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Figli a carico e nucleo familiare

13 Ottobre 2020
Figli a carico e nucleo familiare

Quando il figlio è un nucleo familiare a sé stante? Come distaccarsi dal nucleo familiare. 

Ci viene spesso chiesto fino a quando un figlio è a carico dei genitori e qual è la nozione di nucleo familiare. La possibilità di un autonomo nucleo familiare per il figlio maggiorenne lavoratore dipende soprattutto dal tipo di reddito da questi percepito e dalla residenza dichiarata. La normativa è stata di recente modificata, sicché corre l’obbligo di fare alcune importanti precisazioni.

Qui di seguito vedremo innanzitutto come funziona la disciplina dei figli a carico, passando in rassegna i limiti di età e di reddito degli stessi. Poi, analizzeremo lo specifico caso del nucleo familiare per il figlio maggiorenne lavoratore. Ma procediamo con ordine. 

Differenza tra familiari a carico e nucleo familiare

La disciplina sui familiari a carico (ivi compresi anche i figli) serve per godere delle detrazioni fiscali previste dalla legge per chi appunto sostiene le spese per conto di altre persone. Invece, la disciplina sul nucleo familiare serve per conteggiare il cosiddetto reddito familiare ai fini Isee il quale dà diritto a una serie di benefici socio assistenziali.

Come vedremo qui di seguito, i presupposti per essere figli a carico e quelli per essere figli facenti parte del nucleo familiare dei genitori sono diversi.

Chi sono i familiari a carico?

Ogni contribuente che abbia dei familiari a carico può godere del beneficio fiscale delle detrazioni per carichi di famiglia.

Sono considerati familiari a carico i membri della famiglia che nell’anno hanno percepito un reddito complessivo uguale o inferiore ai limiti stabiliti dalla legge (di cui parleremo a breve), al lordo degli oneri deducibili.

Possono essere considerati familiari a carico, anche se non conviventi con il contribuente o residenti all’estero:

  • il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • i figli (riconosciuti, adottivi, affidati) indipendentemente dal superamento di determinati limiti di età e dal fatto che siano o meno dediti agli studi o al tirocinio gratuito.

Possono essere considerati a carico anche i seguenti altri familiari, a condizione che convivano con il contribuente o che ricevano dallo stesso assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità giudiziaria (da ripartire tra coloro che hanno diritto alla deduzione):

  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • i discendenti dei figli;
  • i genitori (compresi quelli adottivi);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  • i nonni e le nonne.

Limiti di reddito per essere considerati a carico

In generale, per essere considerati familiari a carico, il reddito personale non deve superare € 2.840,51 al lordo degli oneri deducibili. 

Per i figli fino a 24 anni, dal 2019 il limite aumenta a € 4.000. Nell’anno in cui il figlio compie 25 anni, ritorna a valere il limite ordinario di € 2.840,51.

I predetti limiti devono riferirsi ai redditi di ciascun familiare, sono quindi esclusi i redditi dei figli minori soggetti ad usufrutto legale dei genitori.

Figlio maggiorenne lavoratore a carico

Il reddito da prendere in considerazione per determinare se il figlio maggiorenne sia a carico o meno dei genitori è quello relativo all’anno di riferimento dei redditi riportati nella Dsu, dichiarazione sostitutiva unica (secondo anno solare precedente la presentazione della Dsu: quindi per le Dsu presentate nel 2020 l’anno di riferimento è il 2018).

Isee, quando il figlio è «nucleo autonomo»

Con la recente modifica alla definizione di «nucleo familiare» introdotta dalla normativa del Reddito di cittadinanza [1], applicabile anche ai fini Isee, i figli maggiorenni di età pari o superiore a 26 anni con residenza anagrafica diversa da quella dei genitori, anche se a loro carico ai fini Irpef, costituiscono sempre un nucleo familiare autonomo. Se il figlio rispettasse tale requisito anagrafico, costituirebbe un componente unico del proprio nucleo familiare, risultando a quel punto irrilevanti redditi e patrimonio dei genitori.

Dunque, per costituire un “nucleo familiare a sé stante” al figlio basta non essere più convivente. Invece, per poter essere “fiscalmente a carico” basta non superare i limiti di reddito appena indicati, anche se non si è più conviventi insieme ai genitori. 

Benefici fiscali se si hanno figli a carico

La legge prevede l’esclusione dal reddito imponibile ai fini fiscali di alcune spese sostenute dal contribuente a favore dei familiari che sono a suo carico (i cosiddetti oneri deducibili) e stabilisce in relazione ai medesimi soggetti specifiche riduzioni d’imposta (le cosiddette detrazioni). I predetti benefici fiscali spettano al contribuente che sia comunque titolare di un reddito proprio.

Sono inoltre previsti dei crediti d’imposta che riducono l’importo dell’imposta netta dovuta.

Per ciascuno dei figli a carico, la detrazione complessiva varia a seconda del reddito complessivo di ciascun contribuente (RC) – costituito dalla somma dei redditi percepiti – del numero e dell’età dei figli a carico e dell’eventuale presenza di una condizione di disabilità.


note

[1] Art. 2, comma 5, del Dl 4/2019, convertito con modificazioni nella legge 26/2019.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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