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Figlio 30enne: ha diritto al mantenimento?

15 Ottobre 2020
Figlio 30enne: ha diritto al mantenimento?

Il dovere dei genitori di provvedere economicamente alla prole, anche dopo il raggiungimento dei 18 anni.

Tu e tua moglie avete un figlio svogliato che a malapena ha terminato il liceo. Mentre tutti i suoi amici sono andati all’università con in mente una prospettiva lavorativa futura, il tuo ragazzo non ne ha voluto sapere. Pertanto, passa da un lavoro precario all’altro senza mai trovare una stabilità economica. Per tale motivo, gli passi dei soldi ogni mese perché da solo non ce la farebbe. Hai sempre pensato che il tuo bambino avrebbe fatto l’università e sarebbe diventato un medico, un avvocato oppure un ingegnere. Niente di tutto ciò è accaduto.

Ma il figlio 30enne ha diritto al mantenimento? Secondo la legge, ciascun genitore ha l’obbligo di mantenere la prole fin quando non raggiunge l’indipendenza economica. Tale dovere, però, non può durare in eterno. I figli maggiorenni, infatti, devono ricercare un impiego che consenta loro di sostenersi autonomamente in virtù di un principio di autoresponsabilità. Nessun assegno, invece, è dovuto se gli stessi rifiutano, senza una ragione valida, le opportunità di lavoro offerte oppure dimostrano una colpevole inerzia prorogando inutilmente il percorso di studi.

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione in questo articolo.

I figli hanno diritto al mantenimento?

Fin dal momento della nascita, i figli hanno il diritto di essere mantenuti dai genitori, in base alle proprie sostanze e alla capacità di lavoro professionale o casalingo. Si tratta di un obbligo necessario per assicurare al minore uno sviluppo sereno e una crescita conforme alle sue aspirazioni e che sussiste anche qualora i genitori siano separati o divorziati.

L’ammontare del contributo viene deciso da mamma e papà o, in mancanza di un accordo, dal giudice su ricorso di uno dei due. In caso di separazione, inoltre, il genitore non collocatario è tenuto a corrispondere all’altro un assegno di mantenimento a favore del figlio minore la cui entità deve tener conto:

  • del tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con i genitori;
  • delle esigenze educative attuali del bambino;
  • dei redditi dei genitori;
  • del tempo che il figlio trascorre con ciascun genitore.

L’assegno, salvo diversa prescrizione, può anche essere corrisposto direttamente all’avente diritto.

Figlio 30enne: ha diritto al mantenimento?

Come ti ho già anticipato in premessa, l’obbligo di mantenimento sussiste fino a quando il figlio non raggiunga l’autosufficienza economica, quindi uno stipendio mensile che gli consenta di mantenersi da solo. Tale traguardo, però, non è detto che venga raggiunto con la maggiore età. Sempre più spesso, infatti, i figli non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, anche se laureati e con competenze professionali eccellenti. Ti faccio un esempio.

Tizio è laureato in fisica nucleare. Dopo vari tirocini, non riesce a trovare un lavoro che soddisfi le sue aspirazioni e si adatti alla sua laurea, pertanto salta da un impiego all’altro senza mai trovare una stabilità economica.

L’esempio che ti ho riportato è uno dei tanti casi che si verificano nella società di oggi: ragazzi laureati che non trovano un lavoro stabile ideale o comunque quello per cui hanno studiato con tanti sacrifici. In situazioni del genere, tocca ai genitori sostenere economicamente i propri figli maggiorenni. Ma esiste un limite di età massima oltre il quale un ragazzo deve provvedere a se stesso? Secondo gli Ermellini, la possibilità di ricevere l’assegno di mantenimento dai genitori viene meno intorno ai 30-35 anni. Inoltre, la mancanza del posto di lavoro a cui aspira un figlio non giustifica di per sé l’obbligo al suo mantenimento da parte dei genitori. Il ragazzo maggiorenne, infatti, deve impegnarsi comunque nella ricerca di un lavoro che lo renda autonomo secondo un principio di autoresponsabilità.

In sintesi, il figlio che ha già compiuto i 18 anni deve essere mantenuto dai genitori solo se sta terminando gli studi oppure se può dimostrare che non sia stato possibile procurarsi un lavoro per cause indipendenti dalla sua volontà.

Figlio 30enne: quando non ha diritto al mantenimento?

Partiamo da un esempio.

Tizio ha 30 anni ed è disoccupato. Il padre Caio gli corrisponde ogni mese un assegno di mantenimento di 300 euro, nella speranza che il ragazzo trovi presto un lavoro. Tuttavia, Tizio pensa solo a divertirsi con gli amici e passa la maggior parte del tempo nel bar sotto casa. Inoltre, rifiuta qualsiasi impiego gli venga proposto.

Ebbene, nell’esempio che ti ho riportato è abbastanza evidente che Tizio vuole vivere sulle spalle del padre Caio, in quanto, senza alcuna giustificazione valida, si rifiuta di lavorare e di percepire uno stipendio che lo renda autonomo. In casi del genere, non è dovuto alcun mantenimento perché il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica dipende esclusivamente dall’inerzia del figlio.

Supponiamo, invece, che un ragazzo abbia completato il percorso di studi e abbia raggiunto l’età di 30-35 anni. Secondo la recente giurisprudenza, il richiamo all’età del figlio e ad una presunta insostenibilità del suo percorso formativo non bastano per mettere in discussione l’obbligo di mantenimento, ma è necessario dimostrare che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende esclusivamente da un atteggiamento di inerzia o di rifiuto ingiustificato [1].

Dal suo canto, il figlio che pretende il contributo deve dar prova, come ti ho già anticipato, che il suo stato di disoccupazione dipende da fattori di mercato o comunque non a lui addebitabili.

Infine, qualora il figlio perda il lavoro oppure decida di dimettersi, potrà pretendere ed ottenere dal genitore solo gli alimenti, vale a dire una somma di denaro per il suo sostentamento, qualora si trovi in stato di bisogno, ma non potrà chiedere l’assegno di mantenimento.


note

[1] Cass. ord. n. 21752/2020 del 09.10.2020.


2 Commenti

  1. Ci sono figli che non alzano nemmeno un tovagliolo da terra e vogliono tutto bello e pronto. La colpa la darei a quei genitori sempre troppo accomodanti che hanno servito e riverito i propri figli fino a quando non si sono spaccati la schiena e poi si lamentano che questi non fanno nulla. La colpa è vostra che non avete insegnato loro il senso del sacrificio, gli avete dato sempre il piattino pronto, gli avete consentito di vivere sulle vostre spalle e approfittarsi della vita agiata e non alzare un dito anche in casa. Ora, vi prendete le conseguenze.

  2. Non tutti i figli sono scansafatiche. Mio fratello ha sempre avuto tutto a disposizione. Tutti i vizi possibili e si è sempre cullato sulla paghetta settimanale. Io mi sono rimboccato le maniche visto che dopo il diploma non volevo studiare e mi sono messo a fare lavoro da meccanico. Mi sono fatto la gavetta. Sveglia presto e rimanevo fino a quado tutti chiudevano i battenti. Non è stato semplice, ma volevo guadagnarmi da solo i miei soldi e spenderli come mi pareva senza essere di peso a nessuno.

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