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Licenziamento pensione di vecchiaia: ultime sentenze

21 Novembre 2020
Licenziamento pensione di vecchiaia: ultime sentenze

Età pensionabile; possesso dei requisiti pensionistici; variazioni nel rapporto di lavoro; condizioni per il recesso ad nutum.

Quando il licenziamento è discriminatorio?

È nullo in quanto discriminatorio il licenziamento intimato nei confronti di un dirigente in applicazione dell’art. 22 c.c.n.l. Dirigenti aziende industriali, a mente del quale la giustificazione del licenziamento non è richiesta nei confronti del dirigente che sia in possesso dei requisiti di legge per avere diritto alla pensione di vecchiaia o che abbia comunque superato il 65 anno di età.

Tribunale Roma sez. lav., 14/10/2014

Licenziamenti illegittimi degli ultrasessantenni 

L’art. 4, comma 2, della legge 11 maggio 1990, n. 108, che esclude la tutela reale per i licenziamenti illegittimi nei confronti dei prestatori di lavoro ultrasessantenni in possesso dei requisiti pensionistici, fa riferimento ai presupposti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, solo al verificarsi dei quali il prestatore di lavoro ha l’onere di impedire la cessazione del regime di stabilità, entro un certo termine di decadenza, esercitando l’opzione per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Ne consegue la nullità dell’art. 33 del c.c.n.l. per il settore giornalistico, nella parte in cui consente all’azienda di recedere liberamente dal rapporto, nei confronti di lavoratore che abbia raggiunto i 60 anni di età e sia titolare di un’anzianità contributiva previdenziale di 33 anni, non potendosi limitare il diritto del giornalista di avvalersi della pensione di vecchiaia e del consequenziale diritto, di fonte legale, alla continuazione del rapporto lavorativo sino al compimento del 65° anno di età.

Cassazione civile sez. lav., 20/03/2014, n.6537

Pensione di vecchiaia versata dal datore di lavoro

L’art. 6 n. 1, della direttiva 2000/78/CE deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale in forza della quale i lavoratori aventi titolo per beneficiare di una pensione di vecchiaia versata dal proprio datore di lavoro ai sensi di un regime previdenziale al quale hanno aderito prima di aver raggiunto i 50 anni di età non possono, in ragione di tale solo fatto, beneficiare di un’indennità speciale di licenziamento destinata a favorire il reinserimento professionale dei lavoratori aventi un’anzianità di servizio superiore ai dodici anni nell’impresa.

Corte giustizia UE grande sezione, 12/10/2010, n.499

Licenziamento collettivo: criterio di scelta dei lavoratori 

In tema di licenziamento collettivo, ai fini della legittimità, il criterio di scelta dei lavoratori da coinvolgere nel programma di esodo (nel caso di specie il dipendente doveva aver maturato i requisiti minimi per il raggiungimento della pensione di vecchiaia e/o di anzianità) deve essere parametrato alla legislazione vigente al momento del licenziamento stesso, non potendo una diversa normativa successiva decretarne la legittimità (nel caso di specie tale nuova normativa, con funzione di ammortizzatore sociale, attribuiva il diritto a pensione a determinati soggetti che con la legislazione precedente non potevano beneficiarne).

Tribunale Latina, 24/11/2009

La domanda di reintegrazione del lavoratore

Non può trovare accoglimento la domanda di reintegrazione del lavoratore che, prima di attivarsi in via giudiziale per ottenere la reintegrazione a un non trascurabile lasso di tempo dal licenziamento, non solo ha raggiunto l’età pensionabile, ma ha anche chiesto la pensione di vecchiaia, tenendo una condotta idonea a far presumere che non avrebbe comunque continuato a prestare l’attività lavorativa dopo la maturazione dei requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia; in tale ipotesi spetta comunque il risarcimento del danno ex art. 18 comma 4 st. lav.

Tribunale Milano, 25/01/2008

Maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia

La tutela reale nei confronti dei licenziamenti illegittimi (quale prevista dall’art. 18 l. 20 maggio 1970 n. 300) non si applica, secondo il disposto dell’art. 4 comma 2 l. 11 maggio 1990 n. 108, nei confronti dei prestatori lavoro ultrasessantenni i quali non si siano avvalsi dell’opzione per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Tuttavia solamente la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia e non anche il mero raggiungimento della massima anzianità contributiva comporta la recedibilità “ad nutum” dal rapporto di lavoro, né sussiste nel rapporto di lavoro contrattualizzato dei dipendenti delle poste italiane la facoltà dell’amministrazione di collocare a riposo d’ufficio il dipendente al compimento del quarantesimo anno di servizio. Sarebbe infatti nulla, secondo la normativa propria del contratto a termine, la clausola che pattuisse la cessazione del rapporto di lavoro ad un giorno “certus quando”.

