delle nuove sfide che attendono i mezzi pubblici e la loro gestione in sicurezza, nell’ambito della seconda ondata di Coronavirus.

Il confronto verterà sulle misure da mettere in campo per limitare al minimo i contagi, ma anche su alcuni nodi critici del trasporto pubblico locale. Le segnalazioni di disservizi e assembramenti volano alla velocità della luce sul web e sui social, tra rabbia dei pendolari e una buona dose di ironia: «Atac e Covid hanno fatto amicizia», si legge su uno dei tanti meme circolati su Facebook.

Possibile una stretta alla capienza massima dei passeggeri: si parla di un’ulteriore diminuzione dall’80% al 50% che dovrebbe, ora, essere accompagnata anche da una riduzione della pressione degli utenti. Le società temono di non riuscire a garantire comunque né adeguati standard di sicurezza, né l’accesso al servizio per molte persone.

«Risulterebbe difficile per gli operatori del trasporto pubblico locale continuare a conciliare il rispetto dei protocolli anti Covid-19 e garantire allo stesso tempo il diritto alla mobilità per diverse centinaia di migliaia di utenti ogni giorno, con il conseguente rischio di fenomeni di assembramento alle fermate e alle stazioni», scrive in un suo studio l’Asstra, associazione che accorpa le società di tpl.

In alcune ore di punta mattutine, continua l’Asstra, «si rischierebbe di non poter soddisfare da oltre 91mila (ipotesi capienza massima consentita al 75%) a circa 550mila spostamenti ogni giorno (scenario al 50%), arrecando un notevole disservizio quotidiano all’utenza. Andando nello specifico, ipotizzando una riduzione al 50% della capienza massima, si impedirebbe a circa 275mila persone al giorno di beneficiare del servizio di trasporto sia per motivi di studio che di lavoro».

La conseguenza sarebbe un inevitabile aumento del numero di automobili e mezzi privati in circolazione, non potendo fruire del servizio pubblico: Asstra li quantifica in un volume di spostamenti in auto in più compresi tra i 42mila e i 250mila. Con effetti a catena sull’inquinamento e le emissioni di CO2: le automobili ne emettono tre volte di più rispetto a un autobus.



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