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Intossicazione alimentare: ultime sentenze

20 Novembre 2020
Intossicazione alimentare: ultime sentenze

Produzione, commercio e consumo dei prodotti alimentari; strumenti non igienicamente idonei nell’elaborazione e conservazione dei cibi; pericolosità per la salute pubblica.

Risarcimento dei danni non patrimoniali

Nel caso di grave inadempimento da parte della società incaricata dell’organizzazione e del servizio del banchetto nuziale (consistente nell’intossicazione alimentare di molti invitati dovuta alla somministrazione di cibi avariati), gli sposi hanno diritto, oltre alla risoluzione del contratto, al risarcimento dei danni non patrimoniali, ed in particolare del danno morale e del pregiudizio esistenziale.

Tribunale Paola, Civile, Sentenza, 15/02/2018

Lesione della salute del consumatore

In tema di disciplina igienica dei prodotti destinati all’alimentazione, la disposizione dell’articolo 5, lettera b), della legge 30 aprile 1962 n. 283 resta integrata solo dalla condotta di detenere per il commercio sostanze alimentari «in cattivo stato di conservazione», senza necessità che intervenga a perfezionarla anche «un danno alla salute personale del consumatore»; e ciò, a prescindere dalla qualificazione dommatica del reato (di pericolo o di danno) che dipende dalla tesi che si ritenga di privilegiare nell’individuazione dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice: reato di pericolo, se l’interesse tutelato viene ravvisato nella «salute pubblica»; reato di danno, se tale interesse viene individuato nell’«ordine alimentare», cioè nell’interesse a che la sostanza alimentare giunga al consumo con le dovute garanzie igieniche. Anche a voler seguire quest’ultima tesi interpretativa, infatti, l’effettiva lesione della salute del consumatore non è evento richiesto per il perfezionamento del reato.

(Da queste premesse, in cui il reato era stato ravvisato nei confronti dei titolari di un ristorante, per avere detenuto sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, la Corte ha ritenuto che correttamente il giudice di merito non aveva proceduto a verificare il nesso causale tra la condotta contestata e l’intossicazione alimentare patita da alcuni avventori del ristorante, trattandosi di evento comunque non richiesto per la sussistenza del reato).

Corte di Cassazione, Sezione 3, Penale, Sentenza, 02/09/2004, n. 35828

Frode alimentare ed effetti intossicanti

È esclusa l’applicazione della pena accessoria della pubblicazione della sentenza di condanna prevista dai commi 4 e 5 dell’art. 6 Legge n. 283 del 1962 qualora con la sentenza di condanna sia stato accertato solo un cattivo stato di conservazione degli alimenti, ex art. 5 lett. b) della stessa legge, senza riferimenti ad effetti intossicanti o pericolosi per la salute.

Cassazione penale sez. III, 07/12/2016, n.14482

Configurabilità dei reati di commercio di alimenti nocivi

Deve escludersi la configurabilità dei reati di commercio di alimenti nocivi di cui agli artt. 444 e 452 c.p. e di lesioni colpose di cui all’art. 590 c.p. nella condotta del farmacista che abbia venduto un latte in polvere oltre la data di preferibile consumo destinato alla somministrazione ad un lattante, in assenza di prove circa il fatto che l’alimento avesse in concreto la capacità di arrecare danno alla salute e circa l’esistenza di un nesso di causa tra l’assunzione del prodotto e i disturbi intestinali accusati dal bambino.

(Nello specifico non vi era evidenza alcuna dell’effettivo stato di cattiva conservazione del latte e l’unico sintomo accertato direttamente dai medici era consistito nella presenza di coliche addominali, sintomo riferibile a più possibili cause diverse dall’intossicazione alimentare).

Cassazione penale sez. IV, 21/03/2018, n.16108

Somministrazione di sostanze alimentari: contravvenzioni

Allorché nella condotta tenuta siano ritenuti sussistenti gli estremi della pericolosità per la salute pubblica (da intendere ovviamente non con riferimento all’intera collettività, ma in incertam personam con riferimento cioè a quanti possano usufruire di quel tipo di bene o di servizio), è esclusa l’applicabilità degli articoli 5 e 6 della legge 30 aprile 1962 n. 283, restando le relative contravvenzioni assorbite nel delitto previsto e punito dagli articoli 444 e 452 del Cp.

(Fattispecie nella quale correttamente, secondo la Corte, era stata ravvisata la violazione degli articoli 444 e 452 del Cp nella condotta dell’imputato, che, quale titolare di un ristorante-pizzeria, utilizzando strumenti non igienicamente idonei nell’elaborazione e conservazione dei cibi, aveva somministrato cibi pericolosi per la salute pubblica, per la presenza di un batterio in un arrosto di manzo che la scolaresca di una scuola aveva consumato nel suo locale, così da avere causato ai componenti della scolaresca intossicazione alimentare con crampi e diarrea).

Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 06/10/2005, n. 36345

Attitudine della sostanza a produrre effetti intossicanti

In tema di tutela penale degli alimenti, per “frode tossica” deve intendersi qualsiasi fatto contravvenzionale previsto negli artt. 5 e 6 della legge n. 283 del 1962, insidioso per se stesso o produttivo di effetti insidiosi, da cui derivi un’attitudine della sostanza a produrre effetti intossicanti o comunque un pericolo di danno per la salute del consumatore da accertarsi in concreto.

Cassazione penale sez. III, 05/02/2009, n.13535

Intossicazione alimentare: errore del medico e omicidio colposo

In caso di omicidio colposo, l’errore terapeutico del medico non ha normalmente l’effetto di interrompere il nesso causale rispetto alla condotta colposa produttiva dell’evento, giacché di regola non è estraneo all’area di rischio innescata da tale condotta lesiva.

