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Come dimettersi da un contratto a termine

11 Dicembre 2020
Come dimettersi da un contratto a termine

Quando le parti sottoscrivono un contratto di lavoro a termine si impegnano a non recedere per tutta la durata del rapporto.

Hai sottoscritto un contratto a tempo determinato. Nel frattempo, hai trovato un’altra occasione di lavoro a tempo indeterminato che non vorresti farti sfuggire. Vuoi sapere se puoi dimetterti da un contratto a tempo determinato e cosa rischi.

Nel nostro ordinamento, ci sono due principi molto importanti che disciplinano la materia dei contratti: da un lato c’è il principio di libertà contrattuale, che consente alle parti di recedere dal contratto quando non ne hanno più interesse. Dall’altro lato c’è il principio di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto che impone alle parti di non porre in essere comportamenti che possano ledere la controparte.

Alla luce di questi principi, non è possibile recedere da un contratto di lavoro a tempo determinato prima della scadenza del termine. La parte che, infrangendo tale divieto, dovesse esercitare il recesso si esporrebbe al rischio di dover risarcire il danno all’altra parte.

Cosa fare, allora, se hai trovato un nuovo impiego e vuoi dimetterti dal contratto a termine? In questo articolo vedremo come dimettersi da un contratto a tempo determinato. Le alternative percorribili sono essenzialmente due: dimettersi per giusta causa o trovare un accordo con il datore di lavoro.

Che cos’è il contratto a tempo determinato?

Nel nostro ordinamento, quando il datore di lavoro e il lavoratore firmano la lettera di assunzione e decidono di avviare un rapporto di collaborazione lavorativa, possono decidere di sottoscrivere un contratto a tempo indeterminato oppure un contratto di lavoro a tempo determinato. In questa seconda ipotesi, tuttavia, la legge [1] prevede una serie di limiti e di regole che devono essere rispettate.

L’ordinamento, infatti, teme che l’abuso del contratto a termine possa precarizzare eccessivamente la vita del lavoratore e per questo prevede una serie di limitazioni.

In particolare, il rapporto di lavoro a termine tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per lo svolgimento delle medesime mansioni, non può durare più di 24 mesi, anche per l’effetto di una successione di contratti.

Inoltre, il datore di lavoro non può sottoscrivere contratti a termine con una percentuale di dipendenti superiore al 20% rispetto alla forza lavoro impiegata con contratto a tempo indeterminato.

Contratto a tempo determinato: è possibile dimettersi?

Quando le parti sottoscrivono un contratto a tempo indeterminato è sempre consentito il recesso con un congruo preavviso. Tale facoltà deve, invece, ritenersi esclusa quando le parti sottoscrivono un contratto a termine. In questo caso, infatti, le parti hanno predeterminato ab origine la durata del contratto e si sono impegnate a portarlo avanti fino a che il termine finale non sia spirato.

Ne consegue che il datore di lavoro non può licenziare il dipendente assunto a tempo determinato prima della scadenza del termine né il lavoratore può dimettersi prima che la data finale del rapporto non venga raggiunta.

La parte che dovesse infrangere tale divieto e recedere dal rapporto si esporrebbe al rischio di dover risarcire i danni cagionati all’altra parte.

Come dimettersi da un contratto a tempo determinato?

Se hai sottoscritto un contratto di lavoro a termine e, nel frattempo, hai avuto un’altra proposta di lavoro più interessante devi sapere che, in linea generale, se ti dimetti dal rapporto di lavoro a tempo determinato rischi di dover risarcire il danno al datore di lavoro.

È pur vero che non è sempre facile per il datore di lavoro dimostrare il danno subito ma, almeno teoricamente, la possibilità di dover ristorare il pregiudizio è prevista.

Come fare, allora, per dimettersi da un contratto di lavoro a termine?

Le possibilità sono essenzialmente tre:

  1. se puoi dimostrare che le dimissioni sono il frutto di un comportamento scorretto del datore di lavoro che non ti consente di proseguire il rapporto (ad esempio non ricevi lo stipendio, sei stato demansionato, etc.) puoi dimetterti per giusta causa [2]. In questo caso le dimissioni sono legittime anche nell’ambito di un rapporto a termine e puoi lasciare il lavoro in tronco, senza alcun preavviso;
  2. in alternativa, se non sussiste una giusta causa di dimissioni, l’unica possibilità è trovare un accordo con il datore di lavoro, esponendogli il problema. Spesso, infatti, nonostante la legge non preveda le dimissioni del dipendente nel lavoro a termine, il datore di lavoro accetta che il lavoratore receda dal contratto, limitandosi ad esigere un congruo preavviso al fine di riorganizzarsi;
  3. infine, è possibile sottoscrivere con il datore di lavoro la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. In questo caso il rapporto cessa per decisione consensuale di entrambe le parti.

note

[1] Artt. 19 e ss., D. Lgs. 81/2015.

[2] Art. 2119 cod. civ.


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