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Quando il pignoramento dello stipendio o del conto può essere integrale

6 dicembre 2013


Quando il pignoramento dello stipendio o del conto può essere integrale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 dicembre 2013



Nel caso Equitalia avvii il pignoramento presso terzi presso il datore di lavoro, operano i nuovi limiti di pignoramento di 1/7 e 1/10; detti limiti però non operano in caso di pignoramento dello stipendio una volta confluito sul conto corrente.

I recenti (e drammatici) sviluppi dell’economia nazionale hanno portato una serie di modifiche all’interno dei meccanismi di pignoramento dello stipendio, da parte di Equitalia, che impongono di fare il punto della situazione orami cambiata radicalmente rispetto a un anno fa.

Nel 2012 [1] sono stati fissati  nuovi limiti di pignorabilità dei redditi dei lavoratori dipendenti, nel caso in cui il creditore procedente sia l’agente della riscossione (Equitalia), e ciò in deroga al codice di procedura civile che prevede, in generale, la possibilità di pignorare lo stipendio entro un massimo di un quinto [2].

Pertanto, nel caso in cui il creditore sia Equitalia, si applicano questi limiti:

– gli scaglioni di stipendio fino a 2.500 euro possono essere pignorati solo per un decimo;

– gli scaglioni compresi fra 2.500 e 5.000 euro possono essere pignorati per un settimo;

– e solo sugli scaglioni superiori a 5.000 euro lo stipendio è pignorabile per un quinto, come nella generalità dei casi applicabili a tutti gli altri creditori.

Si tratta, come detto, di una misura di clemenza resa necessaria dalla crisi economica, che ha colpito gravemente i ceti deboli, fra cui gli impiegati e gli operai.

Questa regola speciale, però, opera solo fino ad un certo punto. Funziona, cioè, fin tanto che il pignoramento dello stipendio viene fatto presso il datore di lavoro.

Quando, invece, lo stipendio entra nella piena disponibilità del lavoratore (come accade quando gli è stato accreditato sul conto corrente bancario), i limiti alla pignorabilità parziale (di un decimo, di un settimo o di un quinto) non valgono più.

Così, se lo stipendio sia già affluito sul conto bancario del lavoratore, “il credito dello stipendiato verso la banca è autonomo e distinto da quello di lavoro, e resta conseguentemente assoggettabile a pignoramento interamente, sottraendosi ai divieti o limiti fissati in proposito per i crediti di lavoro” [3].

Questa manifesta sperequazione ha messo a repentaglio i depositi bancari (che altro non sono, per i lavoratori dipendenti, che gli stipendi) di numerosi cittadini, ed è esplosa da quando le buste paga oltre i mille euro – per le note disposizioni antiriciclaggio e antievasione introdotte con il decreto “Salva Italia” – devono essere obbligatoriamente corrisposte con bonifici bancari. Infatti, in tali casi succede qualcosa che è estremamente pregiudizievole per i lavoratori dipendenti: la loro busta paga viene obbligatoriamente e subito depositata in banca e lì, quindi, diventa pignorabile al 100%. Con questa particolarità (rispetto ai creditori privati): che Equitalia già conosce, grazie all’anagrafe tributaria, l’istituto di appoggio di ogni contribuente e, quindi, sa dove andare “a pescare”.

Così l’esattore ben potrebbe ritenere più proficuo, per le proprie casse, aggredire il reddito da lavoro dipendente solo una volta confluito in banca anziché pignorarlo presso il datore di lavoro!

Equitalia si è fatta carico del problema e, con una nota del 2013 [4], ha deciso di procedere al pignoramento (dell’intera somma) giacente presso la banca, solo se, anche con un pignoramento presso il datore di lavoro, la paga mensile del suo debitore resta maggiore di 5.000 euro.

Questo non vuol dire che Equitalia abbia però sospeso tutti i pignoramenti degli stipendi presso terzi.

note

[1] Art. 72-ter del Dpr 29 settembre 1973, n. 602 (introdotto dall’articolo 3, comma 5, lettera b, del Dl 2 marzo 2012, n. 16).

[2] Art. 545 cod. proc. civ.

[3] Cassazione, sent. n. 3518 del 12.06.1985.

[3] Nota del 22 aprile 2013, n. 4404.

Autore immagine: 123rf.com

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4 Commenti

  1. ……..lo stipendio è pignorabile per un quinto, come nella generalità dei casi applicabili a tutti gli altri creditori.

    Ho già il pignoramento del quinto da parte di Equitalia su uno stipendio di circa mille/00 euro mensile. Mi rimangono pertanto 800/00 euro….sono curioso di sapere come mai un giudice di Catanzaro ha autorizzato un ulteriore pignoramento di un altro quinto sul restante importo. Aggiungo che per recarmi al lavoro spendo circa 200/00 euro per benzina mensile…conclusione mi rimangono 400/00 per campare al mese.
    Questo alla faccia della Costituzione art. 38 – 3.

    Un conforto.

  2. In merito a questo argomento ho letto però che quando sul conto corrente è versato un importo continuo e costante per un importo che rappresenta il minimo vitale previsto dalla legge anche l’AGENZIA DELLE ENTRATE NON PUò PIGNORARLO. E’ VERO ?

  3. ho diversi insoluti ma il piu consistente e circa dodicimila euro con bancoposta che non riesco piu a pagare rimanenti 40 rate da 320 euro.sono dipendente pubblico con uno stipendio di circa 1440 comprensivo di assegno familiare,già gravato da cessione del quinto di 234 euro e delega di 220,in più devo anche l assegno di mantenimento ai figli di 400 euro.ho un conto corrente in rosso autorizzato il fido dalla banca e non riesco piu a tornare in attivo .la finanziaria mi ha inviato un telegramma dicendomi che non avendo ricevuto riscontri nei pagamenti passavano alle vie legali .Possono bloccare il conto corrente,visto che ho anche due figli da sfamare.

  4. salve volevo sapere se e giusto che la banca si e trattetuno tutto lo stipendio anche se la mia ditta gia toglie un quinto e voglio precisare che lo stipendio veniva accreditato sul conto di mia moglie senza che io avessi la firma ….grazie mille

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