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Lo sai che? Cos’è l’addebito in una separazione

Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 dicembre 2013

Con l’imputazione di addebito si perde il diritto all’assegno di mantenimento; non invece agli alimenti; resta fermo l’obbligo di mantenere la prole.

Quando la separazione è stata causata dalla condotta colpevole di uno dei due coniugi, a carico di quest’ultimo viene imputata la responsabilità per la rottura del legame affettivo. Si ha, quindi, la cosiddetta imputazione di addebito, tipica dei procedimenti di separazione giudiziale (quando, cioè, i coniugi, non trovando tra loro un accordo, ricorrono al giudice).

Non è indispensabile che il Tribunale si pronunci sull’addebito della separazione: non è necessario, cioè, davanti al giudice, che la responsabilità della separazione sia necessariamente attribuita all’uno o all’altro coniuge. Ciò però può avvenire su richiesta di uno dei due.

Dall’altro lato, viceversa, la separazione può anche essere addebitata ad entrambi i coniugi.

Come detto, l’addebito della separazione presuppone che il coniuge si sia reso responsabile di una grave violazione degli obblighi derivanti dal matrimonio.

Ad esempio, la separazione potrà quindi essere addebitata:

1 – al coniuge che si sia comportato pubblicamente in maniera adulterina.

Non è sufficiente, di regola, il fatto dell’adulterio. I tribunali tendono a richiedere, per pronunciare l’addebito, che l’infedeltà sia stata l’unica vera causa di crisi dell’unione e che la relazione adulterina sia ostentata o, comunque, vissuta in maniera non riservata, così da destare pubblico scandalo e, comunque, umiliare l’altro coniuge;

2 – al coniuge che abbia maltrattato o percosso ripetutamente il consorte o i figli;

3 – al coniuge che si sa reso inadempiente all’obbligo di mantenimento della moglie e dei figli.

L’abbandono del tetto coniugale e l’adulterio non sono più previsti come reati, ma possono, alle condizioni sopra riportate, comportare l’addebito della separazione.

Conseguenze

Il coniuge al quale sia stata addebitata la separazione:

– non ha diritto all’assegno di mantenimento (che gli dovrebbe garantire un tenore di vita analogo a quello che aveva durante il matrimonio), ma non perde quello agli alimenti, che gli possono essere concessi solo in caso di effettivo bisogno e in ammontare sufficiente solo a garantirgli i minimi di sussistenza (e non, invece, lo stesso tenore di vita avuto in costanza del matrimonio, come è, invece, il caso dell’assegno di mantenimento).  Per stabilire come si calcola l’assegno di mantenimento, rinviamo all’articolo “Assegno di mantenimento: come si calcola?”;

– in caso di decesso dell’altro coniuge, ha diritto solo a un assegno vitalizio (commisurato alle sostanze ereditarie e al numero di eredi) soltanto se già titolare di un assegno alimentare e nei limiti dell’importo di detto assegno;

– ha diritto alla pensione di reversibilità solo se titolare di assegno alimentare;

– ha diritto all’indennità di anzianità e di preavviso che gli deve essere corrisposta dal datore di lavoro del coniuge deceduto, solo se titolare di assegno alimentare.

note

Autore foto: 123rf.com


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