Cassazione civile sez. lav., 27/08/2003, n.12568

Conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia

La parte rimasta vittoriosa che, nell’ipotesi di gravame proposto dal soccombente, chieda la conferma della decisione impugnata, eventualmente anche in base ad una diversa soluzione delle questioni da essa avanzate nel precedente grado di giudizio, non ha l’onere di proporre appello incidentale per chiedere il riesame delle domande, eccezioni o questioni respinte o ritenute assorbite o comunque non esaminate con la sentenza impugnata, essendo sufficiente che le riproponga in una delle sue difese nel giudizio di secondo grado.

(Sulla base dell’enunciato principio di diritto, la S.C. ha escluso che la parte, totalmente vittoriosa in prime cure, fosse tenuta alla proposizione di appello incidentale per riproporre la questione della collocazione temporale del licenziamento, che essa aveva sostenuto essere stato comunicato al dipendente quando il rapporto era soggetto al regime di recesso libero a seguito del conseguimento da parte del dipendente del diritto alla pensione di vecchiaia, mentre il primo giudice aveva ritenuto che il rapporto fosse ancora soggetto al regime di recedibilità causale, pur superando la questione per avere comunque ritenuto legittimo il licenziamento, benché efficace solo dal momento del subentro del regime di recedibilità “ad nutum”).

Cassazione civile sez. lav., 21/03/2003, n.4184

Indennità di licenziamento e pensione di vecchiaia 

Il principio generale della non discriminazione in ragione dell’età, come espresso concretamente dalla direttiva 2000/78/Ce del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, deve essere interpretato nel senso che esso osta, anche in una controversia tra privati, a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che priva un lavoratore subordinato del diritto di beneficiare di un’indennità di licenziamento allorché ha titolo a una pensione di vecchiaia da parte del datore di lavoro nell’ambito di un regime pensionistico al quale tale lavoratore subordinato abbia aderito prima del compimento del cinquantesimo anno di età, indipendentemente dal fatto che egli scelga di restare nel mercato del lavoro o di andare in pensione.

Corte giustizia UE grande sezione, 19/04/2016, n.441

Mancato godimento della pensione di vecchiaia

In tema di imposte sui redditi da lavoro dipendente, le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio sono soggette a tassazione solo se, ed entro i limiti in cui, siano volte a reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi (cd. lucro cessante), mentre non sono assoggettabili a tassazione quelle intese a riparare un pregiudizio di natura diversa (cd. danno emergente).

(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C., annullando la decisione impugnata, ha rigettato il ricorso del contribuente cui era stato riconosciuto un risarcimento, a seguito di licenziamento illegittimo, per mancato godimento della pensione di vecchiaia).

Cassazione civile sez. trib., 21/02/2019, n.5108

Recesso ad nutum della lavoratrice in età pensionabile

Nei confronti della lavoratrice in età pensionabile ed in possesso dei requisiti per la pensione di anzianità non è consentito, da parte del datore di lavoro, il recesso “ad nutum”, posto che solamente la maturazione del diritto al pensionamento di vecchiaia incide sul regime del rapporto di lavoro, come desumibile dall’art. 4, comma 2, della l. n. 109 del 1990, norma insuscettibile di applicazione analogica, che, nell’escludere la tutela reale per i licenziamenti illegittimi nei confronti dei prestatori di lavoro ultrasessantenni aventi i requisiti pensionistici, fa riferimento ai presupposti per l’accesso alla pensione di vecchiaia (e non di anzianità), solo al verificarsi dei quali il lavoratore ha l’onere di impedire la cessazione del regime di stabilità, entro un certo termine decadenziale, esercitando l’opzione per la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 10/01/2019, n.435

Età pensionabile e possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia

Il compimento dell’età pensionabile, come il possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia, non determinano l’automatica estinzione del rapporto di lavoro, ma solo la cessazione del relativo regime di stabilità; conseguentemente, nel caso in cui tali condizioni si perfezionino nel periodo intercorrente tra la data del licenziamento e quella della sentenza con cui venga accertata l’insussistenza di una sua idonea giustificazione, non è preclusa l’emanazione del provvedimento di reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro ex art. 18 l. n. 300 del 1970, mentre il rapporto di lavoro è suscettibile di essere estinto solo per effetto di valido (diverso) negozio di recesso.

Cassazione civile sez. lav., 25/05/2018, n.13181

Inefficacia del licenziamento della lavoratrice ultrasessantenne

Dalle disposizioni concernenti il campo di applicazione della disciplina limitativa dei licenziamenti risulta chiara l’intenzione del legislatore di escludere l’applicabilità dell’intera l. n. 604 del 1966 ai lavoratori che abbiano superato la cd. età lavorativa o che siano in una determinata condizione pensionistica, anche per quanto riguarda l’inefficacia del licenziamento per violazione delle prescrizioni formali del relativo art. 2. Deve pertanto escludersi l’inefficacia del licenziamento della lavoratrice ultrasessantenne già titolare della pensione di vecchiaia, anche se intimato senza forma scritta.

Cassazione civile sez. lav., 11/04/2005, n.7359



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