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Abbandono del tetto coniugale è reato?

15 Ottobre 2020
Abbandono del tetto coniugale è reato?

Cosa succede se il coniuge lascia la casa per andare a vivere da solo?

Tra i tanti doveri che marito e moglie devono osservare, vi è quello della convivenza. Convivenza che non è coabitazione: non significa cioè solo vivere sotto lo stesso tetto, ma condurre uno stile di vita unitario, improntato alla realizzazione di un fine comune che è la famiglia. 

Per quanto possa apparire una limitazione alla libertà personale, non si può lasciare casa se non c’è una valida ragione. In buona sostanza, il coniuge che abbandona l’altro si macchia di una colpa. Di che genere di colpa si tratta? Si può parlare di un illecito penale o semplicemente civile? In altri termini, l’abbandono del tetto coniugale è reato? Cerchiamo di capirlo in questo breve e pratico articolo.

Dovere di convivenza tra marito e moglie

Solo per le coppie sposate esiste il dovere di convivenza. 

La legge parla di convivenza all’interno della stessa abitazione. Ma nulla toglie che i coniugi possano avere una residenza diversa all’Anagrafe. Un comportamento del genere, però, se dettato da motivi di carattere fiscale (ad esempio, per usufruire di esenzioni dal pagamento delle imposte) costituisce illecito tributario e consente all’amministrazione di recuperare le tasse non versate negli ultimi cinque anni. 

Non è previsto un parallelo obbligo di convivenza anche per i partner conviventi, neanche se questi si sono registrati all’Anagrafe come unico nucleo familiare. 

Dicevamo in apertura che il Codice civile impone ai coniugi di vivere sotto lo stesso tetto salvo diverso accordo. Accordo che potrebbe dipendere da esigenze lavorative oppure occasionali o anche dall’intenzione di procedere a una separazione di fatto in attesa che la stessa venga formalizzata davanti al giudice. 

Giovanni e Giovanna sono sposati e convivono. Giovanni riceve una promozione sul lavoro e, per questo, è costretto a prestare servizio presso una sede diversa collocata in una città distante diversi chilometri. I due decidono di fare un sacrificio, sicché Giovanni si trasferisce presso la nuova filiale dell’azienda, facendo di tanto in tanto ritorno a casa. In tale ipotesi, non c’è violazione dell’obbligo di convivenza.

Marco e Antonia decidono di separarsi. I due, in attesa che giunga l’udienza di separazione (per la quale ci vorranno ancora due mesi) decidono di autorizzarsi l’un l’altro a vivere separati. Perciò, sottoscrivono un accordo scritto. Anche in questo caso non c’è violazione dell’obbligo di convivenza. 

Ciò che dunque vieta la legge è che uno dei due coniugi lasci la casa senza il volere dell’altro e senza un valido motivo. Se sussiste anche uno solo di questi due presupposti, l’abbandono della casa è legittimo.

Qual è il valido motivo per lasciare casa?

Si può abbandonare il tetto coniugale solo se sussiste una valida ragione. Questa potrebbe essere una situazione di intollerabilità della convivenza dettata da una condotta violenta o particolarmente aggressiva (si intendono sia le violenze fisiche che quelle psicologiche). 

Ludovica è vittima del marito che, oltre ad umiliarla e ad aggredirla verbalmente, a volte la picchia. Così Ludovica decide di andare via di casa per tutelare se stessa e la propria salute psicofisica. In questo caso, non c’è abbandono del tetto coniugale.

Non si può invece interrompere la convivenza sulla base di semplici litigi o della constatazione che il matrimonio è ormai giunto agli sgoccioli. Questo perché solo il giudice o un accordo tra marito e moglie (meglio se scritto) può decretare il diritto di ciascuno dei due a vivere da solo.  

Maria non ama più il marito. Glielo dice in faccia e fa la valigia per tornare a vivere dai suoi genitori. Maria sta commettendo una violazione dell’obbligo di convivenza se non ottiene dal marito il nullaosta a lasciare la casa.

Cosa rischia chi abbandona il tetto coniugale?

Abbandonare il tetto coniugale è innanzitutto una violazione dei doveri del matrimonio e, dunque, un illecito civile. Ciò significa che viene sanzionato con le norme relative al diritto di famiglia. 

In particolare, la legge prevede, come unica conseguenza per chi abbandona il tetto coniugale, il cosiddetto addebito. In pratica, al momento della sentenza di separazione, il giudice addebita la cessazione del matrimonio al coniuge colpevole che, col suo comportamento, ha decretato l’intollerabilità della convivenza. Da questa dichiarazione conseguono due effetti:

  • la perdita del diritto a ottenere l’assegno di mantenimento;
  • la perdita dei diritti di successione in caso di decesso dell’ex coniuge.

Dunque, gli unici due effetti per chi abbandona la casa coniugale sono l’impossibilità di ottenere il mantenimento anche se disoccupato e privo di reddito, nonché l’impossibilità di subentrare nell’eredità del coniuge. Non ci sono altre conseguenze. 

È chiaro pertanto che chi non è interessato all’eredità dell’ex e non ha comunque possibilità di chiedere gli alimenti perché il suo reddito è superiore a quello del coniuge non rischia nulla in caso di abbandono del tetto coniugale.

Eccezionalmente, però, l’abbandono del tetto può diventare un reato. Vedremo, nel successivo paragrafo, quando ciò succede.

Quando l’abbandono del tetto coniugale è reato

Tra gli obblighi dei coniugi vi è quello della reciproca assistenza, non solo morale ma anche materiale. Ogni coniuge non deve far mancare nulla all’altro. Il che si traduce, in una coppia monoreddito, nel dovere in capo a chi lavora di mantenere economicamente l’altro. Allo stesso modo, se uno dei due coniugi guadagna di meno ha diritto, in virtù del dovere di solidarietà reciproca, ad essere assistito dall’altro.

Ebbene, in una situazione del genere, nel caso in cui il marito o la moglie abbandoni la casa lasciando l’altro in difficoltà economiche potrebbero ricorrere gli estremi del reato di violazione degli obblighi familiari. Tale illecito penale scatta tutte le volte in cui uno dei due coniugi – anche se non ancora formalmente separato o divorziato – faccia mancare all’altro i mezzi di sussistenza.

In una situazione invece in cui il coniuge abbandonato abbia le risorse economiche per vivere, alcun reato potrà essere contestato a chi lascia la casa familiare. 

Quando si verifica l’abbandono del tetto coniugale?

Vediamo ora quando si può parlare di abbandono del tetto coniugale. Secondo la giurisprudenza, l’illecito – civile o penale, a seconda dei casi – si concretizza quando il coniuge va via di casa per un tempo indeterminato o senza alcuna intenzione di farvi ritorno. 

Dunque, la pausa di riflessione di pochi giorni non rientra nell’abbandono del tetto coniugale. Vi rientra, invece, il caso della moglie o del marito che decide di andare a stare da solo senza specificare quando farà ritorno. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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