Diritto e Fisco | Articoli

Licenziamento: può essere contestato con ricorso cautelare?

15 Ottobre 2020 | Autore:
Licenziamento: può essere contestato con ricorso cautelare?

Il dipendente licenziato può impugnare la cessazione del rapporto con una procedura d’urgenza?

Per impugnare il licenziamento non è sufficiente l’invio di una lettera di contestazione della cessazione del rapporto al datore di lavoro: la lettera di contestazione, che deve essere inviata entro 60 giorni da quando il dipendente è venuto a formale conoscenza del licenziamento, è solo il “primo passo” per opporsi alla cessazione ritenuta illegittima.

Il lavoratore deve, infatti, far seguire la lettera di contestazione (cosiddetta impugnazione del licenziamento stragiudiziale) da un ricorso, da depositare in tribunale, alla sezione lavoro, entro 180 giorni dalla spedizione della lettera. Con il ricorso, si realizza la cosiddetta impugnazione giudiziale del licenziamento.

In alternativa al ricorso in tribunale entro 180 giorni, il lavoratore può promuovere nello stesso termine un tentativo di conciliazione e arbitrato: se il tentativo di conciliazione e arbitrato viene rifiutato dal datore o non è raggiunto un accordo in merito al suo svolgimento, il dipendente ha 60 giorni per il deposito del ricorso in Tribunale.

Ma il licenziamento può essere contestato con ricorso cautelare? Una recente sentenza della Corte costituzionale interviene sulla questione [1], stabilendo l’illegittimità costituzionale di parte della legge sui licenziamenti individuali [2].

Facciamo allora il punto della situazione sull’impugnazione del licenziamento e sulla possibilità di procedere tramite ricorso d’urgenza.

Come funziona l’impugnazione del licenziamento?

Possiamo dividere l’impugnazione del licenziamento nelle seguenti fasi:

  • entro 60 giorni: impugnazione stragiudiziale, anche mediante invio di una formale lettera di contestazione;
  • entro 180 giorni dall’impugnazione stragiudiziale, ossia dall’invio della lettera:
    • impugnazione con ricorso in tribunale, innanzi al giudice del lavoro;
    • in alternativa al ricorso in tribunale, tentativo di conciliazione e arbitrato:
      • se rifiutato dalla controparte o se non è raggiunto un accordo sullo svolgimento della procedura, va depositato il ricorso in Tribunale entro 60 giorni; la richiesta di effettuare il tentativo di conciliazione e arbitrato sospende il decorso di ogni termine di decadenza per la durata del tentativo di conciliazione e per i 20 giorni successivi;
      • se la procedura promossa dal lavoratore è accettata dal datore, ma si conclude con un mancato accordo, si applica il solo termine di 180 giorni, al quale si aggiungono i 20 giorni di sospensione; il termine di 60 giorni non opera;
      • se il datore di lavoro rifiuta esplicitamente la richiesta di conciliazione e arbitrato, non operano i 20 giorni di sospensione ma si applica il termine successivo di 60 giorni per il deposito del ricorso al giudice del lavoro;
      • solo se il datore di lavoro non deposita la propria memoria difensiva o resta comunque inerte nei 20 giorni dalla richiesta di attivare il tentativo di conciliazione e arbitrato, si devono conteggiare sia i 20 che i 60 giorni per il deposito del ricorso in tribunale.

In sintesi, l’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro 180 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione del giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato.

Si può impugnare il licenziamento con ricorso cautelare?

In base alla legge sui licenziamenti individuali [2], il ricorso cautelare non impedisce l’inefficacia dell’impugnazione, quindi non rileva come un ricorso ordinario al giudice del lavoro o come la procedura di conciliazione e arbitrato.

Questa previsione, però, è stata recentemente dichiarata incostituzionale dalla Consulta [1]: secondo la Corte costituzionale, nel dettaglio, è irragionevole escludere che anche il ricorso cautelare possa evitare la decadenza, in quanto la domanda cautelare, così come la domanda di conciliazione e arbitrato, è pienamente idonea a far emergere il contenzioso inerente all’impugnazione del licenziamento.

Quanto esposto, poi, non vale solo in relazione al licenziamento, ma anche al trasferimento del lavoratore. Si tratta, infatti, di atti che incidono in modo sensibile sulla sfera giuridica del dipendente e che, dunque, necessitano del ricorso alla tutela d’urgenza.

D’altra parte, una volta che il ricorso cautelare risulta proposto, il lavoratore “scopre le sue carte”, quindi non esiste più il rischio che questi contesti la legittimità del licenziamento o del trasferimento dopo anni, avvalendosi dei termini di prescrizione relativi all’azione di annullamento o dell’assenza di prescrizione prevista per l’azione di nullità.

Non c’è dunque alcun motivo per escludere l’azione cautelare dagli atti che impediscono l’inefficacia della contestazione del licenziamento: il tribunale, successivamente, deve comunque decidere nel merito sulla fondatezza o meno dell’impugnazione proposta in via cautelare dal lavoratore.


note

[1] Corte Cost. sent. 212/2020.

[2] Art.6 L. 604/1966.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube