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Attestazione malattia pregressa: quali elementi sono necessari?

17 Ottobre 2020
Attestazione malattia pregressa: quali elementi sono necessari?

Sono un infermiere libero professionista in servizio presso l’infermeria, in sub appalto di una clinica privata, di una grossa azienda di elettronica nella quale ai propri dipendenti che rientrano da una malattia chiede di rispondere a un questionario che gli viene somministrato con un no o un si ai quesiti richiesti i quali quesiti sono inerenti alla sintomatologia manifestata che li ha fatti stare a casa per malattia.

Il questionario non reca nessuna firma del dipendente, non ha nessuna dicitura delle conseguenze in caso di  dichiarazioni mendaci. Semplicemente, in assenza del mio parere di infermiere, i portinai non lo lasciano entrare al lavoro. E’ lecito tutto questo?

La procedura aziendale deve, di certo, essere revisionata. Infatti, occorre l’obbligo per il dipendente di assumersi la responsabilità delle conseguenze penali derivanti da false dichiarazioni sulla questione.

Solo ove una dichiarazione risulti resa ai sensi dell’art. 47, d.P.R. n. 445 del 2000, la stessa di per sé impegna il dichiarante, con le connesse conseguenze a titolo di responsabilità a carico di quest’ultimo nei casi in cui emergano negligenze o trascuratezze.

Ciò si trae, tra l’altro, anche dall’espresso richiamo — nella dichiarazione — alla consapevolezza delle “sanzioni penali previste dall’art. 76 del medesimo d.P.R. per le ipotesi di falsità in atti e dichiarazioni mendaci ivi indicate” (confronti, sul punto, T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 09/10/2013, n. 87119).

Ma, cosa più importante, la dichiarazione deve essere sottoscritta dal lavoratore dipendente.

Il questionario, senza sottoscrizione, non ha alcuna valenza legale, né comporta vincoli per colui che la sottoscrive.

Un domani, infatti, questi potrebbe disconoscere la provenienza di quel documento, con la conseguenza che, di mezzo, in tutta la questione, ci andrebbe Lei, passibile di responsabilità penale e civile per non aver esaminato attentamente dei potenziali casi di Covid-19, o di altra natura pericolosa per l’incolumità del dipendente e dei colleghi, così provocando un danno aziendale di non poco conto (si pensi, ad esempio, alla chiusura temporanea di interi reparti).

Inoltre, cosa ancor più importante, Lei non può assumersi la responsabilità di far rientrare, o meno, un lavoratore in azienda sulla base di un semplice questionario, tra l’altro neppure firmato.

Lei, quale professionista, è qualificato a valutare eventuali certificati medici prodotti, ma non di certo un modulo prestampato privo di valenza legale, che potrebbe valutare chiunque, a prescindere dalle competenze sanitarie.

Il rischio, ripeto, sarebbe quello di divenire capo espiatorio di un’eventuale caso di positività in azienda.

Pertanto, il mio consiglio è quello di rappresentare, magari con una lettera scritta da inviare ai dirigenti aziendali (così da avere prova in futuro), che la procedura adottata non ha valenza giuridica, esponendola a rischi che sia umanamente, che professionalmente, non può assumersi.

In quella lettera, dovrebbe consigliare ai dirigenti di obbligare i dipendenti al rientro da un periodo di malattia:

  • di produrre modello di autodichiarazione con il quale dichiarare esplicitamente i sintomi avuti nel corso della malattia;
  • di inserire il richiamo alle sanzioni penali;
  • di sottoscrivere il modello di autodichiarazione;
  • di allegare copia di certificato medico già trasmessa telematicamente.

In questo modo, Lei sarebbe in grado di valutare correttamente se il dipendente è in grado di riprendere l’attività lavorativa o se, invece, la malattia denunciata dal dipendente possa, in qualche modo, compromettere la stabilità aziendale.

Fino a che non avrà una risposta, personalmente, rifiuterei di seguire la procedura tutt’oggi in vigore o, quantomeno, cercherei di apporre una dichiarazione su ogni autorizzazione dove fa presente che il modulo non è firmato e che, in assenza di certificazione, Lei non può assumersi responsabilità per ciò che è stato dichiarato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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