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Permessi e congedi per i lavoratori studenti

30 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 gennaio 2014



Turni di lavoro adeguati, permessi per esami e congedi per la formazione: la tutela del diritto allo studio dei lavoratori.

 

Per gli studenti-lavoratori, la legge prevede delle misure specifiche per garantire la prosecuzione degli studi e la formazione scolastica, universitaria e professionale, compatibilmente con l’attività lavorativa svolta. Vediamole nel dettaglio.

Diritto alla frequenza di corsi di studio

I lavoratori che siano al contempo studenti devono essere messi nella condizione di esercitare il loro diritto allo studio. Perciò hanno diritto a turni di lavoro che consentano la frequenza dei corsi e la preparazione degli esami. Non per questo sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali [1].

Generalmente i contratti collettivi di categoria prevedono la concessione di un determinato numero di ore per garantire al lavoratore la frequenza di corsi di formazione relativi o meno all’attività aziendale svolta. Essi possono anche stabilire la percentuale di lavoratori che possono contemporaneamente assentarsi per motivi di studio. Ciò al fine di consentire il bilanciamento tra l’esercizio del diritto allo studio dei lavoratori e la continuità dell’attività aziendale del datore di lavoro.

Il diritto alla frequenza di corsi di studio è previsto per tutti i lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale (sia statali che private).

 

Permessi retribuiti per esami

I lavoratori studenti, compresi quelli universitari, hanno diritto a permessi giornalieri retribuiti per sostenere le prove d’esame necessarie al conseguimento di titoli di studio (anche quando vi siano da affrontare due prove, scritta e orale, per un unico esame).

I permessi spettano anche se il dipendente si è iscritto al corso prima o dopo l’assunzione. Non importa il fatto che il corso di studi sia attinente o meno all’attività lavorativa svolta.

Alcuni contratti collettivi possono prevedere la concessione di permessi retribuiti anche per la preparazione degli esami nonché per il tempo necessario per recarsi dalla scuola, università o istituto professionale al luogo di lavoro (qualora lezioni ed esami interferiscano con l’orario di lavoro).

Il datore di lavoro potrà richiedere la produzione delle certificazioni, attestanti la frequenza del corso e gli esami, e renderle requisito necessario per l’esercizio del diritto di studio.

 

Congedo per la formazione continua

I lavoratori, occupati e non, hanno diritto di proseguire i percorsi di formazione per tutto l’arco della vita, per accrescere conoscenze e competenze professionali. A tal fine la legge prevede la concessione di congedi per la formazione continua [2].

Lo Stato, le regioni e gli enti locali assicurano un’offerta formativa articolata sul territorio che consenta percorsi personalizzati, certificati e riconosciuti come crediti formativi in ambito nazionale ed europeo.

La formazione può corrispondere ad autonoma scelta del lavoratore ovvero essere predisposta dall’azienda, attraverso piani formativi aziendali o territoriali concordati.

La contrattazione collettiva di categoria, nazionale e decentrata, definisce il monte di ore da destinare ai congedi, i criteri per l’individuazione dei lavoratori, e le modalità di orario e retribuzione connesse alla partecipazione ai percorsi di formazione.

 

Congedo per la formazione extra lavorativa

I lavoratori con almeno cinque anni di anzianità di servizio presso la stessa azienda possono richiedere la sospensione del rapporto di lavoro per non più di undici mesi, continuo o frazionato, nel corso dell’intera attività lavorativa [3].

Si tratta di un congedo finalizzato al completamento della scuola dell’obbligo, al conseguimento del diploma di scuola superiore, della laurea o di qualsiasi altro titolo di studio o alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle organizzate e/o finanziate dal datore di lavoro.

Il congedo sospende il rapporto di lavoro ma dà diritto alla conservazione del posto; al lavoratore non spetta, però, la retribuzione e non matura l’anzianità di servizio.

Il congedo non è cumulabile con ferie, malattia ed altri congedi e si interrompe in caso di grave e certificata infermità.

Il datore di lavoro può non accogliere la richiesta di congedo o differirla qualora sussistano comprovate esigenze organizzative dell’azienda che rendono poco conveniente permettere l’assenza del lavoratore.

La contrattazione collettiva definisce le modalità di fruizione del congedo e la percentuale di lavoratori che possono contemporaneamente beneficiarne e disciplina i casi di diniego o differimento del congedo stesso.

note

[1] Art. 10 L. n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori).

[2] Art. 6 L. n. 53/2000.

[3] Art. 5 L. n. 53/2000.

Autore foto: 123rf.com


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