Licenziamento: novità su ricorso e risarcimento

14 Ottobre 2020 | Autore:
Licenziamento: novità su ricorso e risarcimento

La Consulta rivede la norma sul ricorso d’urgenza ed i 180 giorni per evitare la decadenza dall’impugnazione. La Cassazione si pronuncia sulla conciliazione.

La Corte costituzionale e la Cassazione vengono incontro, con due diversi provvedimenti, ai lavoratori su cui pende un provvedimento di licenziamento.

La Consulta ha stabilito, con una sentenza appena depositata [1], che il ricorso cautelare contro gli atti del datore di lavoro (il licenziamento, appunto, ma anche il trasferimento), se proposto entro il termine di 180 giorni, può impedire la decadenza dall’impugnazione del provvedimento.

In pratica, il lavoratore licenziato può agire in due modi: il primo, rivolgendosi al tribunale ordinario del Lavoro per fare causa, con tanto di istruttoria. Il secondo, presentando un ricorso d’urgenza, con un’istruttoria più breve.

Ebbene, la Corte costituzionale ha deciso oggi che il lavoratore che propone tempestivamente il ricorso d’urgenza contro un licenziamento o contro un altro atto del datore non impedisce la decadenza dall’impugnazione, sempre che entro 180 giorni venga depositato il ricorso cautelare.

Dalla Cassazione, invece, arriva una sentenza [2] secondo cui l’azienda è tenuta a versare al lavoratore licenziato un risarcimento se, dopo aver comunicato alla Direzione territoriale del lavoro l’intenzione di interrompere il rapporto, lascia a casa il dipendente con la scusa di non aver ricevuto entro sette giorni la convocazione per il tentativo di conciliazione.

In realtà, la Dtl è tenuta soltanto ad inviare la convocazione, ma nel termine dei 20 giorni successivi si deve ritenere compreso sia il termine della convocazione stessa sia quello per sedersi al tavolo a trattare ed a cercare l’accordo tra le parti. La normativa, infatti, dice che entro sette giorni la Dtl deve trasmettere la convocazione. Significa che non è detto che entro una settimana debba arrivare al destinatario. In altre parole, se la comunicazione arriva tardi, la colpa non può essere imputata al lavoratore, il quale, tra l’altro, va risarcito anche quando l’azienda riceve la convocazione della Dtl lo stesso giorno in cui viene ufficializzato il licenziamento.


note

[1] Corte cost. sent. n. 212/2020 del 14.10.2020.

[2] Cass. sent. n. 22212/2020 del 14.10.2020.


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