(Nella specie, erano stati chiamati a rispondere del reato di omicidio colposo in danno di una persona che aveva assunto dei funghi sott’olio contaminati sia il produttore e il commerciante che i medici che avevano inutilmente avuto in cura il paziente ricoverato a seguito dell’intossicazione alimentare: la Corte, per quanto di interesse, ha rigettato la doglianza articolata dai primi due, che sostenevano l’esclusiva rilevanza eziologica assunta dalla mancanza di appropriate terapie).

Cassazione penale sez. IV, 18/02/2010, n.11212

Commercio e somministrazione di sostanze alimentari nocive

In tema di commercio e somministrazione di sostanze alimentari nocive, allorché nella condotta tenuta siano ritenuti sussistenti gli estremi della pericolosità per la salute pubblica (da intendere ovviamente non con riferimento all’intera collettività, ma in “incertam personam”, con riferimento cioè a quanti possano usufruire di quel tipo di bene o di servizio), è esclusa l’applicabilità degli artt. 5 e 6 Legge 30 aprile 1962 n. 283, restando le relative contravvenzioni assorbite nel delitto previsto e punito dagli artt. 444 e 452 cod.pen.

(Fattispecie nella quale correttamente, secondo la Corte, era stata ravvisata la violazione degli articoli 444 e 452 cod.pen. nella condotta dell’imputato, che, quale titolare di un ristorante-pizzeria, utilizzando strumenti non igienicamente idonei nella elaborazione e conservazione dei cibi, aveva somministrato cibi pericolosi per la salute pubblica, per la presenza di un batterio in un arrosto di manzo che la scolaresca di una scuola aveva consumato nel suo locale, così da avere causato ai componenti della scolaresca intossicazione alimentare con crampi e diarrea).

Cassazione penale sez. IV, 07/06/2005, n.36345



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6 Commenti

  1. Il cibo potrebbe trasformarsi nella causa di quadri patologici gravi. Quando consumiamo i cibi, già l’odore ci deve segnalare se c’è qualcosa di strano, se l’alimento è andato a male…., tuttavia talvolta il pericolo può nascondersi in prelibatezze, quali i funghi o le verdure sott’olio fatte in casa.

  2. Tempo fa, quando partecipare ai matrimoni era una cosa normale e non c’era la pandemia, sono stato al matrimonio di un amico, ho partecipato al ricevimento ed abbiamo trascorso una bella serata, divertimento e cibo al top. Tornato a casa, però, ho cominciato ad avvertire dei disturbi addominali, diventati poi più forti. Sono finito al Pronto soccorso, dove mi è stata diagnosticata un’intossicazione alimentare. Ora, a distanza di tempo, mi è venuto un dubbio: quali regole bisogna rispettare per assicurare l’integrità del cibo?

    1. Ogni ristorante è obbligato ad avere il manuale Haccp (Hazard analysis and critical control points), ovvero il documento sull’autocontrollo e l’igiene alimentare. L’autocontrollo consiste nei comportamenti che il responsabile dell’industria alimentare deve seguire per garantire la sicurezza, l’igiene e l’integrità degli alimenti. Tra questi, vengono suggeriti: l’utilizzo di materie prime di qualità, fresche ed acquistate da produttori di fiducia; la conservazione degli alimenti in un luogo separato rispetto a detersivi, disinfettanti o insetticidi;
      tenere gli alimenti sfusi in contenitori chiusi e di materiale adatto alla loro conservazione; non lasciare fuori dal frigorifero gli alimenti facilmente deperibili; tenere separati i cibi cotti da quelli crudi; utilizzare delle uova pastorizzate; scongelare velocemente gli alimenti surgelati in modo che il liquido dello scongelamento non entri mai in contatto con gli altri prodotti; preparare il cibo in superfici e con strumenti di lavoro adatti ad ogni tipo di alimento; controllare le condizioni in cui il cibo è stato trasportato fino al ristorante; verificare sempre la data di scadenza del prodotto.

    2. Secondo la Corte di Cassazione, la verifica dello stato di conservazione degli alimenti deve avvenire, più che sulla base delle norme di legge e dei regolamenti, su quella degli usi e delle prassi, della comune esperienza e dell’espressione delle tradizioni. Per quanto riguarda le verifiche per poter dimostrare che l’intossicazione è stata provocata al banchetto e non altrove, la sentenza stabilisce che «il cattivo stato di conservazione degli alimenti può essere accertato dal giudice di merito senza necessità del prelievo di campioni e di specifiche analisi di laboratorio, sulla base di dati obiettivi risultanti dalla documentazione relativa alla verifica e dalle dichiarazioni dei verbalizzanti», cioè degli invitati che si sono sentiti male dopo aver partecipato al banchetto.

  3. Mettiamo che vado al ristorante e che il sugo non è quello richiesto oppure è scadente, se la bistecca ha un odore un po’ sospetto o se il pesce è crudo ma non è stato ordinato il sushi, a cosa ho diritto?

    1. Il cliente ha diritto alla sostituzione della pietanza o alla riduzione del prezzo oppure, ancora, alla risoluzione del contratto. Il cliente dovrà segnalare l’inadempienza del ristoratore dimostrando l’esistenza del contratto. Toccherà, poi, al gestore del locale l’onere della prova, dimostrando – se ci riesce – che quella mancanza nei confronti del cliente è stata causata da un fattore a lui non imputabile. La situazione si ribalta in caso di responsabilità extracontrattuale. In questo caso, sarà tenuto il cliente a dimostrare – se ci riesce – di essere finito al pronto soccorso per colpa del cibo mangiato in quel ristorante, cibo magari non ben conservato per incuria del ristoratore o volutamente servito anche se scaduto pur di non buttarlo via.

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